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ZANELLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * COVID: « LA PAT RITIENE DI DOVERE VACCINARE GLI OPERATORI DEL SOCIALE CHE LAVORANO IN BASSA SOGLIA E CON LE PERSONE SENZA DIMORA? »

Gli operatori e le operatrici del sociale che lavorano con le persone senza fissa dimora o nei servizi di bassa soglia non rientrano espressamente nelle categorie individuate come prioritarie dal piano vaccinale. Il Dipartimento salute e politiche sociali, però, durante lo scorso lockdown ha individuato questi servizi come essenziali e assoggettabili a quelli sanitari.

Ora perché i lavoratori che operano in quel contesto vengono considerati essenziali quando si tratta di tenere in piedi un servizio, ma poi non vengono sottoposti a vaccinazione, quando invece sarebbe prioritario, visto che si interfacciano con un’utenza che ha un rischio oggettivo maggiore di contagio, essendo senza dimora e quindi con più contatti sociali promiscui? E perché anche le persone senza fissa dimora non vengono considerate categorie a rischio, anche in vista di un probabile prossimo lockdown durante il quale non avranno una casa dove isolarsi.

Il Piano vaccini nazionale è interpretato da molte Regioni e ASL in senso estensivo, senza rigide categorie che alla fine rischiano di escludere le persone più vulnerabili, come ha già fatto anche per gli/le addetti/e delle pulizie che lavorano direttamente a contatto coi pazienti con CoViD-19.

Si allega interrogazione al Presidente della Provincia e alla Assessora alla salute e alle politiche sociali.

 

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Paolo Zanella

Consigliere provinciale del Trentino

e regionale Trentino-Alto Adige/Südtirol

FUTURA 2018

 

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Interrogazione a risposta scritta n.
VACCINARE OPERATORI E OPERATRICI DEL SOCIALE CHE LAVORANO IN BASSA SOGLIA E CON LE PERSONE SENZA DIMORA
Premesso che:

il Ministero della Salute ha adottato con DM del 2 gennaio 2021 il Piano strategico dell’Italia per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/CoViD-19, dove sono riportate le priorità per l’attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini CoViD-19, aggiornate in data 8 febbraio e in costante aggiornamento;
con la risoluzione n. 56/30/XVI presentata a prima firma dal sottoscritto nel corso dell’ultimo Consiglio provinciale e bocciata dall’Aula, si chiedeva di dare un’interpretazione estensiva (e non certo di cambiare ordine) alle categorie di persone da vaccinare (es. assoggettare le addette/gli addetti alle pulizie che lavorano nei reparti CoViD-19 al personale sanitario o gli educatori che lavorano a scuola o nei doposcuola con bambini/e agli insegnanti);

con circolare del Dipartimento salute e politiche sociali Prot. n. D337/2020/0161911 del 11 marzo 2011, in pieno lockdown, si andavano a definire i servizi socio-assistenziali essenziali e quindi da mantenere comunque aperti. Tra questi venivano individuati i servizi a bassa soglia e per le persone senza dimora, raccomandando “l’osservanza delle disposizioni impartite per tutelare gli operatori e gli utenti prevenendo la diffusione del contagio”.

Questo anche in coerenza con quanto già dichiarato nella circolare dello stesso Dipartimento Prot. n. D337/2020/133569 del 26 febbraio 2020: “I servizi socio assistenziali, alla stregua dei servizi sanitari, esercitano un’importante funzione di supporto e di livello essenziale delle prestazioni a favore dei cittadini che occorre venga comunque garantita con le dovute misure di prevenzione protezione”;
ad oggi gli operatori e le operatrici del sociale che operano con le persone senza dimora e nei servizi a bassa soglia non sono state vaccinate, pur erogando un servizio dichiarato essenziale alla stregua di quello sanitario dalle citate circolari;

i lavoratori e le lavoratrici di questo settore sono costantemente esposti più di altri al rischio di contagio, avendo a che fare con un’utenza fragile che, non avendo un alloggio, vive con più probabilità di ritrovarsi in situazioni di promiscuità sociale e quindi con maggiore rischio di contagio;

nel caso di un nuovo lockdown, se si vuole che detti servizi continuino a funzionare efficacemente, fornendo anche un punto di appoggio per persone che non hanno un posto dove stare, sarebbe il caso che operatori e operatrici fossero vaccinate, così come anche le persone che, non avendo una casa, sono certamente più esposte al contagio.

Tutto ciò premesso:
​SI INTERROGA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E L’ ASSESSORA ALLA SALUTE PER SAPERE

1. se non ritenga di dare un’interpretazione estensiva del Piano vaccinale nazionale (come fatto per diverse categorie in tante Regioni) vaccinando subito anche gli operatorie e le operatrici del sociale, in particolare i più esposti che operano in bassa soglia e con le persone senza dimora, così come si è fatto per gli operatori sanitari;

2. se non ritenga opportuno vaccinare in tempi brevi anche le persone senza dimora, più fragili dal punto di vista del rischio di esposizione, soprattuto durante un nuovo possibile lockdown.

 

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Paolo Zanella Gruppo consiliare FUTURA