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V COMMISSIONE PAT: VIOLA CRITICA FEDELI PER L’OBBLIGO DI ACCOMPAGNARE I MINORI

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Sì della V Commissione a quattro provvedimenti dell’esecutivo: sui contributi per i servizi di interesse economico resi da emittenti e portali di informazione; sul Piano per la scuola digitale; sull’offerta di due nuovi trienni scolastici al Marie Curie e all’Istituto delle arti di Trento e sull’aggiornamento del Piano Trentino Trilingue.

Sull’obbligo di accompagnare i minori, Viola critica la ministra Fedeli, ma Rossi ne giustifica la posizione pur preannunciando nuove “linee guida”. La Giunta sosterrà il ddl di Baratter sugli orti didattici.

 

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La Quinta Commissione presieduta da Lucia Maestri si è espressa oggi a favore di quattro delibere proposte dalla Giunta: la prima sulla proposta di secondo regolamento attuativo della legge per la concessione di contributi alle emittenti e ai portali di informazione per “servizi di interesse economico”, le altre sulla scuola in materia di strumenti digitali, integrazione dell’offerta e aggiornamento del Piano per il trilinguismo. Il presidente Rossi ha preso le difese della ministra dell’istruzione Fedeli duramente criticata da Viola per aver richiamato al rispetto dell’obbligo, risalente al Codice Rocco, di garantire l’accompagnamento dei minori nel tragitto casa-scuola e ritorno.

 

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Altri contributi per emittenti radiofoniche, televisive e portali.

Con voto unanime, la Quinta Commissione presieduta da Lucia Maestri (Pd) si è espressa stamane a favore della delibera proposta dalla Giunta provinciale e illustrata dal dirigente di settore, Gianpaolo Pedrotti, che individua e specifica i “Servizi di interesse economico generale” (Sieg), oggetto dei contributi previsti dalla legge 18 del 2016 sulla promozione dell’informazione locale.

La legge, ha ricordato Pedrotti, dopo il primo regolamento ne prevede un secondo che attui la possibilità di aumentare da 200.000 euro a 500.000 euro il livello di contribuzione possibile, superando il tetto massimo del de minimis della normativa europea. Finora, ha proseguito Pedrotti, in base al primo regolamento vi sono state 24 domande di contributo presentate da altrettanti editori, 22 delle quali ammesse alle agevolazioni e complessivamente finanziate con 900.000 euro a fronte di uno stanziamento sul bilancio provinciale di un milione di euro all’anno.

Con questo secondo regolamento di attuazione, le emittenti televisive provinciali o di valle, le emittenti radiofoniche provinciali o di valle, e i portali online che trasmettano o pubblichino contenuti informativi autoprodotti, potranno ora presentare domanda di contributo nell’ambito del Sieg, se le proposte riguarderanno programmi dedicati ad una di queste quattro categorie: minoranze linguistiche e autonomia, trilinguismo, possibilità per portatori di handicap di accedere ad informazioni di servizio, vari temi legati alla sicurezza. I contributi messi a disposizione si aggiungono alle agevolazioni già esistenti e che restano in vigore.

L’offerta è rivolta a chi vorrà proporre queste tipologie di programma. I soggetti che vogliono avvalersi di questa opportunità devono presentare proposte rispondenti ad una griglia molto rigorosa che ricalca i parametri presenti anche nella precedente delibera.

L’insistenza è sulla presenza di professionisti e di requisiti tecnici tali da garantire la realizzazione degli obiettivi. L’ufficio stampa della Giunta provinciale è il soggetto incaricato per legge dell’istruttoria delle domande e della conseguente formazione di una graduatoria sulla base della quale verranno poi erogati i contributi a titolo di Sieg.

Civettini (CT) ha auspicato che la legge e il regolamento concorrano a normalizzare le situazioni maggiormente critiche che interessano soprattutto le emittenti più piccole.

La presidente Maestri ha riferito che sul regolamento il Corecom, il Comitato provinciale per le comunicazioni, ha espresso con una nota una riserva sull’opportunità di assegnare all’ufficio stampa della Giunta l’istruttoria delle domande ai fini della concessione del contributo.

Il presidente Rossi ha suggerito alla Commissione di recepire lo stimolo del Corecom per cercare un’eventuale soluzione che sfoci in una modifica della legge, in modo da superare il sospetto che pur agendo a livello esclusivamente tecnico, l’ufficio stampa non garantisca la necessaria terzietà e neutralità della Provincia.

Se, ha aggiunto Rossi, per fugare il dubbio il Consiglio , d’intesa con il Corecom, optasse per affidare l’incarico dell’istruttoria ad un soggetto esterno, la Giunta si impegnerebbe a coprire i costi dell’operazione. Maestri ha giudicato “non scandaloso” che sia l’ufficio stampa della Giunta a svolgere questo ruolo, concludendo che in ogni caso per chiarire l’argomento la Quinta Commissione consulterà il Corecom.

 

 

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Parere favorevole al Piano provinciale per la scuola digitale. Ma attenzione ai rischi.

A seguire l’organismo si è espresso con 4 sì e tre voti di astensione (Viola, Zanon e Civettini) a favore del Piano per la scuola digitale proposto dalla Giunta con una delibera che attua la modifica apportata l’anno scorso alla legge provinciale sulla scuola del 2006.

Il presidente Rossi ha indicato nel Piano un documento di indirizzo collegato a logiche di spesa che costituisce un asset portante dell’innovazione didattica nella scuola trentina.

Con il Piano non si parte da zero, ha ricordato la responsabile del settore Daniela Ceccato, perché il digitale nella scuola trentina ha già una tradizione.

L’obiettivo è indirizzare raccordare le azioni che gli istituti già realizzano nella loro autonomia per migliorare le competenze digitali degli alunni lavorando su didattica e apprendimenti, con un focus particolare sull’utilizzo critico e consapevole dei Social Network. Per questo sono individuate 30 azioni e 80 interventi.

Gli ambiti riguardano gli strumenti (banda larga, ambienti digitali, ecc.), le competenze e i piani di studio, la formazione del personale della scuola e infine misure di accompagnamento con azioni di monitoraggio e supporto che consetano di calibrare sempre più gli interventi.

Nel rispetto dei principi generali delle pari opportunità, dell’inclusione, dell’uso consapevole della rete e dell’open source.
Rispondendo a una domanda di Civettini sui possibili rischi di derive ideologiche derivanti dal Piano digitale, Rossi ha escluso la presenza di contenuti che si espongano a questo sospetto, perché questo strumento non sarà utilizzato solo in alcune materie ma in modo trasversale.

Per Walter Viola (Progetto Trentino) i toni del Piano appaiono un po’ eccessivi perché il digitale non è in sé “buono” e non risolve i problemi, anzi. Basti pensare al fenomeno del cyberbullismo.

Anche la previsione del Piano di rendere “pervasive le attività digitali” in tutte le discipline scolastiche, impone per Viola di capire il “come” questo dovrà avvenire se si ha a cuore l’educazione e la formazione dei ragazzi. Serve quindi, a giudizio del consigliere, “una dose di sano equilibrio nell’utilizzo degli strumenti digitali”.

Anche perché, ha spiegato, vi sono fior di pedagogisti che non ritengono affatto superato nella scuola il valore dei libri e dei supporti cartacei. Il problema per il consigliere non è che ogni scuola abbia un “animatore digitale” come traspare dal Piano, ma che vi sia al contrario “moderazione” nell’utilizzo di questo strumento da parte dei ragazzi, spesso disarmati rispetto all’invadenza delle tecnologie.

Viola ha infine criticato l’invito ad utilizzare il softwalre libero, perché il mondo ormai non va più in questa direzione. In definitiva, ha concluso Viola, “non interessa che la scuola sia ‘digitale’ ma che sia scuola, valorizzando le risorse costituite dai docenti”.

Il presidente Rossi ha condiviso le preoccupazioni di Viola “perché il digitale è e resta uno strumento”. Occorre però, ha aggiunto, lavorare sui contenuti influenzati dal digitale, dotando ad esempio tutte le scuole di connettività, cartelle condivise, portfolio dei docenti, nuovi portali, accessibilità ai dati da parte delle famiglie.

Il Piano digitale, ha aggiunto Rossi, sviluppa azioni per catturare l’attenzione dei ragazzi attraverso il device di ciascuno e prevenire così anche il cyberbullismo. “In questa questa direzione lavorerà l’Iprase”, ha garantito Rossi, perché i ragazzi comprendano che utilizzando questi strumenti che dovrebbero “aprire”, c’è invece e va evitato il rischio di isolarsi.

Rossi si è detto d’accordo con Viola anche sul software libero, perché sul piano tecnico la tendenza generale è in un’altra direzione. D’altra parte, ha osservato, il Piano non poteva non attuare la legge che su questo tema la Provincia si è data.

Vi è invece la possibilità di favorire con gli open data la crescita culturale dei docenti, con una sempre maggiore condivisione di esperienze didattiche.

 

 

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Obbligo di accompagnare i minori, Viola critica la ministra Fedeli e Rossi la difende.

Sembra, ha ricordato ancora Viola, che la ministra Fedeli voglia introdurre l’utilizzo libero degli smartphone nelle classi. “Io mi auguro che questo non avvenga – ha commentato il consigliere – e che se avverrà la Provincia adotti una posizione diversa”.

Infine, sull’obbligo, ribadito dalla ministra Fedeli, di accompagnare a scuola i minori, che risponde ad un articolo del vecchio Codice Rocco, Viola ha fatto appello al presidente perché la Provincia assuma una posizione più intelligente e al passo con i tempi, perché all’epoca si pensava alla tutela degli incapaci.

Maestri ha ricordato che alla Camere sono stati già presentate norme “più umane” per risolvere la questione, favorendo la costruzione dell’autonomia dei ragazzi. A partire dalla loro resposabilizzazione nel percorrere i tragitti casa-scuola e scuola-casa.

Il presidente Rossi ha assicurato che “in qualche modo cercheremo di intervenire”, ma ha aggiunto di capire anche la ministra Fedeli, che ha dovuto, al di là delle sue opinioni, richiamare al rispetto della legge.

“La Provincia – ha ricordato Rossi – aveva adottato sul tema delle linee guida sotto forma di suggerimenti che ora proveremo ad aggiornare, ben sapendo però di non che il problema non sarà mai risolto del tutto a causa delle possibili interpretazioni restrittive del codice che l’autorità giudiziaria potrebbe dare in materia di custodia dei minori e che i dirigenti scolastici subirebbero”.

Due nuovi trienni nelle scuole trentini: web marketing al Marie Curie di Pergine. architettura e ambiente all’Istituto delle arti di Trento.

Il parere favorevole con due astenuti (Viola e Civettini) è stato espresso dalla Quinta Commissione alla delibera della Giunta riguardante l’aggiornamento del quadro dell’offerta scolastica ed educativa provinciale. Si tratta, ha spiegato Rossi, del recepimento delle proposte di alcuni istituti superiori di incrementare l’offerta formativa.

In particolare la Giunta ha recepito il progetto presentato nel giungo scorso dall’Istituto Marie Curie di Pergine per l’attivazione del triennio di indirizzo amministrazione, finanzia e marketing con specializzazione in web marketing, in continuità con il biennio unico dell’Istituto tecnico economico attivo nella sede di Levico dello stesso istituto.

Oltre a rispondere ai bisogni emergenti, il triennio potrebbe rivelarsi un buon modo per tentare di stimolare le iscrizioni dei ragazzi ad un percorso che, nonostante la forte richiesta del mercato del lavoro, sta registrando in questi ultimi anni una forte flessione nelle iscrizioni.

La delibera prevede anche l’attivazione all’Istituto delle Arti di Trento del triennio del corso liceale artistico nell’indirizzo di architettura e ambiente, con un focus particolare sulla rigenerazione dell’architettura e dell’ambiente extraurbano, legato alle esigenze del territorio, giudicato molto positivamente da Rossi perché “in filiera con la successiva formazione universitaria nel settore dell’architettura, dell’ingegneria edile e dei beni culturali”.

A una domanda di Viola che chiedeva se la Giunta abbia previsto una simulazione dell’impatto del calo demografico sul sistema scolastico del Trentino, il presidente Rossi ha risposto evidenziando l’impegno con cui si intende fronteggiare il problema, a partire dalla riduzione a cinque dei giorni di scuola settimanali, “per occupare i pomeriggi dei ragazzi anche portando all’interno degli istituti esperienze sportive e culturali normalmente vissute al di fuori”.

“Se a questo aggiungiamo le attività di apprendimento delle lingue straniere e quelle legate ad un’alternanza scuola-lavoro legata alla tipologia degli studi – ha segnalato Rossi – allora nelle scuole avremo bisogno di personale dedicato, che curi i rapporti diretti con le imprese”.

Così, ha concluso, “pensiamo di ammortizzare il colpo” del calo demografico. Si proseguirà anche con il processo di accorpamento delle scuole dell’infanzia ed elementari, sempre prestando però attenzione all’esigenza di garantire la qualità dell’insegnamento quando i bambini sono pochi.

Gianpiero Passamani (Upt) ha plaudito al progetto del triennio di specializzazione in web marketing al Marie Curie, “peccato però – ha lamentato – che a Pergine non sia stata prevista anche la riattivazione nel 2018-2019 del biennio economico propedeutico a questa specializzazione triennale”. Risposta: i numeri degli iscritti sono troppo scarsi per rendere praticabile questa strada. Si arriverebbe al massimo ad una classe oltre a quella di Levico, per cui almeno per il momento il biennio è rimasto in una sola sede.

 

 

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Vi sarà più gradualità e attenzione alle difficoltà nell’attuare il Piano Trentino Trilingue.

Un altro “sì” con due voti di astensione (Viola e Civettini) è stato espresso dalla Quinta Commissione in merito alla delibera di aggiornamento del “Piano Trentino Trilingue” introdotto tre anni fa dalla Giunta provinciale sempre per attuare un’apposita modifica introdotta durante la scorsa legislatura alla legge 5 del 2006 sulla scuola.

Rossi ha ricordato il monitoraggio costante di questo progetto, da cui deriva anche questo aggiornamento, che prevede risorse per la formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici.

Il Piano, ha proseguito Rossi, comporta un investimento di 36 milioni di euro e coinvolge 2.200 classi scolastiche. Nel 2015 erano 900. Si tratta di 1.535 studenti coinvolti attraverso il sistema vaucher, on 192 studenti iscritti al quarto anno all’estero. I docenti che hanno definitivamente completato la formazione per insegnare con la metodologia Clil sono 750 e sono migliaia quelli coinvolti con i vaucher nei corsi che si stanno svolgendo in Trentino e all’estero.

“Oggi – ha detto il presidente commentando questi dati – abbiamo quindi modificato la qualità delle competenze linguistiche dei docenti”. Certo, ha riconosciuto, “il processo non è concluso e va quindi completato considerato che questo è il settore che ha il maggior livello di spesa rispetto all’assegnazione di risorse europee”.

Ancora, ha ricordato Rossi, 3.000 studenti sono già stati sottoposti ad un test linguistico. Iprase organizzerà un secondo test per confrontare la situazione di partenza con quella maturata fino ad oggi per migliorare gli interventi nel tempo. Ormai, ha proseguito il presidente, tutti hanno preso atto che questo è un progetto sul quale vale la pena investire.

Certo, ha riconosciuto, vi sono ancora criticità e contrarietà legate al metodo scelto, ma secondo Rossi serve soprattutto maggior autonomia degli istituti scolastici per gestire il piano trilingue con la necessaria gradualità, anche non vietando l’utilizzo di metodologie che non prevedono il Clil. “La Giunta – ha concluso il presidente – intende valorizzare anche in termini economici il personale docente che si impegna a formarsi con metodologia Clil”.

Il dirigente provinciale, Roberto Ceccato, ha ricordato che alla base dell’aggiornamento del Piano trilinguismo vi è la volontà di valorizzare l’autonomia degli istituti perché elaborino proposte migliorative e con gradualità, in modo da favorire l’adattamento della norma alle diverse situazioni.

Iprase ha il compito di sostenere e accompagnare le scuole nell’applicazione del Piano, mentre l’incentivazione dei docenti è stata affidata ad Apran per riconoscere loro le funzioni aggiuntive di programmazione del trilinguismo. “Rispetto al 2014 – ha evidenziato Ceccato – le previsioni del Piano sono state aggiornate all’insegna di una maggiore gradualità riconoscendo che il reclutamento e la formazione hanno tempi inevitabilmente lunghi.

Non siamo intervenuti sulla scuola dell’infanzia e sui nidi dove non vi è il Clil ma l’esposizione linguistica”. Inoltre particolare attenzione è riservata dall’aggiornamento del Piano alle scuole che presentano maggiori difficoltà, nelle quali non si prevedono più 5 ma tre ore.

Tre ore, ha aggiunte, che si potranno utilizzare anche con metodologie diverse dal Clil, per il potenziamento della formazione linguistica in generale. Nella scuola secondaria di primo grado è stata previsto nel triennio “un rallentamento del piano”, a favore dei ragazzi provenienti dal Clil nella scuola primaria. In definitiva, il Piano trilinguismo impone alle scuole meno vincoli rispetto alla versione iniziale.

Viola (PT), apprezzando la maggior gradualità introdotta con questa delibera, garantendo nei singoli istituti una “doverosa” flessibilità anche nella formazione dei docenti, ha chiesto se vi sono valutazioni dell’impatto del progetto Clil sugli apprendimenti delle materie curriculari.

Il presidente Rossi ha risposto positivamente, perché “misurare come eravamo e come siamo è fondamentale per capire la situazione delle materie curriculari che hanno ‘subito l’impatto’ del Clil”. E ha concluso ricordando che l’Iprase ha avviato una ricerca scientifica su quest’innovazione, che sta interessando molto sia ad Ocse Pisa sia ad Invalsi.

 

 

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Sarà emendato e condiviso dalla Giunta il ddl di Baratter sugli orti didattici.

Sul disegno di legge 152 proposto da Lorenzo Baratter per l’istituzione la promozione e il finanziamento degli orti didattici, il presidente Rossi ha ricordato di aver avviato con il consigliere l’elaborazione di una serie di emendamenti condivisi, confermando il parere favorevole della Giunta sul provvedimento.