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COMITATO “DIRITTI SCUOLA REALE” * AUDIZIONE IN V COMMISSIONE PAT: « FAMIGLIE E DIRIGENTI SCOLASTICI NON HANNO ANCORA RICEVUTO INDICAZIONI CHIARE SU COSA LI ASPETTA »

Tre mesi, nessuna risposta. Oggi audizione di genitori e insegnanti in V Commissione. Oggi, a partire dalle 10.30, la V Commissione (Istruzione e cultura) del Consiglio Provinciale ha svolto tre audizioni sulla ripresa delle scuole a settembre: la prima con rappresentanti di genitori e insegnanti che in questi due ultimi mesi hanno presentato petizioni al governo provinciale (senza ottenere ascolto); la seconda con il Consiglio del Sistema Educativo Provinciale (CSEP), nelle persone del presidente prof. Giovanni Ceschi e di Maurizio Freschi; la terza con quest’ultimo in quanto presidente della Consulta Provinciale dei Genitori assieme al vicepresidente Fabio Cusinato.

All’inizio della riunione erano presenti anche l’assessore Bisesti, che però l’ha lasciata presto per impegni di Giunta, senza intervenire e il dirigente del Dipartimento Istruzione Roberto Ceccato, che ha rilasciato qualche dichiarazione in risposta agli interventi della prima fase.

Questa audizione si è svolta dopo la delibera della Giunta Provinciale del 22 luglio e dopo l’approvazione (ieri) dell’assestamento di bilancio. Possiamo pensare che sia avvenuta a giochi fatti. In realtà le decisioni prese sono così generiche o poco applicabili che riteniamo sia conveniente per la Giunta stessa trovare il tempo per una revisione sostanziale del Piano approvato per la riapertura delle scuole.

In sintesi, la prima richiesta avanzata da tutti è stata quella di maggiore chiarezza. Le famiglie, gli insegnanti, i dirigenti scolastici non hanno ancora ricevuto indicazioni chiare su cosa li aspetta. Si sono scritte tante parole ma nella sostanza ben poco è definito.

Si tratta di fare chiarezza ‒ è stato detto alla Commissione ‒ su una serie di questioni particolari e su questioni di fondo.

Tra le prime, per esempio, è stato chiesto di chiarire cosa succederebbe nel caso che si trovasse un “positivo” in una classe: ci si limita ai tamponi a classe ed insegnanti? si mettono tutti in quarantena? si chiude l’intero istituto? Nei due ultimi casi è chiaro che la continuità del lavoro didattico non si potrebbe realizzare, e si rimarrebbe in uno stato di perenne incertezza. Com’è possibile pensare che le famiglie stesse possano organizzarsi di fronte a possibili cambi improvvisi delle modalità in cui si svolge la scuola? e se hanno figli in scuole diverse?

Sono stati sollevati anche problemi relativi ai trasporti: non è assurdo che gli studenti viaggino affollati tutti insieme verso scuola per poi venire rigidamente separati e distanziati quando ne varcano le porte? E problemi relativi a bambini e ragazzi con bisogni speciali: risulta che molte domande di riconoscimento di tali bisogni sono lasciate in sospeso perché richiederebbero insegnanti di sostegno che, con le norme varate dalla Giunta, non potrebbero stare in aula o costringerebbero a trovare spazi che non ci sono. Un problema analogo riguarda anche i trasferimenti da una scuola all’altra.

Solo in questi giorni si stanno comunicando gli organici di fatto alle scuole, e risulta che non è sempre vero che non ci saranno accorpamenti. Sembra che la Provincia dia una cosa con una mano e con l’altra la sottragga. Il dott. Ceccato ha soltanto assicurato che i casi di divisione dei gruppi-classe esistenti sono ad oggi molto meno di quelli inizialmente ipotizzati. C’è però da rilevare che ciò deriva anche dalla decisione di non diminuire il numero massimo di studenti per classe (25), che avrebbe richiesto assunzioni straordinarie di 500 insegnanti. I fondi stanziati ieri dunque non servirebbero a questo scopo. Forse potrebbero essere meglio utilizzati restituendo alle scuole risorse che negli scorsi anni sono state loro sottratte.

Negli interventi la “didattica a distanza” è stata fortemente ridimensionata rispetto alla sua efficacia: per la scuola primaria essa richiede necessariamente la presenza continua dei genitori, quindi sarebbe ‒ com’è stato ‒ un rimedio insufficiente per una situazione di assoluta emergenza; nel caso delle superiori ha mostrato molti limiti, anche perché non c’è nessun quadro normativo che la definisca e perché, in Trentino, almeno il 23 % degli studenti non ha a disposizione mezzi minimamente sufficienti, il 44 % lamenta difficoltà di connessione.

Sono state infine sollevate richieste riguardo ai dati su cui dovrebbero basarsi le scelte politiche e sanitarie: non si sono finanziati studi ad ampio raggio sulle classi d’età più basse e quelli effettuati (in val di Fassa) non vengono pubblicati, anche se anche questi hanno trascurato di approfondire lo studio dei bambini con meno di 11 anni.
Nel corso del dibattito, anche da parte delle consigliere Ferrari e Coppola, è st5ata richiesta un’audizione congiunta con la IV Commissione (Politiche sociali e Sanità) ed è stata evidenziata con forza la necessità di un maggiore e trasparente collegamento tra amministrazione sanitaria, Dipartimento dell’istruzione e le scuole stesse, sia per definire soluzioni praticabili sia per non sprecare i 45 milioni stanziati nell’assestamento di bilancio. Soluzioni più adeguate di quelle deliberate dalla Giunta ci sarebbero, alcune citate dallo stesso assessore Bisesti; perché non si vogliono attuare? perché il tavolo di confronto tra assessore e rappresentanti del Consiglio del Sistema Educativo è stato fatto cadere nel nulla?

Le questioni di fondo che sono state sottolineate alla V Commissione, sono in realtà quelle da cui discendono tutti i vari problemi particolari, quelli che vediamo oggi e tutti quelli che sicuramente sorgeranno nel momento in cui si vorranno applicare protocolli mai confrontati con chi nella scuola ci vive davvero.

Di fronte alla V Commissione, e in particolare ai rappresentanti della maggioranza, sono state rilevate grandi contraddizioni tra le dichiarazioni dell’assessore Bisesti, che prometteva il 16 luglio una ripresa delle scuole nello scenario “uno” (cioè a contagi “quasi zero”, “più o meno come adesso”, cioè quello propagandato ai turisti dell’estate) e il Piano per la riapertura delle scuole approvato dalla Giunta una settimana dopo, che fa ancora riferimento al “protocollo” del 24 giugno, a sua volta basato su dati ad oggi vecchi di quasi tre mesi.

È stato inoltre segnalato che la delibera del 22 luglio è anche in aperto contrasto col Rapporto dell’Azienda Sanitaria dello stesso giorno, nel quale si afferma che, considerando l’andamento sostanzialmente regressivo dell’epidemia e della sua virulenza, le scuole “dovrebbero riprendere come prima della pandemia”, salvo alcune prescrizioni di carattere igienico e alcune cautele di semplice realizzazione. Sembra perciò che indicazioni di esperti, dotate di buon senso e agevole applicabilità, siano state ignorate. Su questo punto il dott. Ceccato ha ammesso che il “protocollo” del 24 giungo andrà “aggiornato”.

In realtà sembra che non si sia affatto presa in considerazione la possibilità di una ripresa in normalità e che si ipotizzi una ripartenza in uno “scenario due”. Occorrerebbe spiegare ai cittadini per quali motivi.

Ma anche gli “scenari” di cui si parla, e che avevamo chiesto fin dall’inizio, non sono definiti in maniera chiara e tantomeno chiare (e praticabili) sono le misure indicate. Non c’è infatti nessuna definizione delle condizioni (diffusione dei contagi, se siano circoscritti o no, loro effettiva pericolosità e gravità del punto di vista medico) in base alle quali scatterebbero le diverse misure di risposta.

La mancanza di chiarezza su tanti problemi particolari dipende dal pressapochismo con cui è stato definito il piano che poi la Giunta ha approvato così com’era. Un Piano del genere potrebbe essere abbandonato senza danno. Correggerlo nella sostanza sarebbe auspicabile ma anche doveroso, da parte della Giunta e della maggioranza.

 

 

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Mauro Aldighieri, Andrea Brocchieri, Lucio Gerlin, Tania Melchiori e Alessandra Pinto del comitato “Diritti nella scuola reale”.

Giovanni Ceschi

Maurizio Freschi del CSEP.