Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano Corriere del Trentino, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
Giovanni Ceschi
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I TRE SETACCI: L’ISPEZIONE NELLA SCUOLA
Un giorno, un uomo si avvicinò a Socrate con l’intenzione di raccontargli qualcosa di negativo su un suo allievo. Socrate lo fermò e gli chiese di sottoporre la sua storia ai tre setacci. Il setaccio della verità: “Sei sicuro che ciò che stai per dirmi sia vero?”. Il setaccio della bontà: “È una cosa buona o cattiva quella che stai per dirmi?”. Il setaccio dell’utilità: “È utile per me sapere questo?”. L’uomo rispose di non essere sicuro della verità di ciò che voleva dire, ammise che non era una cosa buona e che non sarebbe stato neppure utile diffonderla. Socrate concluse che, se la storia non era vera né buona né utile, non c’era motivo di ascoltarla.
L’aneddoto, pur privo di riscontro letterale nei testi degli allievi che testimoniano il pensiero del grande filosofo ateniese, si applica bene al caso dell’ispezione (propriamente, della “visita di valutazione”) che l’assessora Gerosa e il Dipartimento hanno ordinato al liceo Prati; e anche ai successivi sviluppi del “monitoraggio” previsto per il prossimo anno scolastico. Lascio a chi legge l’esercizio di applicarlo agli eventi, che ormai sono di dominio pubblico insieme ai dati oggettivi che attestano com’è stata condotta l’operazione, per concentrarmi sulla sua natura esemplare e sul significato di un’ispezione a scuola.
Lo strumento è senz’altro necessario all’agire della pubblica amministrazione. In ogni ambito. Per trasparenza, ma soprattutto per affrontare proficuamente eventuali criticità. Il problema nasce quand’esso viene applicato in assenza di uno o più dei requisiti socratici: cioè in assenza di elementi oggettivi su cui fondare l’indagine (in partenza dati inequivocabili, durante la procedura verbali e rilevazioni scientifiche), della certezza che si stia agendo al netto di stereotipi o doppi fini, dell’obiettivo di essere utile per un miglioramento.
La direttiva sull’attività d’ispezione della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2002 contiene principi generali e linee-guida per l’ispettore nella pubblica amministrazione. È chiaro che essa vale per ispezioni vere (per questo al Prati si è parlato di “visita valutativa”? ma allora essa non supera neppure il primo setaccio: gli esiti hanno il valore di una chiacchiera).
Ebbene, in questa direttiva si affermano principi semplici e chiari: imparzialità di giudizio come presupposto; professionalità e competenza dell’ispettore (anche l’essere in quel momento ispettore abilitato e in servizio?); conoscenza accurata della realtà sottoposta ad analisi. Ma è il punto d) quello che risulta più significativo. «L’intera ispezione è coperta da rigorosa riservatezza. Sono riservati i dati e le informazioni raccolte durante l’ispezione. Non sono ammissibili dichiarazioni in ambienti privati o pubblici, né ad organi d’informazione».
La direttiva prescrive inoltre che le relazioni siano sempre «circostanziate, fondate su elementi evidenti e inconfutabili» (punto h), e che l’ispezione sia dimostrabile in ogni suo atto. «Questa condizione sarà garantita dai verbali, dalle relazioni, dagli estratti della documentazione e di ogni altro elemento utile. L’ispezione, oltre ad essere oggettiva sia per il metodo sia per gli elementi probanti, sarà dimostrabile e documentabile in ogni sua parte» (punto i). Esigenze – è chiaro – tanto più importanti in un ambiente come quello della scuola, ove la fonte essenziale dei dati non è costituita da documenti amministrativi ma dal vissuto delle persone, e per giunta di minori con i quali ogni strumentalizzazione sarebbe ancora più grave.
Interessante infine il punto l), che norma la cosiddetta restituzione. «I risultati dell’ispezione saranno comunicati al soggetto o alla struttura ispezionata. Questa condizione è necessaria per garantire interventi di correzione e di tutela da parte dei soggetti titolari degli organi coinvolti nell’ispezione». Si noti: i risultati, cioè la relazione dell’intera attività, corredata da elementi oggettivi, documenti e verbali, devono essere nella piena disponibilità della struttura ispezionata; e compete alla struttura – non a soggetti esterni, come il Ministero o il Dipartimento istruzione – valutare eventuali azioni migliorative da intraprendere. Sennò, di quale autonomia parliamo?
Verità, bontà dell’agire, utilità. Imprescindibili esigenze di metodo e di merito. Ogni uscita da questo perimetro vanifica l’intera operazione, che assolve a nobilissime funzioni di garanzia, per uno stato democratico e ancor più per una scuola, dove si è al servizio del bene più alto e sacro di uno Stato: di coloro che abiteranno la polis del futuro.
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Giovanni Ceschi
Presidente di Docet, Associazione insegnanti del Trentino


