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WWW.VATICANNEWS.VA * TRAGEDIA MARMOLADA: PAPA FRANCESCO, « CAMBIAMENTO CLIMATICO, URGENTE RISPETTARE IL CREATO »

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19.08 - lunedì 04 luglio 2022

Marmolada, si cercano i dispersi. Il Papa: urgente rispettare il Creato. In un tweet Francesco prega per le vittime di una tragedia causata probabilmente dall’eccessivo caldo di questi giorni. Il bilancio ancora provvisorio di quanto successo nel ghiacciaio dolomitico italiano della Marmolada, tra Trentino e Veneto, è di 6 morti, 10 feriti e 16 dispersi.

 

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Giancarlo La Vella e Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Dieci gradi centigradi in vetta, ad oltre 3300 metri. Le temperature elevate di questi giorni provocano siccità e disagi in pianura, ma in montagna stanno sgretolando la preziosa riserva di acqua dolce rappresentata dai ghiacciai alpini. L’emergenza causata da un clima, che sta repentinamente cambiando, sarebbe dunque all’origine dell’incidente avvenuto sulla Marmolada.

Dal ghiacciaio si è staccato un seracco che, franando a valle, ha travolto numerosi escursionisti. Pesante il bilancio delle vittime, purtroppo ancora provvisorio. Per ora si parla di 6 morti, 10 feriti e 15 dispersi, ma, secondo la Procura di Trento, le vittime potrebbero essere il doppio. I soccorritori hanno ritrovato stamani in vita quattro escursionisti. Le ricerche dei dispersi continuano in queste ore e la zona è stata chiusa ai turisti per motivi di sicurezza. E anche oggi si prevede caldo eccessivo.

 

La preghiera di Francesco
In un tweet il Papa ha espresso il suo cordoglio per la tragedia. Con l’hashtag “#PreghiamoInsieme” ha così rivolto il suo pensiero “per le vittime del crollo sul ghiacciaio della Marmolada, e per le loro famiglie”. Quindi dal Papa un forte appello e un monito perché si intraprendono, con urgenza, nuove vie che mettano al centro le persone e il pianeta:

Le tragedie che stiamo vivendo con il cambiamento climatico ci devono spingere a cercare urgentemente nuove vie rispettose delle persone e della natura.

Francesco: Settimana Laudato sì per ascoltare grido della terra

Il presidente del Consiglio Draghi ha espresso cordoglio per le vittime e ha ringraziato i soccorritori. Avviata un’inchiesta per disastro colposo. Ma forse la vera colpa viene da lontano ed è quella di non saper porre fine ai cambiamenti climatici non naturali, dovuti alla mano dell’uomo. Stiamo provocando ferite profonde e irreversibili alla Casa Comune, come ha sottolineato Papa Francesco nella Laudato si’. Entro 25 o 30 anni, secondo i climatologi, il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più e questa è la sorte che rischiano le altre formazioni alpine con una ricaduta grave sull’approvvigionamento idrico dei bacini fluviali a fondo valle.

 

Il cordoglio della Chiesa
“Il ghiaccio ha spezzato la vita di tante, troppe persone. Alle vittime e ai loro familiari va la nostra vicinanza e il nostro più profondo cordoglio. Di fronte a questa tragedia senza precedenti resta solo la forza dell’abbraccio fraterno, capace di portare un po’ di luce nel buio che tutti, in quest’ora, ci travolge”. Così l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, e il vescovo di Belluno, monsignor Renato Marangoni, intervengono sulla tragedia avvenuta nel primo pomeriggio di domenica 3 luglio in Marmolada.

Tre gradi, un’enormità
“Sono circa tre i gradi in più rispetto alla media sulla Marmolada, così al posto di ghiaccio e neve si trova altro e questo porta a dei rischi enormi”. Lo afferma Jacopo Gabrieli, ricercatore dell’Istituto Scienze Polari del Cnr. “Non possiamo dire che era prevedibile il singolo evento di ieri, ma sono due mesi che registriamo una situazione anomala a livello di temperature”, prosegue l’esperto, ribadendo come i cambiamenti climatici siano gli artefici di quanto sta accadendo. “Su quel sentiero ho camminato decine di volte, ho la pelle d’oca – confida – e mi auguro che tutti facciano un esame di coscienza, riflettendo sul nostro posto nel Creato”.

 

Attraverso un progetto internazionale di “Ice Memory”, Gabrieli e altri ricercatori stanno proprio lavorando in quei ghiacciai che sono “degradati, con una presenza di acqua liquida che rendono tutto molto instabile”. Secondo Gabrieli è importante allora ribadire l’importanza di un “rallentamento generale per quanto riguarda le nostre vite, compreso il rapporto con le montagne che può insegnarci molto in tal senso”.

 

Un approccio scientifico e ideologico comune
Ormai siamo in grado di sapere e di prevedere, però c’è un’enorme distanza tra ciò che dice la scienza e l’azione politica”. Lo afferma Andrea Masullo, direttore scientifico di Greenaccord, sottolineando come “si conoscano benissimo le Alpi, l’erosione dei ghiacci”. Il quadro è noto: in due, massimo tre secoli i ghiacciai si scioglieranno. “Questo è drammatico, perché sono loro a reggere le rocce, le cime delle montagne, a fare ciò che non può fare la vegetazione”.

Cosa fare dunque? “Inseguire l’emergenza è una strada che non porta da nessuna parte. Siamo invece chiamati – spiega – a realizzare delle opere di ingegneria per salvare il salvabile, portando ad un cammino di adattamento che sia rispettoso verso i giovani e le generazioni future”. Una strada che il Papa ha invitato più volte a percorrere. “Nella Laudato si’ – conclude Masullo – questo è spiegato molto bene, tutto è collegato, non è pensabile immaginare che le montagne sono distanti da noi. Occorre un approccio scientifico e ideologico comune, la vita è co-evoluzione”.

 

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Foto: (AFP or Licensors)

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