PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (6 puntata format Tv)

Per far fronte adeguatamente all’emergenza Covid-19, la Giunta provinciale, riconoscendo implicitamente i propri limiti, da mesi si sta dotando di una serie di “task force”, ovvero gruppi di consulenti con il compito di supportare le scelte della Giunta provinciale, in una sorta di appalto delle decisioni e quindi delle responsabilità.
Il problema è che queste “task force” si riproducono ad una velocità impressionante ed adesso, per coordinarle tutte e per semplificare e sburocratizzare il sistema. La Giunta provinciale sembra intenzionata a dar vita ad un’altra “task force” con il compito di monitorare e coordinare il lavoro di tutte le altre “task force”, al contempo semplificando e sburocratizzando la macchina provinciale.
In questo marasma prova a chiedere lumi il Consigliere del Partito Democratico Luca Zeni con un’interrogazione che cerca anche di capire quali costi comportino, per il bilancio pubblico, questa miriade di “task force”

*

In allegato l’interrogazione depositata.

 

 

*

Interrogazione n.
MA QUANTE “TASK FORCE” ABBIAMO?

All’insegna dell’antico motto latino: “Melius abundare quam deficere”, la Giunta provinciale, fin dalle prime avvisaglie della pandemia Covid-19, ha deciso di dotarsi di un congruo numero di consulenti, collaboratori, consiglieri, e quant’altro possa essere utile al formarsi delle decisioni politiche ed amministrative rilevanti, posto che tale scelta ha palesato l’ evidente sfiducia nella dirigenza provinciale ed in quella dell’Azienda Sanitaria, affiancando appunto ad esse un crescente numero di “task force” di esperti di varia natura deputati a consigliare, studiare, valutare, organizzare, analizzare e promuovere interventi rapidi ed efficaci.
Insomma un fermento di iniziative e di sempre nuove “task force”, invariabilmente annunciate con toni trionfalistici e risolutori e parimenti scomparse nel dimenticatoio del giorno dopo o avviate in ritardo, come nel caso evidente della “task force” per le R.S.A., attivata il 1 aprile, ovvero quasi un mese dopo lo scoppio della pandemia.
Il ricorso alle “task force” deve essere apparso alla Giunta provinciale come al soluzione di tutti i problemi, visto che nel giro di poco tempo, si sono avviate altre “task force” a partire da quella per la “ripartenza economica”, che pare aver coinvolto perfino un manager del prestigioso marchio automobilistico “Ferrari” e della quale si sono perse le tracce nell’oceano delle ordinanze delle conferenze stampa quotidiane. Si è poi arrivati al pomposo annuncio dell’Assessore al Turismo che, il 22 maggio scorso, postava sui “social” l’avvio di ben “quattordici tavoli di lavoro appositamente creati” e che dovrebbero costituire la “task force” sul turismo, della quale non pare essere pervenuto molto fino ad oggi, ma non disperiamo.
Lo stesso dicasi per altri settori come la cultura, il lavoro, il commercio, l’artigianato, lo sport e via dicendo, in un trionfo di “task force”, di “tavoli”, di “gruppi di lavoro”, di “consulenze e pareri tecnici” che, a tutt’oggi, avrebbero dovuto risolvere ogni problema: dal più rilevante al singolo dettaglio, perché altrimenti non si giustificherebbe lo spiegamento di tante e tali “force”.
Però, come si rammentava all’inizio, “melius abundare” e allora ecco sorgere dalla potenza evocatrice della Giunta provinciale una ulteriore “task force” con il compito di controllare e coordinare tutte le altre “task force”per semplificare e sburocratizzare la farraginosità della macchina amministrativa provinciale, anche coinvolgendo una figura professionale che arriva dall’Esercito. Sembra quasi di essere dentro le pagine di un fumetto della “Marvel Comics” fitto di supereroi che ristabiliscono l’ordine e la pace sociale.
Forse la Giunta provinciale, nella sua foga interventista e magicamente solutoria, dimentica di essere essa stessa produttrice di burocrazia nelle pieghe delle sue contraddizioni e discrepanze fra un’opzione e l’altra. Al contempo pare scordare che la burocrazia è un meccanismo che si autogenera, proprio quando si decide di eliminarla: si costituiscono nuovi centri burocratici (tavoli di lavoro, gruppi di ricerca, unità di missione ecc.) deputati, attraverso processi burocratici, a cancellare norme e regolamenti sostituendoli con norme e regolamenti emanati per ottenere l’eliminazione dei primi, in una sorta di vite senza fine.

Probabilmente, basterebbe limitarsi a proporre “leggi quadro” per governare i grandi temi e poi affidare a regolamenti e deliberazioni gli atti conseguenti; oppure sarebbe sufficiente applicare in Italia una legge che già esiste e non è mai stata abrogata – la cosidetta “Legge Bassanini” – riducendo, ad esempio, la produzione di moltissima documentazione richiesta come allegato a domande di sostegno e contributo. E ancora. E’ noto che buona parte di vincoli ed obblighi burocratici nascono dalla necessità del pubblico ufficiale di tutelarsi davanti all’iperproduzione legislativa che spesso è conflittuale in sé, come di fronte alla debolezza della politica che non “copre” le scelte demandate a dirigenti e funzionari pubblici, lasciandoli in balia del costante rischio di conflitto con la Magistratura e quindi spingendoli ad autotutelarsi, per esempio, con un surplus di documentazione, di passaggi e di procedure di controllo che ritardano ed indeboliscono il sistema nella sua interezza.

Per sbrogliare quest’intricata matassa burocratica, la Giunta provinciale ha compreso che non servono riforme radicali, ma basta affidarsi alla “task force”, una formula magica che di per sé risolve o comunque attenua e consente, fra l’altro, di spingere sul pedale della propaganda e della promozione autogestita del proprio operato.
Buon ultimo il nodo dei costi, perché un simile meccanismo, con il relativo coinvolgimento di parecchie decine di componenti delle varie “task force”, comporta un carico di costi sulle casse pubbliche non irrilevante e che forse poteva essere destinato altrimenti.

Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere:
– a quanto ammontano, a tutt’oggi, le varie “task force”(gruppi di lavoro, tavoli, consulenze, affiancamenti….) istituite dalla Giunta provinciale e/o dai singoli Assessorati e per quali singole materie di competenza;
– quali criteri si sono utilizzati per la scelta dei componenti di ogni singola “task force” e quanto percepisce ogni singolo componente;
– quali tempi sono stati assegnati ad ogni singola “task force” per analizzare le problematiche del proprio settore di competenza e quali risultati sono stati fino ad oggi prodotti da ogni singola “task force”;
– se corrisponde al vero la notizia secondo la quale sta per essere istituita una speciale “task force” in materia di semplificazione e di sburocratizzazione e da chi, nello specifico, è composto tale organismo, nonché quali tempi ed obiettivi sono stati assegnati al medesimo e se il lavoro della stessa è conflittuale o concorrente con i compiti assegnati, fin dall’avvio della corrente Legislatura, all’ “Unità di missione strategica per la semplificazione”, struttura interna alla Provincia ed attualmente operativa.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Distinti saluti.

avv. Luca Zeni