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ZANELLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS: « IN TRENTINO ESISTE UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE? »

Giornata mondiale contro l’Aids. In Trentino esiste una strategia di prevenzione e diagnosi precoce?

Premesso che:

oggi, 1° dicembre è la Giornata mondiale contro l’AIDS e come ogni anno la LILA (Lega Italiana Lotta all’AIDS) ha pubblicato il proprio report nel quale si offre una panoramica complessiva su HIV e AIDS;

dal rapporto si evince quanto il contesto della pandemia da CoViD-19 abbia pesantemente influito sulla cura delle persone sieropositive e dei malati di AIDS con pesanti ripercussioni sul diritto alla salute delle persone;

la sospensione delle attività di sportello delle sedi LILA durante il lockdown ha purtroppo comportato una diminuzione delle azioni di prevenzione, di testing e di presa in carico di persone HIV positive;

come per altre patologie croniche durante il lockdown è venuto meno l’indispensabile linkage to care (legame alle cure), poiché i servizi sanitari – specie quelli infettivologici – sono stati occupati nella cura dei pazienti affetti da CoViD-19 e hanno ridotto o addirittura sospeso le regolari prestazioni, le visite e gli esami di routine per gli altri pazienti, mentre le persone hanno avuto grandi difficoltà nel reperimento dei farmaci e anche a Trento le associazioni hanno dovuto supportare l’APSS nella distribuzione di farmaci antiretrovirali.

Considerato che:

in Italia l’incidenza di diagnosi di infezioni da HIV nel 2019 è stata di 4.2 casi per 100.000 abitanti (U.E. 4.7 casi per 100.000 abitanti), 80% maschi (di cui il 53% con comportamenti omosessuali), con una incidenza di 10,4 casi per 100.000 abitanti nella classe di età 25 – 29 anni;

la diagnosi è tardiva (late presenters, pazienti che vengono diagnosticati con patrimonio linfocitario già consumato) nel 58.7% dei casi (U.E. 52.4% dei casi) e si osserva che la proporzione di pazienti con una diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di AIDS è in costante aumento, passando dal 48,2% nel 2000 al 70,6% nel 2019;

questo dato è dovuto a una bassa percezione del rischio di contrarre l’infezione da HIV nella popolazione generale. La bassa percezione del rischio può essere conseguente a diversi fattori come l’idea, ad esempio, che l’HIV non sia più un problema di salute, grazie all’elevata efficacia dei trattamenti antiretrovirali, così come anche alla paura e/o allo stigma legati a un’eventuale diagnosi positiva;

la mancanza di informazioni e campagne di prevenzione e testing diffuse rimane dunque un elemento di forte criticità; risulta infatti essere fondamentale comunicare in modo chiaro e capillare quali siano le modalità di trasmissione e prevenzione, le tipologie di test, la finestra temporale e le numerose cure a disposizione.

Tutto ciò premesso:

SI CHIEDE AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E ALL’ASSESSORA ALLE POLITICHE SOCIALI

di fornire i dati di diagnosi di HIV in provincia di Trento negli ultimi 10 anni, divisi per genere e fasce di età;

di fornire i dati sulle diagnosi tardive di HIV/AIDS degli ultimi 10 anni (late presenters);

se vi siano in atto campagne d’informazione e attività di prevenzione dirette alla popolazione generale e a ragazzi e ragazze in età scolare;

se sia stata mai convocata la Commissione provinciale AIDS per condividere le politiche sul tema;

se vi sia in programma la promozione e il sostegno di attività di testing community-based;

perché non sia ancora stato individuato il responsabile dell’unità semplice di malattie infettive o perché non si individui una struttura complessa per la gestione delle stesse.

 

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Paolo Zanella

Gruppo provinciale FUTURA