Morte per non aver capito la pericolosità della pista, perché non c’erano le scritte in lingua italiana, ma solo quelle in lingua tedesca. La Provincia si costituisca parte civile se il processo sarà definitivamente disposto dopo la richiesta di rinvio a giudizio per i gestori della pista da sci in cui il 4 gennaio dello scorso anno rimasero drammaticamente coinvolte Renata Dyakowska di 38 anni e la piccola Emily Formisano di 8 anni, madre e figlia, morte entrambe, la bimba sul colpo e la mamma dopo alcune settimane di agonia.

È ora che il principio del sacrosanto utilizzo della lingua italiana in Alto Adige sia preteso con forza. La Provincia di Bolzano ora non può far finta di non vedere e capire. Le vittime di questo incidente per cui la Procura della Repubblica ha ipotizzato il reato di omicidio colposo plurimo in seguito a presunte carenze gestionali in materia di sicurezza meritano giustizia. Nel campo d’imputazione si evidenzierebbe che i responsabili dell’impianto avrebbero omesso di fornire agli utenti le indicazioni prescritte dalle norme sulla segnaletica e di tradurre in italiano il divieto di percorrere con la slitta la pista dove poi avvenne il mortale incidente.

Motivo per cui ragionevole e dovuta sarebbe la costituzione come Parte civile in un processo che potrebbe essere simbolo per quanto riguarda il rispetto della lingua italiana, troppo spesso cancellata in Alto Adige, una provincia italiana. Come italiane per residenza erano le vittime dell’incidente che avrebbe potuto essere scongiurato se la pericolosità della pista fosse stata segnalata anche in lingua italiana con la medesima evidenza con cui lo era in lingua tedesca.

La Provincia non cerchi alibi, sul rispetto delle due lingue, anche quella italiana, si fonda l’Autonomia e questi principi vanno difesi anche in sede giudiziaria.

Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e provinciale dell’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì.