Da giorni imperversano le polemiche riguardo la presunta mancanza di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori, di vario grado, che prestano opera nelle nostre RSA.

Credo che si debba fare chiarezza, considerando il momento assolutamente straordinario.

Leggere quotidianamente sui social e sugli organi di stampa della loro mancanza non è tranquillizzante per la popolazione e non fa onore alle strutture residenziali che ospitano i nostri anziani.

L’onda straordinaria che ha colpito il Paese non deve essere una scusante completa. Occorre anche capire la motivazione, se le le accuse sono fondate, di questa mancanza.

Come mai strutture così radicate nel territorio non abbiano un protocollo di urgenza e di emergenza. Ricordiamo che parliamo di residenze ove sono ospitate persone fragili, con pluralità patologiche e spesso nella fase terminale della loro vita. Persone, quindi, potenzialmente in pericolo primario nel caso di infezione di vario tipo. Oltretutto la vita in comunità ha l’effetto negativo di un rischio di contagio collettivo, cosa che è avvenuta propriamente nelle strutture sanitarie, in modo molto più marcato che nelle residenze private.

Occorre quindi capire se sia mai esistito un protocollo di emergenza, con stoccaggio di materiali sufficienti a un periodo di penuria o se ci si è affidati esclusivamente a fornitori a filiera internazionale con magazzini ridotti all’osso.

Si può accettare che un’impresa privata lavori a “magazzino 0”, ma una struttura sanitaria deve avere altri parametri oltre l’abbattimento dei costi.

Se un paio di settimane di crisi internazionale hanno provocato la scomparsa dei DPI, probabilmente occorre riconsiderare in modo radicale le metodologie di approvvigionamento aumentando le scorte presenti.

In attesa di ulteriori approfondimenti, dobbiamo avere i dati e la fotografia reale della situazione.

 

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Paolo Vergnano
Forza Italia
Rovereto (Tn)

 

Coronavirus ed RSA