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ZANELLA (FUTURA) * COVID – SCUOLE CHIUSE: « DALLA PROVINCIA DI TRENTO SERVONO INTERVENTI IMMEDIATI, ANCHE A MEDIO TERMINE »

Da lunedì, con l’ingresso in zona rossa a causa dell’incidenza dei contagi sul territorio, tutte le scuole saranno chiuse. La lunga esperienza dello scorso anno ci ha insegnato che questa chiusura porta con sé gravi conseguenze su almeno tre fronti, che andranno affrontate con interventi rapidi, ma anche con una presa in carico delle conseguenze nel medio periodo.

Innanzitutto l’impatto psicologico che l’assenza di relazionalità ha su bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Un impoverimento emotivo, una disconnessione dal mondo reale in favore di quello virtuale, anche con rischio di dipendenza da quest’ultimo e di disturbi del ritmo sonno veglia di ragazzi/e. E poi l’aumento di rischio di dispersione scolastica con tutte le conseguenze sul futuro delle giovani generazioni. Per questo si devono – e soprattutto lo si dovrà fare nell’immediato futuro – garantire supporti psicologici efficaci per i/le giovani e le loro famiglie, ma in primis si deve fare di tutto perché questa chiusura duri il meno possibile, pena pesanti ripercussioni sul benessere dei/delle nostri/e ragazzi/e e un’ulteriore erosione delle loro competenze emotive e relazionali.

Poi l’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze socio-economiche. Si ritorna allo scorso lockdown dove non tutte le famiglie avevano gli strumenti tecnologici e/o le competenze per permettere ai figli (soprattutto quando numerosi) di seguire la DaD. Allora si mise in moto la Giunta con finanziamenti per le attrezzature informatiche e la macchina della solidarietà per cercare di colmare il divario digitale e rendere accessibile a tutti/e la Didattica a Distanza. Oggi urge verificare che le famiglie abbiano effettivamente tutti gli strumenti necessari (dal PC alla rete, passando per le competenze minime) per permettere la frequenza a distanza delle lezioni, altrimenti si rischierebbe di cristallizzare iniquità inaccettabili tra i/le nostri/e studenti.

Infine il pesantissimo impatto sulle famiglie, da chi deve lavorare a casa a chi invece non può farlo. Famiglie in smart working obbligato: abbiamo tutti impresse nella mente le scene di genitori a casa davanti al PC, che tra una pratica e una riunione aiutano il figlio più piccolo con la DaD su tablet e l’altra figlia disperata in camera su un altro PC, insofferente alle lezioni a distanza. Questo non è smart working, ma semplicemente lavoro in remoto per la necessità di seguire i figli. Una fonte di disagio e stress, specie per chi ha abitazioni piccole e inadatte (una riflessione per il futuro dell’abitare è d’obbligo).

C’è poi chi deve lavorare per garantire un servizio essenziale e a casa non ci può stare. Le misure varate dalla Ministra alla pari opportunità e famiglia, Elena Bonetti, con aspettative e bonus baby sitter non bastano. Specie per chi lavora in sanità e non può assentarsi dal lavoro in un momento tanto delicato, l’aspettativa spesso è un diritto non esigibile. La Giunta deve trovare soluzioni rapide per chi non può assentarsi dal lavoro. Tra queste la sospensione di attività sanitarie non essenziali per le prossime settimane, per permettere al personale di godere dei permessi. Poi l’integrazione del bonus baby sitter, del tutto insufficiente così come stanziato dal Governo. Infine la possibilità di aggregare i figli e le figlie di più colleghi/e in piccoli gruppi stabili. Permettere di stare assieme a 4 – 5 bambini/e, avrebbe il vantaggio di permettere ai colleghi di aiutarsi vicendevolmente e ai ragazzi/e di vivere un minimo di socialità, con basso rischio di contagio.

Come sempre il genere femminile risulta il più penalizzato dal lockdown, perché come sempre saranno prevalentemente le donne a stare a casa a farsi carico dei figli costretti a non andare a scuola. In un Paese in cui è più facilmente sacrificabile il lavoro femminile (sempre che la donna lavori), perché mediamente meno retribuito, servono in prospettiva interventi non solo di conciliazione delle responsabilità professionali e genitoriali, ma anche di più equa condivisione dei lavori di cura tra i genitori e soprattutto politiche che portino a maggiore occupazione femminile e parità salariale.

 

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Paolo Zanella
Consigliere provinciale di Futura