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CARLO ANDREOTTI * FACOLTÀ MEDICINA A TRENTO E BOLZANO: « CON UNA STRUTTURA EUROREGIONALE TRILINGUE COLLABORANTE CON ALTRE REALTÀ ITALIANE SI SAREBBE DATO VITA A UN UNICUM IN EUROPA »

Facoltà di medicina e l’Euregio ignorata. E così dopo Trento anche Bolzano avrà la sua brava facoltà universitaria di medicina. Lezioni in lingua inglese, tirocini in italiano e tedesco. Sfornerà medici in grado di rapportarsi con i pazienti parlando italiano con gli italiani, tedesco con i tedeschi, inglese con i pazienti di tutto il resto del mondo che ormai popola la nostra regione avendo ben presente che l’inglese è la lingua ufficiale dei grandi convegni internazionali di aggiornamento professionale e di presentazione dei risultati delle ricerche più innovative.

Un progetto affascinante che si propone più avanzato ed attraente di quello trentino. Mentre a Trento insomma ci si accapigliava tra Provincia e Università se collaborare con Padova piuttosto che con Verona, a Bolzano, si pensava in grande per conto proprio rifiutando le proposte di collaborazione che da Trento gli erano state pur proposte.

Il progetto altoatesino (pura coincidenza o sottile provocazione?) è stato reso pubblico proprio mentre alla Hofburg di Innsbruck si celebravano fra squilli di tromba e rullar di tamburi i dieci anni del Gect, gruppo europeo di collaborazione transfrontaliera, che è cosa ben diversa da quell’Euregio trentino tirolese (della quale a torto o a ragione mi ritengo uno dei padri) pensata, voluta e lanciata già nell’ormai lontano 1995 fra mille contrasti, scetticismi e opposizioni.

Il 23 maggio di quell’anno a San Michele all’Adige i tre presidenti di Trento, Bolzano e Innsbruck firmavano i relativi protocolli. Al Rundertisch, funzionante già da anni fra Bolzano e Innsbruck, si aggiungeva il Trentino con il compito di elaborare progetti comuni nel campo della sanità (!), della cultura, dell’economia, dell’ambiente. Il 19 ottobre veniva ufficialmente inaugurato a Bruxelles l’ufficio comune di rappresentanza dell’Euregio Trentino tirolese, dichiarato “incostituzionale” dall’allora ministro degli esteri italiano, Susanna Agnelli. L’anno successivo il Parlamento italiano legiferava rendendo legittimo proprio quello che un anno prima era stato improvvidamente dichiarato “incostituzionale”.

Negli anni a seguire furono messe in campo importanti iniziative a favore in particolare degli studenti universitari e nel campo della sanità, con particolari accordi ad esempio per i trapianti di organi, attività nella quale la clinica universitaria di Innsbruck era all’avanguardia (ne usufruì, fra gli altri, anche l’allora arcivescovo di Trento, Giovanni Maria Sartori). A fine legislatura purtroppo il progetto Euregio si arenò per riprendere vigore soltanto con la costituzione del citato Gect nel 2011. Da quell’anno, si apprende dalla celebrazione del decennale a Innsbruck, sono stati elaborati ben 354 progetti. Benissimo. Ma quanti di essi si sono rivelati strategici? Quanti sono stati percepiti dalle popolazioni di Tirolo, Sudtirolo e Trentino veramente strategici ed importanti?

Pensando alle facoltà di medicina mi chiedo: che cosa c’è di più importante della salute? Con una facoltà euroregionale di medicina la gente avrebbe finalmente compreso l’importanza dell’Euregio e della stretta collaborazione fra Trento, Bolzano e Innsbruck anche in settori che non si limitano alle pur importanti politiche giovanili. Con una facoltà euroregionale trilingue, collaborante con altre realtà italiane, si sarebbe dato vita a un unicum in Europa particolarmente qualificato ed attraente che avrebbe fatto comprendere alla gente la grande utilità della collaborazione transfrontaliera.

Il risultato ora è che avremo due facoltà universitarie di medicina per un bacino di utenza considerato assolutamente insufficiente da tutti gli esperti del settore e dalla stessa università di Trento. Non è certo così che si investono al meglio le risorse dell’Autonomia (in questo caso sia a Trento che a Bolzano) in un momento in cui esse scarseggiano.

La vicenda della facoltà di medicina e il rifiuto di Bolzano di collaborare con Trento confermano inoltre qualcosa di cui si era ben a conoscenza: la atavica diffidenza di Bolzano nei confronti di Trento, dell’elemento di lingua tedesca nei confronti degli italiani giudicati, anche se formalmente lo si nega, inaffidabili.

Nelle celebrazioni dei dieci anni del Gect a Innsbruck, il presidente del Comitato europeo delle Regioni, il greco Tzitzikostas, ha giustamente sottolineato come i progetti di collaborazione transfrontaliera abbiano subito una lunga pausa e che solo l’emergenza Covid abbia fatto comprendere a fondo la loro utilità. “Il Gect – ha affermato fra l’altro – permette di costruire ponti in settori come quello della salute (!), del cambiamento climatico, della mobilità delle persone e delle imprese, delle economie locali, della ricerca”. Il Gect, va riconosciuto, ha indubbiamente prodotto progetti interessanti soprattutto riguardo ai giovani, ma i ponti nel campo della salute, come ha sottolineato Tzitzikostas, dove sono?

Non a caso ai tempi dell’Euregio (quella vera del 1995) si dialogava molto più facilmente con Innsbruck che con Bolzano. Il segreto per far passar una proposta trentina era quello di prendere prima accordi con Innsbruck e poi presentarli, Trento e Innsbruck insieme, a Bolzano che a quel punto non poteva dire di no. Occorreva in un certo senso scavalcare Bolzano. Quante volte lo abbiamo fatto dialogando direttamente sia con Innsbruck che con Vienna.

Si poteva fare altrettanto con la facoltà di medicina: accordarsi con Innsbruck e poi presentarsi insieme a Bolzano. Purtroppo i tempi nei quali costringevo un titubante rettore dell’Università, Massimo Egidi, a seguirmi all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Innsbruck, ricevendone in cambio una straordinaria accoglienza e la visita di quel rettore a Trento, con la firma di importanti intese e protocolli, sono tramontati. Ad onta della tanto decantata Euregio, o meglio del Gect, ancora una volta le due province marciano separate. Inutile attribuire colpe, o domandarsi per colpa di chi.

La vicenda delle due facoltà di medicina a Trento e Bolzano è lì a dimostrare come l’Euregio per i grandi progetti strategici a favore della popolazione sia ancora un’utopia e che la tanto declamata e decantata collaborazione Trento, Bolzano, Innsbruck, al di là delle dichiarazioni di facciata, ne abbia ancora di strada da fare.

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Carlo Andreotti