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LETTERE AL DIRETTORE

ASSOCIAZIONE LIBERTÀ AGRICOLA TRENTINA * MERCOSUR: «I NOSTRI AGRICOLTORI ESCLUSI E PENALIZZATI, L’ACCORDO FAVORISCE GRANDI INDUSTRIE E CONCORRENZA SLEALE»

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14.45 - venerdì 16 gennaio 2026

Gentile Direttore Franceschi,

 

l’accordo Mercosur evidenzia un problema che non possiamo più ignorare: tra i prodotti tutelati compaiono le mele dell’Alto Adige, ma nessuna eccellenza agricola trentina. Non è una svista, è una costante. Questo accordo penalizzerà duramente le piccole e medie imprese agricole e i consumatori. I prodotti importati costeranno meno solo per le grandi industrie e la GDO, ma sugli scaffali avranno lo stesso prezzo dei nostri. Il consumatore pagherà uguale per qualità inferiore: prodotti ottenuti con manodopera a basso costo e sostanze vietate in Italia. Concorrenza sleale a partire proprio dai costi di produzione.

I controlli promessi? Una farsa. Lo dimostra l’inchiesta di Report sulle carni scadute dall’Uruguay. La politica tutela le lobby industriali, non i consumatori né i produttori locali. Anche i “10 miliardi in più” per la PAC sono una bugia: non sono fondi aggiuntivi, ma anticipi che mancheranno dal 2028 al 2032. Il vero problema è il doppio standard che subiamo. Noi agricoltori professionisti siamo sottoposti a controlli continui, certificazioni costose, normative sempre più stringenti che aumentano i costi di produzione. Poi arrivano prodotti esteri senza le nostre garanzie, a prezzi stracciati per chi li importa. E il paradosso trentino? I nostri hotel e ristoranti preferiscono mettere sulla carta dei vini etichette di vini prodotti da fuori provincia, fuori regione, persino esteri.

Mentre noi rispettiamo standard altissimi, veniamo esclusi persino a casa nostra. Il Trentino si autoesclude sistematicamente: dal Mercosur, da programmi strategici come l’AKIS (milioni per innovazione agricola), dalle collaborazioni nazionali. Decisioni prese nel silenzio di chi dovrebbe rappresentarci. Noi agricoltori professionisti, che non siamo hobby farmers ma imprese vere, soffriamo questa crisi il doppio. Siamo governati come se l’intera agricoltura trentina fosse part-time, mentre affrontiamo costi crescenti e mercati chiusi. Non servono altri bandi, altri contributi, che tanto alla fine finiscono solo nelle tasche dei concessionari di macchinari e di chi organizza corsi. Serve confronto diretto, partecipazione reale alle decisioni. Chi ci rappresenta non è capace di difendere i nostri interessi. Le tecnologie oggi permettono consultazioni rapide e trasparenti: perché non usarle? Perché decidere sempre sopra le nostre teste? Chiediamo coerenza: se ci impongono standard altissimi, che valgano per tutti. Chiediamo visione: un’autonomia che isola non è autonomia, è abbandono. Se non interveniamo ora, l’agricoltura trentina professionale diventerà un ricordo.

 

 

Associazione Libertà Agricola Trentina

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