Adesso è ufficiale, le elezioni comunali di Trento si terranno contemporaneamente al referendum per il taglio dei parlamentari e Coronavirus permettendo, il prossimo 20 e 21 settembre.

Tanti saranno i problemi da affrontare dalla politica in autunno e che si preannuncia piuttosto caldo. Sì, proprio così, perché le questioni fondamentali da affrontare saranno la crisi economica e la disoccupazione.

La politica è pronta? Spero proprio di sì, ma personalmente sono molto preoccupato. Se guardiamo in casa nostra, per le comunali 2020, abbiamo una frammentazione esagerata.

Si va dalla coalizione di sinistra-centro SìAMO Trento guidata dall’ex sindacalista della CGIL Franco Ianeselli al centrodestra marcatamente leghista del candidato Sindaco Alessandro Baracetti. In mezzo ai due maggiori contendenti si riaffaccia sulla scena politica anche l’ex consigliere provinciale Marcello Carli che ha saputo ottenere il sostegno di AGIRE per il Trentino e UDC/DC. Ci sono però anche Silvia Zanetti di SI PUO’ FARE con Progetto Trentino e Popoli Liberi, l’ex consigliere del M5S Degasperi con Onda Civica, il M5S originale con Carmen Martini ed infine Giuliano Pantano di Rifondazione Comunista. Sette candidati Sindaco con quattro coalizioni più o meno strutturate e tre candidati che corrono in solitaria con i rispettivi movimenti.

Dove ci porterà tutto questo? Non so dire con certezza se qualcuno di questi avrà la forza per imporsi già al primo turno superando la fatidica soglia del 50%, ma comunque rimane da registrare l’eccessiva disgregazione politica che renderà certamente più debole chiunque riesca a vincere le comunali nel capoluogo. Se a questo ci aggiungiamo le alchimie e i particolarismi tipici della politica degli ultimi anni e che anche da noi sono ben presenti, allora ecco che il quadro non è affatto rassicurante.

Ancora una volta dobbiamo registrare il trionfo della retorica politica che a mio modo di vedere andrà ad alimentare ancora di più l’astensionismo. Ricordo che ormai da troppo tempo larga parte degli elettori, circa il 40% più o meno, decide di astenersi dall’esercitare il diritto di voto. Nessuno si è mai chiesto veramente il perché di questo o a parte le solite prese di posizione, nessuno fa nulla per recuperare quella che per me è il vero senso della democrazia. La partecipazione è un valore che non va mai dimenticato e non bisogna accontentarsi di quello che c’é.

Come fare a recuperare? Non si può affermare che sia facile, penso che servirebbe ricostruire qualcosa a partire dalle fondamenta, con persone che sappiano rischiare, che non siano disposte ad accettare troppi compromessi o ricatti di qualche partito e di candidati troppo legati alla personalizzazione della politica e che magari pretendono di ottenere vantaggi o prebende ancora prima di mettersi a disposizione per un progetto politico.

Credo che il civismo sia una soluzione percorribile, con l’impegno di persone che hanno voglia di impegnarsi per il bene comune, competenti, radicate territorialmente e alle quali non serve un leader predefinito, ma che scelgano una strada da percorrere dove in fieri si individuerà la persona che potrà guidare sapientemente un nuovo modo di interpretare la politica. Forse è veramente arrivato il tempo di pensare qualcosa di simile per le prossime provinciali del 2023 e vedere se finalmente si potrà recuperare almeno in parte quell’evidente gap democratico dovuto all’astensionismo.

Se vogliamo costruire una nuova classe dirigente partendo dal basso e se ci saranno persone disposte ad aprire una nuova via come fanno gli scalatori di montagna, io certamente mi impegnerò ancora e credo che in Trentino ci sia una rete di donne e uomini disposti a mettersi in gioco per provare a cambiare questa politica.

 

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Dott. Andrea Merler
Esperto in materia di sicurezza sul lavoro