QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Nella serata di martedì 12 novembre, presso la caserma dei Vigili del Fuoco rivani si è tenuto un incontro promosso dal Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Riva del Garda ed allargato a tutti i corpi del distretto Alto Garda e Ledro per conoscere, dalla viva voce degli operatori, una delle branche della Protezione Civile Trentina. Si è trattato dell’associazione di volontariato Psicologi per i popoli Trentino – ODV. Un’associazione “relativamente giovane”, nata nel 2001, che conta attualmente 40 volontari operativi e oltre 90 soci complessivi, con interventi sia a livello locale sia nelle emergenze nazionali.

Importante è stato conoscere i metodi di lavoro, la loro organizzazione interna, la reperibilità e il metodo di attivazione. Sostanzialmente questi volontari sono a tutti gli effetti psicologi 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno, in quanto quella dello psicologo è anche la loro professione e ciò per cui hanno studiato. Tutto questo è stato raccontato dalle dottoresse Maria Pia Amistadi, Chiara Amistadi, Ilaria Dalvit, Adriana Mania e Ingrid Powell. Ognuna delle professioniste ha presentato una specificità dell’associazione fino ad addentrarsi nei meccanismi biologici del corpo umano che provocano le emozioni o lo stress.

I corpi del distretto hanno già in passato trovato negli Psicologi per i Popoli un fondamentale aiuto per portare avanti interventi delicati come le ricerche di persone scomparse o i grossi drammi; gli Psicologi per i Popoli sono stati il grimaldello per entrare in sintonia con i parenti, magari, della persona da ricercare per riuscire a carpirne le abitudini e le inclinazioni.

Ma se sembra normale che questa associazione presti la propria opera per il sostegno psicologico alla famiglia del disperso quello che è emerso con forza dalla serata è che anche l’operatore dell’emergenza, in questo caso il vigile del fuoco che porta soccorso, ha bisogno di supporto per superare le forti emozioni che scaturiscono, a freddo, dopo la fine dell’intervento. Se il debriefing tecnico che viene svolto tra i vigili del fuoco, in caserma, alcuni giorni dopo l’evento particolare serve per scambiarsi le opinioni sull’intervento e mettere così tutti al corrente delle metodologie operative poste in atto, esiste un momento simile anche per l’aspetto psicologico.

Il debriefing psicologico condotto da Psicologi per i Popoli, entro quindici giorni dall’evento particolarmente intenso, a favore dei vigili del fuoco, in questo caso, per aiutarli a superare lo shock di aver, ad esempio, estratto con le pinze idrauliche una persona conosciuta da un’automobile accartocciata o per ridimensionare i ricordi delle maxi emergenze che si sono poste davanti ai loro occhi a seguito di eventi calamitosi quali terremoti o inondazioni, come il terremoto dell’Abruzzo nel 2009 ma anche la tempesta Vaia del 2018 dove molti vigili del fuoco di altri distretti hanno operato fianco a fianco con gli Psicologi per i Popoli fin dai primi momenti.