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VERDI DEL TRENTINO * ORSO MONTE PELLER: COPPOLA, « AUTONOMIA NON VUOL DIRE LICENZA DI UCCIDERE »

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17.52 - mercoledì 24 giugno 2020

Incontro ravvicinato sulle pendici del Monte Peller tra due cacciatori e un orso/a. I Verdi del Trentino formulano gli auguri di pronta guarigione ai due cacciatori che all’imbrunire compivano un giro di perlustrazione nel folto del bosco del Monte Peller, notoriamente habitat naturale di alcuni orsi. Per loro stessa ammissione i medesimi hanno dichiarato di non aver fatto nessun rumore, parlato o fatto risuonare un sonaglio o delle semplici chiavi appese allo zaino, come caldamente consigliato dai protocolli che definiscono i comportamenti corretti da tenere qualora ci fosse la possibilità, segnalata ampiamente in quella zona, di incontrare i plantigradi.

Dunque, di un incontro casuale e del tutto fortuito si è trattato, che non rientra minimamente nella fattispecie di incontri con orsi cosiddetti confidenti, che si avvicinano all’abitato e agli umani. L’orso o l’orsa non era dunque intenzionato a nuocere ma si è trovata all’improvviso sul sentiero le due persone, una delle quali ha perso l’equilibrio ed è caduta nel tentativo di arretrare. È certo comprensibile e legittima la paura così come il tentativo di difendere il figlio da parte del padre, ma forse non è stata l’azione più adeguata da compiere quella di affrontare l’orso, con le conseguenze che purtroppo ci sono state.

Pare comunque evidente che se l’orso avesse voluto aggredire in modo pesante i danni sarebbero stati di ben altro tenore. Anche in questo caso di un avvertimento si è dunque trattato. Ciò rende lampante il fatto, da sempre ribadito, che gli orsi non hanno alcun interesse ad entrare in rotta di collisione con gli umani, sono anzi animali molto schivi e riservati, che nella gran parte dei casi passano inosservati ai frequentatori dei monti, come dimostrato da molti interessanti filmati che ne evidenziano la presenza in concomitanza con escursionisti che non se ne accorgono. Ecco perché è così importante farsi sentire annunciandosi e dando all’orso la possibilità di una via di fuga. Non sappiamo peraltro neppure se si sia trattato di una mamma che, come accade a tutte le razze, compresa quella umana, ha messo in atto comportamenti difensivi nei confronti dei cuccioli.

Il Pacobace, piano di azione per la conservazione degli orsi bruni nella Alpi, prevede regole precise e interventi più o meno forti nel caso di comportamenti degli orsi ritenuti pericolosi per gli esseri umani, ma pare evidente che in questo caso non si è trattato di una aggressione deliberata da parte dell’orso, per cui la decisione di sopprimerlo non rientra assolutamente né eticamente né etologicamente in quelle possibili. È solo l’espressione di un’inammissibile scelta crudele e di scarse conoscenze scientifiche. È la reazione a caldo che non ci si aspetta da chi deve gestire con saggezza e lungimiranza ciò che avviene in un territorio e che riguarda sia gli umani che gli animali.

Può solo soddisfare il sentimento di avversione verso la biodiversità animale, orsi in particolare, che fortunatamente riguarda solo una parte della popolazione trentina, spesso molto più avanti di chi la governa. Ricordo che gli animali sono essere indisponibili dello Stato oltre che esseri senzienti. Non serve la pena di morte nei confronti dell’orso, contro la quale peraltro si sono dichiarati pure i due cacciatori. E questa cosa fa loro onore.

Confidiamo perciò in una presa d’atto da parte del presidente Fugatti che non è questa la strada da seguire, unita a un forte intervento da parte del ministro Costa, che si faccia carico della difesa di un orso, peraltro ad ora sconosciuto, dall’ennesima morte annunciata. Si lavori invece perché chi frequenta i boschi e le montagne sappia, come il dodicenne intelligente e coi nervi saldi di un precedente incontro, come affrontare habitat condivisi con altri esseri viventi.

Posto che la nostra specie è in assoluto la più impattante, distruttiva, aggressiva in un Creato che, con tutte le sue creature e le bellezze naturali, ci è stato dato in prestito dai nostri figli e nipoti. E da tutte le generazioni future. Vogliamo altresì ricordare che la Provincia di Trento ha precisi obblighi di rendicontazione del proprio operato nella gestione del progetto Life Ursus, per il quale ha ricevuto finanziamenti nazionali ed europei. Autonomia non vuol dire licenza di uccidere.

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Lucia Coppola
Portavoce dei Verdi del Trentino

 

 

 

Foto: archivio Pat

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