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ZANELLA (FUTURA) * COVID – SANITÀ TRENTINA: « SERVONO INFERMIERI E PRIMARI, SE ARRIVERÀ LA TERZA ONDATA RISCHIANO CHE NON REGGANO IL COLPO »

Ormai è un anno che la sanità trentina è sotto pressione. Il personale, come hanno ben detto i presidenti degli Ordini dei medici e degli infermieri durante la prima “Giornata nazionale del personale sanitario”, è davvero al limite.

Se arriverà la terza ondata – cosa possibile a causa delle diffusione delle varianti – si rischia che non reggano il colpo. In numero insufficiente, sotto pressione con turni massacranti, senza vedere un giorno di ferie da mesi, il personale sanitario – in particolare infermieri e OSS – rischia il burnout.

Gli infermieri più di tutti soffrono le carenze di organico dovute a lunghe assenze, in particolare per gravidanze e maternità mai coperte, ma anche causate dalle aumentate richieste per la cura dei pazienti CoViD-19. A questo ora si aggiungono anche le prossime aperture del Centro clinico NeMo e della Rianimazione neurochirurgica, doverose, ma che assorbiranno molto personale. L’apertura sotto pandemia, dopo che si sono attesi anni suona quasi come una beffa per il personale.

Il paradosso è che per il personale infermieristico sono attive due graduatorie da cui attingere, una per il tempo determinato (sostituzioni di assenze come gravidanze) e una per quello indeterminato (ruoli). Il problema è che non si dà mandato politico di assumere tutto il personale necessario a coprire tutti i posti vacanti, comprese le lunghe assenze per gravidanza, che solo al S. Chiara sembrano essere una cinquantina.

Ci si limita all’assunzione del personale mancante per completare gli organici pre-CoViD-19 con contratto di ruolo, stabilizzando gran parte di quelli già assunti a tempo determinato, di fatto non cambiando la situazione di carenza in atto. Per mesi si è usata la retorica degli eroi e ora che sarebbe il momento di sostenerli, ci si mette a lesinare sulle assunzioni che potrebbero dare loro un minimo di respiro.

A questo si aggiunge la mancanza dei Direttori di struttura complessa causa pensionamenti in almeno dieci reparti/servizi dell’APSS. Reparti chiave, come le Medicine e la Rianimazione, che si trovano in un momento emergenziale come questo senza primari a condurli. Alcune realtà vedono facenti funzione operare da oltre 18 mesi, termine massimo previsto dal contratto per l’espletamento delle procedure concorsuali per il nuovo Direttore. La scusa del CoViD-19 per il rinvio non regge, perché è proprio a causa della pandemia che c’è bisogno di una guida solida nei reparti.

Se l’APSS non fornirà risposte rapide a questi problemi, davvero il rischio di collasso del sistema è dietro l’angolo.

Si allega interrogazione depositata oggi.

 

*

Paolo Zanella

Consigliere provinciale del Trentino

e regionale Trentino-Alto Adige/Südtirol

FUTURA 2018

 

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