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CLARA LUNARDELLI (MATTARELLO – TN) * TANGENZIALE FERROVIARIA: « IL POTERE SI DIFENDE FACENDO CREDERE CHE PIÙ GRANDE È L’APPARATO PIÙ ALTO È IL PRESTIGIO, E PIÙ IL CITTADINO È PICCOLO E INERME ».

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20:13 - 29/11/2021

29 novembre 2021, ore 19.00, località I Grezzi di Mattarello (Tn).  Quarta sera (e notte) di luci blu e fari bianchi. Fino all’alba. Quelle blu si spostano più volte e non si riesce a dormire. Siamo gente contadina, che vive nel ritmo lento, naturale, abituata alla quiete dei campi e al raro passaggio di automobili. Qui niente movida, niente luci invasive e costose, a illuminare assurdamente strade vuote.

La luce blu viene dai mezzi delle forze dell’ordine a presidio delle trivelle-carotatrici e ci dice che quando un’amministrazione le chiama in campo tinge di scarso consenso le sue scelte. Il potere, anche quello democratico, si difende, spesso facendo credere che più grande è l’apparato più alto è il prestigio, e più il cittadino è piccolo e inerme. Più lo si incanta col canto di una democrazia (complessa e distante) più egli cittadino si spaesa, si arrende.

Noi occidentali, così tecnicamente evoluti, abbiamo costruito magnifiche, ammirevoli cose e nel contempo saccheggiato l’ecosistema, e non vogliamo vedere né ascoltare chi ce ne chiede conto. Forse in segreto auspichiamo che mai brilli una scintilla di coscienza dentro questa nostra società satolla, che mai si risvegli lo spirito che ci fa figli e non padroni del pianeta. Abbiamo pure dimenticato che altre civiltà ci sono state superiori.

Diceva l’indio e capo Sciamano in visita a Roma: “Ma dov’è la terra? L’avete nascosta, uccisa? Non avete paura?”. No, Sciamano, non abbiamo paura, perché siamo stolti, animali rapinosi intrisi di delirio di onnipotenza.

Diceva Greta Thunberg: “Bla bla bla”, con la disperanza dei giovani e dei bambini che non interessa e coinvolge né padri né madri, meno che meno chi ci governa.

Ieri è stata però una giornata un po’ speciale: si è tenuta un’assemblea cittadina in località Acquaviva – a pochi passi dall’eventuale sbocco della circonvallazione ferroviaria di Trento, che ha visto molte persone partecipare, ascoltare e proporre le possibili soluzioni e alternative a questo progetto che impatterà sul nostro territorio per anni.

Molte anime e diverse erano presenti. E questa diversità non si può nascondere, è bella ed evidente. Registra una sensibilità ecologica dai timbri dissonanti, che suscita in molti un senso di smarrimento, in altri una rabbia che può farsi fiamma in un istante.

Negli interventi che si sono susseguiti (dalle varianti sul progetto all’opzione zero) la componente della razionalità e della tecnicalità era prevalente, ma forse mancava la lucidità. Quella lucidità capace di visioni e che ci pone dinanzi all’inderogabile domanda di un profondo cambiamento nell’approccio umano all’ambiente. Un armistizio che porti a virare decisamente direzione.

Cavalcare impavidi sulle stesse orme, infatti, utilizzare lo stesso linguaggio che ci mantiene afasici (e violenti rispetto al pianeta) è una posizione che non crea differenza, forse lo avrebbe fatto un tempo.

Meglio rallentare e camminare tra le zolle della terra, cercando di rendere grazie a ciò che ci nutre e sopporta. Meglio ricercare la sintonia che promuove la sopravvivenza e dire: “Ho dei limiti e li devo imparare, ho del rispetto e lo devo praticare”.

 

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Clara Lunardelli di Mattarello

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LETTERE AL DIRETTORE

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