Il consigliere del Partito Democratico Luca Zeni ha depositato un’interrogazione per sapere se la Provincia di Trento abbia denunciato la mancata trasparenza delle altre regioni nel calcolo dei contagi da covid-19, così come sostenuto dall’assessore Gottardi in un’intervista alla stampa.

Nell’interrogazione il consigliere Zeni chiede inoltre per quale ragione i dati riferiti al Trentino e riportati a livello nazionale siano inferiori a quelli comunicati dalla Provincia nelle sue conferenze stampa quotidiane; qualora a livello nazionale tengano conto nel conteggio soltanto dei tamponi anche per il Trentino, su cosa si basino le affermazioni dell’assessore Gottardi; se l’esecutivo provinciale abbia concordato o meno a livello nazionale i criteri di conteggio dei contagiati; infine, se si è consapevoli che, diminuendo nel conteggio il dato dei contagiati, il Trentino risulterebbe probabilmente la zona al mondo con la maggiore percentuale di decessi per covid-19 rispetto ai contagi.

 

*

Interrogazione. Covid-19: la giunta provinciale ha denunciato le altre regioni per mancata trasparenza nella trasmissione dei dati?

Di fronte ad un’epidemia di proporzioni globali, la comunità internazionale si è trovata impreparata, senza un piano con dei protocolli prestabiliti da seguire, e in molte fasi i governi sembrano procedere a vista, con provvedimenti che si susseguono di giorno in giorno, e con il rischio di alimentare confusione nella popolazione.
In questo contesto, la Provincia autonoma di Trento ha avuto il vantaggio di avere alcune settimane di ritardo, nella diffusione del virus, rispetto alle regioni limitrofe, Lombardia e Veneto, e avrebbe potuto sfruttarle per anticipare alcuni provvedimenti.

L’analisi delle strategie di alcuni Paesi, in particolare la Corea del Sud, mostra come uno dei nodi per contenere l’epidemia, sia la tempestività nell’isolare le persone contagiate, in modo che non siano veicolo di trasmissione. Per fare questo però occorre un monitoraggio puntuale e costante su tutti coloro che lavorano negli ospedali e nelle case di riposo, poiché possono essere una fonte di contagio molto pericolosa. Purtroppo il reiterato appello dell’ordine dei medici, quello delle professioni infermieristiche, quello dei sindacati sanitari, oltre che numerose segnalazioni – come già ricordato dallo scrivente consigliere anche in sede di Consiglio provinciale il 19 marzo – riportano un insufficiente monitoraggio, oltre che diversi giorni di attesa tra l’effettuazione dei pochi tamponi effettuati ed il risultato.

A molti giorni dalle richieste, dopo un’iniziale contestazione da parte della Provincia rispetto all’utilità dei tamponi, nelle dichiarazioni del Presidente Fugatti, durante le conferenze stampa di comunicazione del bollettino dei contagiati degli ultimi giorni, appare un cambio di rotta e la volontà, pur tardiva, di estendere i tamponi.
Accanto ai sanitari, l’altra chiave di volta è rappresentata da tutti coloro che presentano sintomi e che non sono controllati dal sistema sanitario. Sono ormai innumerevoli le segnalazioni di persone appartenenti a fasce di età “non a rischio” che, presentando sintomi come febbre o dolori di tipo influenzale, chiamano ai numeri indicati ma come risposta ricevono soltanto l’indicazione di richiamare in caso di peggioramento e di problemi respiratori.

L’impressione è che concentrandosi soltanto sulle categoria a rischio e su chi presenta sintomi gravi, si lasci un gran numero di persone in un limbo non regolamentato a sufficienza. Queste persone, quasi sicuramente contagiate ma non diagnosticate, non hanno un obbligo di quarantena, e passati sintomi lievi dopo pochi giorni possono tornare al lavoro o a fare la spesa, ancora potenzialmente contagiosi, così come i loro familiari, non monitorati e liberi di girare secondo le regole vigenti.

Certo, per aumentare il numero dei tamponi occorre un’organizzazione efficiente, capace di coordinare i numerosi istituti e laboratori presenti sul territorio in grado di eseguire i test, e se si fosse proceduto subito con tale indicazione saremmo oggi in grado di avere una “capacità di fuoco” rilevante.

Analizzando i dati del contagio e dei decessi in Trentino e comparandolo con il resto del Paese emergono alcune osservazioni:

– i principali focolai in Trentino si sono concentrati nella fase iniziale nelle zone con afflusso importante di turisti invernali;

– le conseguenze più gravi si sono registrate nelle case di riposo, dopo che i cittadini avevano assistito preoccupati alla polemica tra Upipa, che chiedeva di chiudere gli accessi alle rsa, e la Provincia, che voleva mantenere la possibilità di visita dei familiari;

– i dati registrati a livello nazionale per il Trentino non corrispondono a quelli comunicati giorno per giorno dalla Provincia, come vi fosse o una comunicazione soltanto parziale (solo i tamponati?) o comunque con un evidente sfasamento temporale;

In un’intervista molto decisa l’assessore Gottardi afferma che il Trentino è una delle Province più colpite perché ha scelto “la trasparenza massima nella diffusione dei dati: i contagi qui comprendono anche i positivi senza tampone. Se avessimo usato i parametri di altre regioni italiane, i contagiati sarebbero quasi dimezzati rispetto a quelli conosciuti”.
Queste affermazioni, così chiare e gravi, pongono una serie di domande.

 

*

Tutto ciò premesso si interroga la giunta provinciale per sapere:

1) perché i dati dei contagiati riportati a livello nazionale ed attribuiti al Trentino sono inferiori rispetto a quelli comunicati dalla Provincia quotidianamente, in particolare se nelle rilevazioni nazionali si sia sinora tenuto conto soltanto dei dati dei tamponi positivi;

2) in caso di risposta affermativa al punto 2), se si conferma che i dati che pongono la Provincia di Trento tra quelle maggiormente colpite da coronavirus sono comparabili a quelli delle altre regioni e su quali basi abbia fatto le sue affermazioni l’assessore Gottardi;

3) se la Provincia di Trento abbia denunciato mancata trasparenza da parte delle altre regioni, se abbia rilevato presso le sedi istituzionali competenti una differente modalità di rilevamento dei dati e quali metodi di calcolo siano stati condivisi tra stato e regioni;

4) se quanto affermato dall’assessore Gottardi corrisponde al vero, e cioè che si sta calcolando il numero dei contagiati in maniera maggiore di altre regioni (anche se tutti gli analisti stimano che il numero reale dei contagiati sia molto maggiore di quanto rilevato), se si è consapevoli che l’alta percentuale di mortalità della nostra regione, adottando il metodo proposto dall’assessore stesso, aumenterebbe ulteriormente e porterebbe il Trentino probabilmente ad essere la zona al mondo con la più alta mortalità da covid-19 rispetto al numero di contagiati;

5) se non si ritenga che la Provincia, invece di cercare giustificazioni rispetto ad una gestione “non perfetta” dell’emergenza coronavirus, dovrebbe concentrarsi sulla lotta al contagio e sulle misure a sostegno della ripresa socio economica, in particolare aumentando tamponi e test anticorporali.

 

*
Avv. Luca Zeni