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ZANELLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * CAMPAGNA VACCINALE: « SCARSA ADESIONE TRA GLI OPERATORI SANITARI E LA POPOLAZIONE IN GENERALE, QUALI LE AZIONI DELLA PAT? »

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota inviata all’Agenzia Opinione) – Purtroppo, nonostante i vaccini ora ci siano e la macchina organizzativa sia ben avviata, l’adesione alla campagna vaccinale non lascia ben sperare. Con grande rapidità si sta aprendo a fasce di età sempre inferiori, segno che sono poche le persone che si stanno prenotando. Nella fascia 55-59 sinora l’adesione è stata solo del 30%.

La Giunta cosa sta facendo? Perché non pensa a una campagna pubblicitaria straordinaria con personaggi locali del mondo della scienza, dello spettacolo e dello sport che veicolino un messaggio positivo sui vantaggi per la collettività e per i singoli della vaccinazione? Servono strategie comunicative che aumentino i numeri di chi si vaccina, altrimenti l’immunità di gregge non si raggiungerà.

La scarsa adesione del personale sanitario ai vaccini (quasi uno su tre non si è vaccinato), invece, ha dato avvio al confronto di APSS con i singoli non vaccinati. Cosa pensa di fare, però, la Provincia se questa operazione di persuasione dovesse fallire con numeri rilevanti di dipendenti? In particolare se questi si concentrassero in determinati servizi o reparti che verrebbero così scoperti con la sospensione obbligatoria dal lavoro. Il rischio è concreto e mina la tenuta del sistema sanitario in una fase assolutamente delicata.

Su questo ho presentato l’interrogazione che allego.

 

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Interrogazione a risposta scritta n.
SCARSA ADESIONE ALLA CAMPAGNA VACCINALE TRA OPERATORI SANITARI E POPOLAZIONE GENERALE. QUALI LE AZIONI DELLA PAT?

Premesso che
i dati riportati dalla stampa sul personale sanitario che ad oggi ha aderito alla campagna vaccinale sono preoccupanti: su 18000 operatori ne mancano all’appello ben 5500. Hanno aderito alla campagna vaccinale l’89% dei medici, l’81% degli infermieri ed evidentemente percentuali molto inferiori delle altre figure professionali;
al netto di chi non può vaccinarsi, che rappresenta una piccolissima minoranza, e di chi è guarito dal CoViD-19 da meno di 90 giorni, il fatto che quasi un operatore della sanità su tre non sia vaccinato rappresenta un fatto grave.

Parliamo di professionisti/e che dovrebbero dare l’esempio, appartenendo a una comunità che basa il proprio agire sulle evidenze scientifiche e soprattutto che ha visto con i propri occhi le conseguenze della pandemia, ma in primis che dovrebbe aderire per un dovere deontologico;

il decreto legge 44/2021, all’articolo 4 prevede l’obbligatorietà della vaccinazione contro il SARS-CoV-2 per il personale sanitario che opera nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali. Dopo un iter di accertamento dello stato vaccinale degli operatori e la fase interlocutoria di persuasione, per chi ancora non volesse vaccinarsi è prevista o l’assegnazione a mansioni che non prevedano il contatto con l’utenza o la sospensione dal lavoro senza retribuzione, al massimo fino a fine anno;

se un numero rilevante di personale sanitario non dovesse aderire alla vaccinazione e venisse quindi spostato (pur non essendo molti i posti non a contatto con l’utenza dove collocarlo), il rischio è di sguarnire le unità operative, i servizi e le RSA, che già si ritrovano con dotazioni organiche al limite e con personale già provato da più di un anno di lavoro extra, con la conseguenza di paralizzare il sistema.

Considerato che
pur tenendo in considerazione che la capacità vaccinale giornaliera in Trentino sta aumentando, la sempre maggiore rapidità con la quale si stanno aprendo le vaccinazioni alle fasce di popolazione più giovani (13/3 75-79 anni, 7/4 70-74 anni, 15/4 65-69 anni, 26/4 60-64 anni, 29/4 55-59 anni e ora si pensa di aprire a breve agli over 50), fa supporre che anche nel caso della popolazione generale la percentuale che sta aderendo alla campagna vaccinale sia piuttosto scarsa;

la questione è tanto più preoccupante se si guarda alle numerosità della popolazione per fasce di età, che aumenta progressivamente scendendo dai 75-80enni sino ai 55-59enni: una percentuale inferiore di adesione tra le fasce di popolazione più giovani significa, in termini assoluti, molte più persone non vaccinate;

il dato che viene riportato dalla Giunta nelle conferenze stampa evidenzia che la prenotazione delle vaccinazioni ha un picco nella prima giornata di apertura del CUP alla possibilità di prendere appuntamento per ogni nuova fascia di età, per poi scemare nel tempo, sintomo che chi vuole vaccinarsi tende a prenotarsi appena ne ha la possibilità;
i dati che apprendiamo dai media confermano questa impressione, riportando adesioni alla campagna vaccinale (vaccinazioni eseguite o prenotate) per le persone tra i 55 e i 59 anni di 12000 persone si 40000: solo il 30% per ora si è vaccinato/si vaccinerà;

questi numeri, se si confermeranno, mettono seriamente a rischio l’obiettivo dell’immunità di gregge o del “Trentino CoViD free”, come ama chiamarlo il Presidente Fugatti.

 

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Tutto ciò premesso

CHIEDO AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E ALL’ASSESSORA ALLA SALUTE DI SAPERE:

1. come si pensa di gestire i servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali che dovessero assistere a un calo di personale a causa della sospensione di chi dovesse confermare l’intenzione di non vaccinarsi, nonostante il tentativo di persuasione da parte dell’APSS;

2. cosa sta facendo la Provincia assieme a APSS per favorire l’adesione della popolazione alla vaccinazione;

3. se non si ritenga utile investire in campagne pubblicitarie per favorire l’adesione alla vaccinazione utilizzando personaggi locali del mondo scientifico, dello sport e dello spettacolo che veicolino un messaggio positivo sui vantaggi per la collettività e per i singoli della vaccinazione.

 

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PAOLO ZANELLA

Gruppo consiliare FUTURA