Con l’enfasi che sempre più contraddistingue la comunicazione istituzionale e politica della Giunta provinciale, negli scorsi giorni si è ricordato l’anniversario della tempesta “Vaia” che, proprio un anno fa, ha sconvolto il patrimonio boschivo del Trentino e non solo. Per intervenire sui danni, la Provincia ha emesso due ordinanze, rispettivamente nel dicembre 2018 e nel gennaio 2019, prevedendo, con la prima la disciplina di un “Piano d’azione per la gestione degli interventi di esbosco e ricostituzione dei boschi” e con la seconda l’approvazione del primo stralcio di tale Piano.

Nell’esaminare quel documento emerge una serie impressionante di contraddizioni e vere e proprie mancanze tra quanto previsto e quanto effettivamente realizzato. E ciò è grave, perché testimonia, per l’ennesima volta, la distanza abissale che separa le dichiarazioni altisonanti della Giunta provinciale, con la realtà dei fatti. Insomma promesse su promesse, alle quali corrisponde generalmente una scarsa realizzazione e su questi nodi, il Consigliere del Partito Democratico del Trentino, Luca Zeni, ha depositato oggi un’articolata interrogazione, per capire proprio quali saranno le prospettive future delle politiche forestali e quali sono le contraddizioni e le carenze che emergono dall’analisi degli stessi documenti ufficiali della Giunta provinciale.

 

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Interrogazione n.

QUALI POLITICHE FORESTALI DOPO VAIA?

Nel corso della corrente Legislatura, lo scrivente ha presentato due distinte interrogazioni (n. 348 e n. 443) afferenti le politiche messe in atto dalla Giunta provinciale per i boschi schiantati dalla tempesta “Vaia”, avendone ricevuto peraltro risposte insufficienti e spesso contraddittorie.

Anche per tali ragioni, si ritiene opportuno ritornare sull’argomento, al fine di comprendere quale sia lo stato effettivo dell’azione messa in campo dalla Provincia nella rimozione del materiale schiantato ad un anno dall’evento calamitoso ed al di là dei tanti e dovuti momenti di ricordo; dei doverosi riconoscimenti al Personale della Protezione civile ed alle tante riflessioni promosse in tema di cambiamenti climatici.
Prenderemo quindi in esame, con la presente, l’ordinanza n. 787288 di data 28 dicembre 2018 a firma del Presidente della Provincia e concernente: “Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare l’emergenza connessa agli schianti boschivi dovuti agli eccezionali eventi metereologici verificatisi nei giorni dal 27 al 30 ottobre2018 sul territorio provinciale” e, in particolare, l’art. 2 che reca la disciplina per un “Piano d’azione per la gestione degli interventi di esbosco e ricostituzione dei boschi”, nonché l’ordinanza n. 35125 di data 18 gennaio 2019 a firma del Presidente della Provincia e relativa all’approvazione del primo stralcio di detto “Piano”, peraltro datato “giugno 2019”.

Nel merito si dà atto degli interventi attuati, in esecuzione del “Piano”, per il ripristino e la sistemazione della viabilità forestale e dell’attuazione di nuove aree di stoccaggio del legname (piazzali di deposito), destinati a garantire l’accesso alle aree forestali danneggiate ed un ordinato deflusso della grande quantità di legname asportato puntando a preservare le caratteristiche tecnologiche e qualitative del legname, anche se sarebbe stato utile forse, a giudizio degli operatori del settore e delle Amministrazioni territoriali interessate, avere maggiori aree a disposizione per lo stoccaggio, sparse nelle zone colpite, anche per consentire un deposito temporalmente lungo del legname recuperato. Ciò nonostante, con il trascorrere del tempo emergono sempre più contraddizioni e vere e proprie mancanze tra quanto previsto dal “Piano” e quanto effettivamente realizzato.

Nel “Piano”, ad esempio, si afferma (pag. 21) che nelle aree schiantate occorre “accordare maggiore attenzione alla conservazione della rinnovazione naturale, che all’intensità e alla rapidità dei lavori di allestimento del legname”, mentre in realtà è prevalso il criteriod ella rapidità nel recupero del legname e non risultano azioni specifiche volte a salvaguardare la rinnovazione naturale, azioni che sarebbero invece molto vantaggiose, non solo sotto il profilo ambientale, ma anche per quello economico perché potrebbero rendere più rapido e molto meno costoso il ripristino delle aree danneggiate. E ancora.

A pag. 23 si dice poi che: “i soggetti attuatori degli interventi possono operare in forma associata” soprattutto nel caso di “proprietà frammentate e dove l’associazionismo forestale e la commercializzazione associata possono contribuire a razionalizzare la gestione, anche creando economie di scala”. In realtà si è dato vita a forme associative estemporanee, senza che la Provincia abbia dettato a tal fine linee direttive, norme e criteri oggettivi. Di fatto le associazioni forestali esistenti – attualmente e come forse noto quelle dei proprietari sono tre – sono state completamente dimenticate. C’è stato anche un caso in cui il socio più rilevante per estensione – e purtroppo anche per danni subiti – della maggiore associazione privata è stato riconosciuto soggetto attuatore a sé stante, cioè prescindendo dall’associazione alla quale lo stesso appartiene.

La Provincia dedica, giustamente, molta attenzione sul piano normativo a soprattutto in tema di promozione finanziaria, all’associazionismo in campo agricolo, ma trascura del tutto quello in campo selvicolturale, anche se la selvicoltura, in base ai disposti del Codice Civile, fa parte a tutti gli effetti del settore agricolo.

Sempre a pag. 23 ed in quelle seguenti si dice poi che “è necessario adottare precisi schemi di vendita del legname”e, analizzando in modo puntuale i vari sistemi di vendita, ci si impegna a favorire la vendita del legname “fatturato a piazzale”, ritenendo questo un sistema più “trasparente” e che “garantisce rese medie dei lotti più elevate rispetto alla vendita in piedi” che è caratterizzata “da fenomeni di scarsa trasparenza”. Stando ai dati dell’”Osservatorio del Legno” della C.C.I.A.A. di Trento, fino ad ora più di due terzi del legname è stato venduto “in piedi”, con rese finanziarie decisamente minori rispetto alla vendita “a piazzale”. Per sua stessa ammissione (vedi risposta all’interrogazione n. 443, punto 2), sopra richiamata) la Giunta provinciale si è affidata “all’autonomo andamento del mercato” e, così facendo, ha favorito le ditte acquirenti e danneggiato i proprietari forestali, siano essi pubblici e/o privati e sempre a proposito della vendita “in piedi”, il “Piano” prevedeva l’introduzione di controlli e precauzioni dei sistemi di misurazione del legname e di controlli su quello asportato dal boschi, controlli e precauzioni che risultano rari, scarsi e poco affidabili.
Per i boschi danneggiati, il “Piano” (vedi pag. 27, punto 5.6), partendo dal principio che “la rimozione degli alberi schiantati risponde ad esigenze di interesse pubblico”, mette in capo ai proprietari privati l’obbligo di rimozione “entro il 30 ottobre 2019” e, superati i termini sopra indicati, è il Comune amministrativo competente territorialmente a doversi fare carico della citata rimozione. Il “Piano” ritiene, anche per agevolare le attività di sgombero da parte dei proprietari privati, di favorire “l’utilità che i singoli proprietari cerchino di aggregarsi tra di loro, per l’allestimento e al vendita del legname”. Ma anche in questo caso non si dice come; non ci sono direttive al riguardo e non sono previsti strumenti di promozione di incentivazione.

Si è a conoscenza, a titolo di esemplificazione ulteriore, di una richiesta avanzata dalle tre associazioni dei proprietari privati ad un “Tavolo Legno” nel mese di novembre dell’anno 2018, cioè nella sede tecnica più opportuna perché promossa dall’Amministrazione provinciale e nel periodo immediata successivo al disastro, per ottenere un modesto contributo economico, pari ad una base annua di 20/30.000,00.= euro, per incaricare un tecnico forestale abilitato ad affrontare questi aspetti , ma nemmeno tale istanza ha trovato accoglimento alcuno. Ciò anche a dimostrazione del grado di scarsa conoscenza della realtà di settore da parte della Giunta provinciale che non corregge la stampa locale quando quest’ultima afferma che la superficie forestale privata ammonterebbe su tutto il nostro territorio a poco più dell’1% dell’intera superficie provinciale, mentre in realtà la proprietà forestale privata nella nostra provincia rappresenta quasi il 25% dell’intero patrimonio boschivo trentino.

Per quanto riguarda gli incentivi per l’esbosco del legname, il “Piano” (vedi pag. 35 punto 6.1) afferma che: “la Provincia potrà sostenere i proprietari forestali con un premio a metro cubo nel caso in cui siano i proprietari stessi a farsi carico dell’utilizzazione, attraverso l’affidamento ad imprese forestali, al fine di immettere sul mercato legname allestito e perseguendo una commercializzazione graduale mediante la C.C.I.A.A.”. Sia pure sotto forma di auspicio, si tratterebbe comunque di un incentivo alla vendita a piazzale, cioè nel sistema di vendita raccomandato dal “Piano” medesimo. Ma nulla è stato fatto in questa direzione, mentre è noto che nel vicino Alto Adige/Südtirol la Provincia autonoma di Bolzano ha erogato, in favore dei proprietari forestali, un premio oscillante fra i dieci ed i quindici euro per metro cubo.

Le decisioni della Giunta provinciale a trazione leghista sembrano dunque quanto meno assurde, se si tiene presente che il vecchio “Piano Legno”, varato oltre vent’anni fa in provincia di Trento, prevedeva che questo premio venisse erogato in condizioni di normalità gestionale dei boschi, mentre ora quelle stesse disposizioni non vengono attuate nemmeno in condizioni di grande straordinarietà, come quelle attuali.

La tempesta “Vaia”, com’è ormai evidente, sta mettendo in crisi l’economia forestale di molti proprietari pubblici i quali, oltre a dover sopportare i danni economici derivanti dal forte deprezzamento del legname, subiranno un conseguente calo delle risorse nei loro bilanci, appunto in conseguenza della diminuzione dei tagli nei rispettivi patrimoni forestali. Se così stanno le cose, appare oltremodo insensata la previsione di un versamento, da parte dei proprietari forestali ed a favore del bilancio provinciale, di una quota pari al 20% degli introiti derivanti dalla vendita del legname schiantato, così come previsto a pag. 49 del “Piano” alla voce “Versamento quote per migliorie boschive” e seppur in presenza di possibili esenzioni per alcuni enti pubblici. E’ forse questo il modo per tutelare le periferie; i Comuni più deboli; i territori e le economie più disagiate? Ancora una volta la contraddizione fra il dire ed il fare appare in tutta la sua enormità.

Si prospetta inoltre un altro problema di non poco conto e connesso agli eventi dell’ottobre 2018.

Le politiche forestali trentine degli ultimi sessant’anni si sono sempre basate, fino a prova contraria, su due fondamentali pilastri: da un lato l’applicazione dei criteri di gestione dei boschi derivanti dai dettami della selvicoltura naturalistica e, dall’altro, sulla dotazione di precisi e puntuali sistemi di pianificazione, confermati e previsti dalla Legislazione in vigore ed in special modo dalla Legge provinciale n. 11/2007. All’art. 6 di tale norma, si prevede la predisposizione da parte della Provincia di Piani forestali e montani, riferiti all’intero territorio di ciascuna comunità o a sue parti omogenee, quali strumenti principali atti ad assicurare la realizzazione delle finalità previste dall’art. 1 della suddetta normativa.

Purtroppo, devesi constatare come a distanza di dodici anni dall’emanazione della Legge provinciale in parola, nessuno di questi Piani è stato approvato ed è in vigore, mentre l’art. 57 della stessa norma prevede che i beni silvo-pastorali dei Comuni e degli altri enti pubblici proprietari debbono essere gestiti in base a Piani di gestione forestale a carattere aziendale. A fronte di tutto questo è però evidente come i danni di “Vaia” abbiano reso ormai del tutto inutili gli eventuali Piani di cui sopra ed in questa situazione di difficoltà e di incertezza, la Giunta provinciale non sembra in grado di formulare una chiara proposta politica capace di risolvere i molti problemi ancora aperti.

Poichè, per fortuna, anche nei Comuni più colpiti sono rimaste ancora vaste aree boschive intatte e che dovranno essere gestite, sembrerebbe logico procedere a redigere nuovi Piani, così come auspicato dallo Scario della Magnifica Comunità di Fiemme.

Lasciare invece l’intero settore forestale privo di credibili strumenti di pianificazione significherebbe stravolgere ed abbandonare oltre cinquant’anni di politiche forestali, sempre coerentemente perseguite ed attuate con risultati oltremodo positivi e di assoluto rilievo nell’intero arco alpino, se non anche in Europa.

 

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Tutto ciò premesso, si chiede cortesemente di interrogare la Giunta provinciale per sapere:

– se la stessa, tramite i Servizi forestali e con fondi a carico del bilancio provinciale, intenda promuovere interventi di salvaguardia e messa in sicurezza della rinnovazione naturale presente in molte aree schiantate da “Vaia”;

– se ritiene opportuno intervenire con finanziamenti, peraltro di modesta entità, in modo da mettere in grado le associazioni forestali private di poter qualificarsi come soggetti attuatori per predisporre dei Piani speciali di utilizzazione redatti da tecnici forestali abilitati;

– se non ritiene errata e penalizzante per i proprietari forestali, tenuto conto dei dati dell’ “Osservatorio del Legno” della C.C.I.A.A. di Trento, la scelta di affidarsi per la vendita del legname all’autonomo andamento del mercato, senza attivare forme di sostegno finora auspicate ma non realizzate, per promuovere la vendita “a piazzale” del legname, forma questa ritenuta più trasparente e remunerativa dalla stessa Giunta provinciale che ha approvato il “Piano d’azione”;

– quali controlli e precauzioni sono stati introdotti ed attivati pe rla misurazione del legname venduto “in piedi” e se risultano situazioni di mancato controllo o di vero e proprio abuso;

– quali azioni di sostituzione da parte dei Comuni amministrativi competenti sono state messe in atto per la rimozione degli schianti su aree private, essendo trascorso il termine del 30 ottobre 2019 fissato dal “Piano d’azione”;

– quali sono stati gli enti pubblici esentati dal versamento delle “migliorie boschive” e se la Giunta provinciale non intende opportuno procedere ad una esenzione generale o quantomeno per il prossimo anno riportare la quota di versamento alla normalità, cioè al livello del 10%;

– come intende la Giunta provinciale affrontare il grave problema del venir meno degli strumenti di pianificazione del settore forestale e con quali modalità e incentivi finanziari, che nella situazione “post – Vaia” dovrebbero fra capo a parere dell’interrogante totalmente alla Provincia, si intende rivedere “ex novo” peri proprietari pubblici più fortemente colpiti dai danni, i rispettivi Piani di gestione aziendale.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.

 

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– avv. Luca Zeni –