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ZENI (PD) – INTERROGAZIONE * TEMPESTA VAIA: « OCCASIONE PERSA, LA GIUNTA PAT COSA INTENDE FARE PER AFFRONTARE IL NODO DELL’ACQUISTO DI MATERIALE LEGNOSO DA PARTE DI IMPRESE ESTERE? »

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota inviata all’Agenzia Opinione) –

Vaia occasione persa. Con questo titolo, il Consigliere provinciale del Partito Democratico del Trentino Luca Zeni ha depositato oggi una articolata interrogazione che prende le mosse dalla confutazione di alcuni dati della Giunta provinciale sul recupero e la vendita del legname schiantato dalla tempesta “Vaia”. Il Consigliere Zeni affronta lo strategico nodo delle carenti politiche forestali attuali, che non applicano quanto previsto dalla L.P. 11/ 2007 in materia di valorizzazione della filiera foresta-legno, soprattutto per quanto attiene la commercializzazione del legname recuperato dagli schianti.

Quest’ultimo infatti, acquistato e lavorato da aziende estere del settore viene poi rivenduto in Italia, con ricavi che potevano essere invece destinati alle nostre imprese boschive, se si fosse privilegiata la vendita “a piazzale”, più remunerativa rispetto a quella “in piedi” e se quindi si fosse scelto di governare il mercato, anziché di affidarsi al suo “autonomo andamento”.
Ma non basta.

“Vaia” poteva e doveva diventare anche momento di rilancio per la gestione associata delle proprietà forestali private, che rappresentano il 25% dell’intero superficie forestale, ma la Giunta Fugatti anche qui non ha fatto assolutamente nulla, lasciando inattuato quanto previsto per l’associazionismo forestale proprio da una legge provinciale (L.P. 11/2007 – art. 59) e contribuendo così al complessivo indebolimento dell’autonomia speciale che sembra ormai essere il vero obiettivo di questa Giunta provinciale.

 

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Interrogazione n.

TEMPESTA “VAIA”: UN’OCCASIONE PERSA

 

Con la consueta attenzione al consenso, la Giunta provinciale non perde occasione per rivendicare quanto fatto, a distanza ormai di oltre due anni, a fronte della tempesta “Vaia”, anche snocciolando i dati del terzo “report”, datato dicembre 2020 e redatto dal Servizio Foreste. I dati riferiti sono i seguenti: 2,8 milioni di metri cubi di legname schiantato già recuperati, pari al 70% di tutto il legname atterrato; 1.255 cantieri di utilizzazione boschiva attivati; 2.300 chilometri di strade forestali ripristinate all’uso; adeguate o in via di nuova realizzazione ed, infine, 88 piazzali per il deposito del legname.

Si tratta di dati certamente positivi, ma che hanno sollevato più di una perplessità (cfr. “L’ Adige” 03.04.2021), rispetto alla quale occorre confrontare, per meglio capire, gli obiettivi perseguiti con i risultati ottenuti dalla Provincia, facendo riferimento al “Piano d’azione per la gestione degli interventi boschivi danneggiati da Vaia”, approvato nel mese di gennaio 2019 e successivamente aggiornato.
In una delle prime riunioni con gli operatori della filiera foresta-legno, subito dopo il drammatico evento, alla presenza del Presidente della Provincia e dei soggetti interessati si affermò che la filiera trentina sarebbe stata in grado di affrontare l’emergenza con le sue sole forze, salvo constatare nei fatti come si trattasse di una “pia illusione”.

Alla data del 31 dicembre 2020, nel terzo “report” del citato “Piano d’azione”, la cifra di 2,8 milioni di metri cubi si riferisce al legname venduto, ma che, a tale data, non risulta ancora del tutto recuperato, mentre quello effettivamente utilizzato è pari a 2,3 milioni di metri cubi, ovvero il 58% di tutto il legname schiantato, anzichè il 70% come dichiarato dalla Giunta provinciale (cfr. Tabella 8.1 del richiamato terzo “report”).

Nel citato articolo apparso sulla stampa locale, l’ Assessore di merito afferma inoltre che il 53% del legname schiantato è stato venduto ad imprese locali; il 28% ad imprese con sede in Italia e solo il 19% ad imprese estere. Sembra però che fra le imprese locali acquirenti, oltre alle segherie, vi siano anche numerose imprese di utilizzazione boschiva e l’Assessore forse dimentica che quest’ultime hanno poi rivenduto il legname a segherie nazionali ed estere. E’ quindi del tutto fondato ritenere che il legname lavorato nel territorio provinciale sia meno del 50% e che i dati sventolati dalla Provincia in sede politica, siano ben diversi dalla realtà.

Come noto, il “Piano d’azione”, prima richiamato, prevede per il recupero ed il commercio del legname di privilegiare il sistema di vendita “ a piazzale”, con lotti suddivisi per assortimento e qualità, garantendo così una resa più elevata, rispetto al sistema di vendita “in piedi”. In realtà le cose sono andate assai diversamente, perché solo il 15% del legname (dati del citato “report”) è stato venduto con il sistema “a piazzale” e si tratta di legname fiemmese e di proprietà del Demanio provinciale.

Se la Provincia avesse invece attuato quanto previsto dalla L.P. 11/2007 in materia di valorizzazione della filiera foresta-legno (vedi artt. 63 e 97) e se avesse fornito ai proprietari interessati una garanzia sui prestiti ed una adeguata assistenza amministrativa, entrambi requisiti indispensabili per la più remunerativa vendita “ a piazzale”, allora forse la situazione potrebbe essere oggi ben diversa. Ma non solo. Le garanzie bancarie sarebbero state opportune anche in favore delle segherie locali, per incentivare il volume delle scorte dei semilavorati, cioè di quel legname che si conserva molto più a lungo dei tronchi e può essere venduto in tempi successivi e con prezzi sostenuti, come già sta avvenendo sul mercato di settore.

Invece la Giunta provinciale ha ritenuto opportuno non intervenire, attenendosi al principio dell’ “autonomo andamento del mercato”, così come affermato nella risposta alla mia interrogazione n. 443 di data 29 aprile 2019 – ”Quali politiche per i boschi schiantati?”, ottenendo in tal modo solo un parziale utilizzo del legname schiantato e riducendo “Vaia” ad un’occasione persa per un vero rilancio della filiera trentina foresta-legno.

Accanto a ciò vanno poi evidenziati altri due problemi, a partire da quello della ripresa dei tagli per fornire il mercato di legname fresco e di qualità. Mantenere infatti il blocco generale dei tagli a tempo indeterminato, come sta accadendo in assenza di specifiche direttive della Provincia, non ha alcun senso, vuoi perché sono rimaste parecchie aree non colpite da “Vaia” e che necessitano adesso di essere adeguatamente trattate, vuoi per evitare consistenti perdite di entrate per i proprietari di tali aree. Inoltre, va rammentata la massima secondo la quale “tagliare è coltivare”, proprio per favorire una vera coltivazione del bosco. Ecco perché non è possibile mantenere ancora una situazione di stallo come quella attuale, dove non si taglia in attesa di recuperare tutto il legname già a terra. Il risultato è che quel legname non verrà recuperato del tutto, per ovvie ragioni tecniche ed orografiche, mentre non verranno effettuati nuovi tagli, con grave ricaduta sull’ecosistema forestale.

Altra questione aperta è quella relativa alle proprietà forestali private. La Provincia – e con essa di conseguenza l’opinione pubblica – ritiene che tali proprietà siano del tutto marginali, dimenticando che esse rappresentano il 25% dell’intera superficie forestale provinciale, con una valenza ambientale, paesaggistica ed economica tutt’altro che trascurabile, ma anche con aspetti di grande debolezza legati all’estrema frammentazione delle proprietà (si stima infatti l’attuale presenza di circa 80/90.000 proprietari) e ad un tasso elevato di abbandono della coltivazione. Anche su questo tema, “Vaia” doveva diventare momento di rilancio della gestione associata delle proprietà forestali private, nella consapevolezza che proprio tale tema è centrale nella strategia forestale dell’Unione europea. Ma qui, la Giunta provinciale ha mostrato la miopia della sua politica forestale, non facendo assolutamente nulla, tanto che nessuna delle associazioni fra privati operanti sul territorio è stata individuata dal “Piano d’azione” come soggetto attuatore per il recupero degli schianti, lasciando così inattuato quanto previsto per l’associazionismo forestale dall’ art. 59 della già ricordata L.P. 11/2007.

Infine, un ultimo accenno sia concesso in tema di vendita del legname di “Vaia”. Come noto, una larga parte delle piante abbattute venne comperata , a suo tempo, da imprese estere, soprattutto austriache, che hanno poi semilavorato o lavorato il legname, rivendendolo a noi attraverso una lucrosa operazione commerciale. Per ovviare a questa situazione, per alcuni versi paradossale, la Provincia doveva forse sostenere i proprietari nella vendita “ a piazzale”; aiutare le segherie nel fare scorte di legname da lavorare e sviluppare infine una regia complessiva per questo particolare segmento del mercato, anziché affidarsi all’ “autonomo andamento” dello stesso.

 

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

– se, alle luce di quanto esposto, la stessa intende correggere i dati proclamati relativamente al legname recuperato alla data 31 dicembre 2020, considerando che il legname recuperato a quella data è pari al 58%, anziché al 70% e che il legname venduto e trasformato da imprese locali è inferiore al 50% del recuperato;

– se intende attivare quanto previsto dagli artt. 63 e 97 della L.P. 11/2007 in materia di valorizzazione della filiera foresta-legno trentina;

– se ritiene opportuno rivedere in tempi brevi i piani di gestione aziendale degli enti nelle cui proprietà si sono verificati schianti superiori a cinque annualità, determinando una nuova ripresa e ponendo a carico della Provincia i relativi costi;

– se intende attivare quanto previsto dall’art. 59 della L.P. 11/2007 e dar vita finalmente a politiche attive di promozione e incentivazione della gestione associata delle proprietà forestali private, provvedendo sul piano legislativo all’individuazione di ambiti omogenei per le relative associazioni; sostegni alla loro gestione; incentivi per l’accorpamento delle proprietà, nonché l’erogazione di adeguati servizi tecnici e amministrativi;

– cosa intende fare la Giunta provinciale per affrontare il nodo dell’acquisto di materiale legnoso da parte di imprese estere e della conseguente rivendita poi sul mercato locale e nazionale dei semilavorati di quello stesso legname.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.

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avv. Luca Zeni