Gentile Direttore,
chiedo ospitalità per una replica alla lettera dell’on. Urzì (pubblicata sul giornale l’Adige), i cui toni offensivi non possono restare senza risposta. Ho volutamente contenuto la lunghezza del mio scritto, mantenendola in linea con quella della sua lettera, per rispetto dello spazio del giornale e dei lettori.
Una menzogna, quando è ripetuta più volte, rischia di passare per verità: è per questo che mi sento in dovere di replicare.
Grazie e cordiali saluti,
Claudio Cia
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La mia espulsione da FdI parla più delle offese di Urzì
Gentile Direttore,
leggo con stupore la lettera dell’on. Urzì, che sceglie di replicare al mio intervento sull’intervista ferragostana nella quale rivendicava per Fratelli d’Italia un ruolo esclusivo nella coalizione, attaccando civici e alleati. Nel mio scritto avevo proposto riflessioni politiche con toni pacati. La sua risposta è stata invece il solito attacco personale, livoroso e offensivo.
Non ho mai “supplicato” alcuna candidatura: non è nel mio stile e non ne avevo la necessità. La mia candidatura e l’essere capolista in FdI nacquero da un accordo diretto con Giorgia Meloni nel dicembre 2020, con l’idea di dare un volto locale a un progetto nazionale, e dal fatto di aver portato per primo un partito allora irrilevante in Trentino nelle istituzioni, dandogli visibilità e forza aggregativa.
Ho sempre mantenuto la stessa linea di coerenza, che mi ha portato poi a essere espulso con una delibera dei probiviri, per aver denunciato l’ingerenza di Roma e la mancata difesa della nostra Autonomia. Non a caso l’on. Urzì insiste ad agitare l’etichetta di “traditore”: un termine che nella storia politica italiana, in particolare sotto il fascismo, veniva usato per bollare chiunque dissentisse. Oggi come allora, ricorrere a simili anatemi significa negare il confronto, mentre la politica dovrebbe vivere di idee e non di insulti.
Parlare oggi di trasformismo è paradossale: chi conosce il mio percorso sa che non ho mai cambiato valori, ma ho sempre difeso autonomia e libertà di giudizio, anche quando questo è costato caro con scelte che hanno comportato sacrifici politici e personali. Ancora più paradossale è che a parlare di radicamento sia chi è stato eletto in Veneto grazie a delle X sul simbolo del partito, cercando legittimazione fuori dalla propria terra e pretendendo poi di imporre dall’alto nomi e linee al Trentino.
Io non rinnego nulla: credo che il centrodestra in Trentino possa crescere solo superando logiche di imposizione, per costruire una coalizione inclusiva e radicata nella nostra gente. È la strada che ho sempre seguito e che continuerò a seguire.
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Claudio Cia
Consigliere provinciale (Gruppo Misto)
