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BRUNO DORIGATTI * COVID E AUTONOMIA: « VA SUPERATO IL COMPOSTO SILENZIO PER “NON DISTURBARE IL MANOVRATORE“, È GIUNTA L’ORA DELLE SCELTE VERE E PER QUESTO DIFFICILI »

Ormai, a quasi due mesi dall’avvio di questa straordinarietà che stiamo vivendo, è forse giunto il tempo di un netto cambio di rotta, anche nella gestione dell’autonomia trentina.

Va così anzitutto superato il composto silenzio, fin qui faticosamente perseguito, per “non disturbare il manovratore”, pur solidarizzando e comprendendo le difficoltà nelle quali si sono trovati i responsabili del governo locale, come nazionale ed internazionale. Adesso però è giunta l’ora, per la politica e non solo, delle scelte vere e per questo difficili.

Adesso si tratta cioè di vagliare opzioni complesse senza guardare strabicamente al consenso; di ampliare l’area delle risorse del pensiero a prescindere dalle loro collocazioni; di limitare il dialogo autoreferenziale nei ristretti circoli di corte; di oltrepassare i confini ideologici per imprimere quindi una decisa correzione all’incerta navigazione di queste settimane. Forse si potrebbe iniziare limitando lo spazio della comunicazione quotidiana, spesso peraltro anch’essa piuttosto confusa, per concentrare invece gli sforzi sul decidere e sull’organizzazione di tali decisioni secondo un chiaro carattere programmatorio, per prevedere, nel possibile, le incognite del futuro e le concrete risposte elaborabili per le stesse.

All’iniziale affanno emergenziale, va cioè sostituito il progressivo orientamento della politica su sentieri ben diversi da quelli dell’emanazione, in costante divenire, di contraddittori divieti e permessi, per investire invece sull’allargamento dello spettro dei coinvolgimenti, secondo chiare dinamiche concertative e per individuare le direzioni di marcia del futuro immediato e di medio periodo.

Solo così la politica potrà acquisire quell’autorevolezza minima per riordinare, con qualche credibilità, almeno il caos del sistema scolastico; per tradurre efficacemente le molte promesse in ordine al sostegno pubblico per l’economia; per affrontare i nodi aperti sul versante delle politiche del lavoro, non più pensabili sulla scorta di pregiudizi e di convenienze di parte; per colmare il lacerante e progressivo distacco fra Trento e Bolzano; per disegnare qualche organica parvenza della politica culturale e della ricerca, per non dire, infine, della necessità di porre mano da subito ad un riordino delle politiche sanitarie e sociali del territorio, alla luce di quanto accaduto fin qui.

Accettare la sfida imponente che abbiamo davanti, presuppone anche una ricomposizione del quadro politico complessivo, superando l’insufficiente strumentazione delle polemiche becere e rivolte sempre al giudizio sul passato e riconoscendo anche i limiti di talune inesperienze di governo, al fine di perseguire una ricomposizione del quadro politico nell’ Aula consiliare, virtuale o meno che sia, con l’abbandono di posizione preconcette, in favore di una irrinunciabile unità di intenti e di prospettive.

Già in altre circostanza, l’autonomia ha saputo cogliere la suggestione delle sinergie, chiamando a sè le forze migliori del tessuto economico, sociale ed intellettuale, sulla base di una collettiva assunzione di responsabilità, per canalizzare le capacità e le risorse dentro un progetto politico di ampio respiro provinciale, regionale ed euro regionale.

Si tratta di un appello per ripensare, ad esempio, all’ integrazione concreta fra i sistemi sanitari e di protezione civile in chiave almeno regionale, se non anche transfrontaliera, nella consapevolezza che le “diverse sensibilità dei territori”, prese a pretesto per giustificare le diversità di mezzi ed obiettivi fra le due Province autonome, non hanno alcun senso d’esistere in questo “nuovo” entro il quale tutti ci stiamo misurando.

E così si potrebbe anche superare la localistica aspirazione riformatrice del settore turistico, probabilmente già obsoleta rispetto alla velocità degli eventi, per progettare piattaforme comuni di rilancio e promozione di tutta la nostra geografia alpina; si dovrebbe stimolare le imprese con un piano di interventi infrastrutturali, incidendo ancor più sull’erogazione di credito alle imprese ed infine provare a chiamare la comunità , nei limiti del possibile, ad uno sforzo partecipativo di ricostruzione, attraverso la sottoscrizione di fondi di investimento o di altri idonei a dragare risorse di tutti per tutti.

Questo è il compito adesso della politica, se la stessa vuol essere all’altezza del destino presente e futuro della propria terra, sconfiggendo il virus ed il portato di ansie e paure che questo trascina con sé.

 

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Bruno Dorigatti

(già Presidente del Consiglio provinciale di Trento)