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WWF TRENTINO * IL FRAGILE INVERNO: « UNA NUOVA SFIDA SOCIALE ED INTELLETTUALE SI FA LARGO ALL’ORIZZONTE, QUELLA DEL NOSTRO RAPPORTO CON LA FAUNA ALPINA »

In questo particolare anno di questa particolare stagione, caratterizzata da precipitazioni nevose e gelo come in valle non si vedevano da un pezzo, una nuova sfida sociale ed intellettuale si fa largo all’orizzonte: quella del nostro rapporto con la fauna alpina.

Il selvatico è ovunque, dal muschio sui tetti delle nostre case fino alla volpe che razzola nella compostiera, passando per l’esplosione delle radici del platano dal manto stradale: la vita si fa largo entro gli spazi di lavoro umani in modo inaspettato, spesso nonostante una nostra mancata collaborazione. Tuttavia, se il pandemico anno appena trascorso (mai terminato) ci insegna qualcosa, questo è tra tutto il bisogno di una nuova alleanza con ciò che è diverso e distante dalla nostra immediata percezione: una alleanza che riconosca presenza, capacità di relazione con l’umanità e autonomia almeno a quello che etichettiamo comunemente come “selvatico”.

Non è un compito banale: spesso ci fermiamo al primo punto, faticando a riconoscere la stessa esistenza di quello che non è immediatamente visibile agli occhi. Il letargo dell’orso, la diapausa invernale dei lepidotteri, le profonde trune di fagiani e pernici nascondono alla vista un mondo spettacolare, reso ancora più fragile dai rigori della stagione fredda.

È un mondo inevitabilmente in relazione con la nostra presenza, che da questa non può (non dovrebbe) essere disaccoppiato: pena la creazione di artificiali dualismi (umano – naturale) che escludono componenti culturali meritevoli, oltre che acuire conflitti poi difficilmente rimuovibili: forse, un confine può essere tracciato riconoscendo una autonomia a quello che vive oltre a noi. Autonomia di decidere della propria esistenza, di condurla senza appelli a “logiche di popolazione” (si veda il grottesco abominio della richiesta di riapertura della caccia alla pernice bianca), di pace.

Non sempre è sufficiente, raramente bastano tre parole scritte su una newsletter: ma già riconoscere che esiste un problema di riconoscimento del selvatico nell’ambiente entro il quale ci muoviamo è un primo passo, per un compito arduo ma entusiasmante. Iniziare a vedere (e guardare) la vertiginosa diversità entro la quale siamo immersi.

Iniziamo, dalle nostre gite in montagna: ciaspole e sci alpinismo ci riavvicinano ad una percezione diversa della montagna, ma se non pianificate con cura, hanno un impatto: in particolare sulla stessa fauna con la quale dovremmo rientrare in relazione, disturbata e non raramente uccisa dalla nostra incauta presenza. Sull’argomento “fauna, inverno, esseri umani” sono in questi giorni stati scritti i più disparati ed eccellenti contributi, ai quali vi rimandiamo (qui per un riassunto, qui per un esempio di straordinaria campagna comunicativa e qui per un esempio completo e già in essere di civiltà e convivenza) ricordandovi:

di pianificare con attenzione la vostra gita, rimanendo quanto più possibile entro tracce già battute e scostandovi il meno possibile dalla traccia di salita anche durante la discesa;

in ogni caso, di non imperversare in mezzo al bosco, prediletto luogo di rifugio di molti animali;

di tenervi distanti dai margini del bosco;

di segnalare la vostra presenza nel caso avvistiate animali lungo percorsi che dovrete necessariamente intraprendere, in modo da dar loro tempo di spostarsi tranquillamente senza eccessivo dispendio energetico;

di tenere i cani al guinzaglio, norma valida in qualsiasi occasione di frequentazione dell’ambiente naturale (in particolare quello delle aree protette).

In bocca al lupo a tutti noi per quest’anno: e che i vostri tetti siano colmi di muschio.

Aaron Iemma, rieletto presidente WWF Trentino

 

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(Fagiano di monte di Stefania Dal Pra)