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LETTERE AL DIRETTORE

ANGELO  BOTTURI * UCRAINA: « IL PROSIEGUO DELLA GUERRA SVELA A MOLTI LA GRANDE CONFUSIONE CREATASI CON LA LATITANZA DELLA POLITICA »

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08.47 - domenica 10 aprile 2022

Il prosieguo della guerra Ucraina svela a molti la grande confusione creatasi con la latitanza della Politica. Dopo l’implosione delle idealità trascendenti e delle ideologie, stiamo assistendo attoniti al crollo palese dell’ultima teologia scientista coniugata alla presunta efficienza del produrre e del commerciare.

Il mercato pensato come evento fatidico, sempre in espansione, capace di ridurre o addirittura scongiurare i tradizionali e distruttivi conflitti militari, si configura fallimentare non solo in termini di crescita e di devastazione illimitata ma anche di impotenza totale nel contenere le profonde pulsioni e passioni umane. Gli interessi dei potentati globalizzati si pensava dovessero scongiurare le guerre difensive ed offensive in nome della convenienza economica (E.Severino). Così non è stato.

Gli dei sono fuggiti ma il loro fuoco si è mantenuto sotto le braci che qua e là tornano a fiammeggiare pericolosamente. In Afganistan, Siria, Corea, Ciad, Etiopia, Yemen ecc. ed oggi, più vicino a noi in Europa, vediamo come non si sia giunti ad alcun traguardo definitivo di sicurezza e/o concordia, ad alcun capolinea della storia. Se nei paesi dittatoriali l’informazione è silenziata e resa inattendibile perché parziale e controllatissima, nelle post democrazie essa è diventata invasiva, troppo spesso ambigua, contraddittoria o falsa. I margini di libertà per capire, per interrogare e scegliere con cognizione di causa si sono ridotti moltissimo. Dobbiamo vigilare con estrema attenzione perché le questioni in ballo sono molte, articolate e tutte intrecciate tra di loro. Famiglia, casa e lavoro non sono entità date a tutti e garantite per sempre.

Gli sfollati ce lo testimoniano con la loro catena infinita di sofferenze e disagi. Checché ne dicano i populisti di successo, se i migranti, ex fannulloni d’altri paesi, vengono a noi a migliaia in veste di profughi, qualcosa di inquietante deve pure essere successo e forse è il caso di ragionare, di capire, di pretendere spiegazioni per decidere o per opporci, per darci dei limiti e delle regole di comportamento adeguate.

Non possiamo invocare il riarmo, l’accoglienza, la stabilità dei prezzi, il mantenimento degli standard di consumo e di benessere ecc. e pretendere di aver risolto così, a parole o paroloni, ogni problema. Dobbiamo riconoscere che ci sono eventi che sorpassano le nostre capacità di risoluzione ma il comodo passaggio da questo assunto alla colpevolizzazione astratta, alla delega o alla neutralità di convenienza, non è consentito.

Si tratta di scelte non solo economicamente rilevanti ed impegnative ma anche etiche e morali che richiedono la nostra libera e democratica condivisione. . Le stesse chiese si sono trovate incapaci di dialogare con saggezza. Alcune si sono mobilitate per la raccolta di fondi e di aiuti, altre hanno rivelato palesemente la loro anima primitiva intrisa di talebano potere.

L’emotività non paga e non è il caso di affidarci ai luoghi comuni, ai facinorosi incompetenti che parlano e non danno ragioni di senso. La guerra, lontana come quella vicina, non deve trascinarci nella disperazione vana ma nella consapevolezza responsabile. Né catastrofismo rassegnato né entusiasmi emotivi da crociati.

Certamente si tratta di eventi che sommuovono il nostro perbenismo e la nostra pigrizia al cambiamento necessario. Io misura quanto accaduto e sta accadendo un’occasione per il transito di idee nuove chiuse da lungo tempo nel cassetto delle nostre paure più profonde. Se oggi ci avvertiamo costretti ad affrontare problematiche epocali su vasta scala, a cambiare insieme visuali e procedure, forse potremo iniziare ad intravedere quel qualcosa che già stava nell’oltre, nel buio relativo di un dinamismo rimosso, ora necessariamente liberato, portatore di inusitate prospettive di vita e di futuro.

 

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Angelo  Botturi

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