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URZÌ (FDI – AANC) * BIOETICA: « L’UTERO IN AFFITTO È REATO ANCHE SE LA SURROGAZIONE DI MATERNITÀ VIENE COMMESSA ALL’ESTERO E NON SOLO IN ITALIA, COME È ADESSO »

Utero in affitto, reato anche se la surrogazione di maternità viene commessa all’estero e non solo in Italia, come è adesso. Tema sensibile, cha ha conosciuto nell’ultima tornata di lavori del Consiglio provinciale un acceso dibattito in Consiglio provinciale in cui alcune forze politiche fra cui la Lega hanno annunciato attraverso la capogruppo Mattei la critica nei confronti dello strumento scelto per animarla (la mozione, mentre avrebbe dovuto essere proposto un documento voto o un progetto di legge) ma la condivisione nella sostanza.

Va detto questo: il tema è di competenza del Parlamento. Il Consiglio provinciale può proporre indirizzi al Parlamento proprio con i progetti di legge o i documenti voto che abbisognano però per essere presentati di più firme di consiglieri. In Consiglio provinciale Fratelli d’Italia può contare solo sulla mia firma e quindi per presentare questi documenti devo chiedere il supporto tecnico di consiglieri di altri gruppi.

Questo era emerso nel corso dei lavori del Consiglio su una mia mozione (che è un documento di impegno interno al Consiglio e non di indirizzo al Parlamento). Ed è per questo che ho depositato immediatamente un progetto di legge in segreteria del Consiglio chiedendo ad altri gruppi, in primis alla Lega con cui queste battaglie sono condivise a livello nazionale, di sottoscriverlo.

Ma a dieci giorni da allora nessuno si è fatto vivo. E ciò nonostante l’invito indiretto che avevo avuto dal capogruppo della Lega Rita Mattei ad attivarmi proprio in questa direzione: “Rita Mattei ha rilevato che la competenza non è provinciale, ma l’argomento è molto delicato. Come rappresentante della Lega ma soprattutto come donna, riteneva la pratica dell’utero all’affitto aberrante”, si legge nel comunicato ufficiale in cui si rilevava anche l’inadeguatezza dello strumento della mozione. Proprio per questo ho presentato il progetto di legge, lo strumento giusto anche secondo Mattei, ma poi quando è stato il momento di metterci la firma la Lega ha ritratto la mano e così il progetto di legge è ancora fermo in segreteria. Insomma, mi sento preso in giro.

Dicano se condividono o non condividono il tema e se vogliono permettermi di presentare il progetto di legge o meno. Mi sembra strano che mentre a livello nazionale la sintonia sia forte qui la Lega sembra che quasi per timore reverenziale verso la Svp che si è dimostrata più timida (sconfessando la sua natura popolare e facendo prevalere quella di Sinistra) non vogliano apporre la loro firma a fianco alla nostra.
Cosa prevede il progetto di legge?

La legge propone che sia modificato l’articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, in materia di perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all’estero da cittadino italiano. La legge n. 40 prevede che «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro». Questo divieto, tuttavia, opera solo a livello nazionale, mentre in altri Paesi, sia europei e soprattutto extraeuropei come India e Stati Uniti d’America, tali pratiche sono legali.

Questo ha dato luogo e sta dando luogo in questi anni alla diffusione del cosiddetto turismo procreativo, cioè di quel fenomeno per cui coppie italiane che non possono avere figli si avvalgono della tecnica della surrogazione di maternità in un Paese estero in cui la stessa è consentita.
La surrogazione di maternità può assumere due forme distinte. Nella prima si tratta specificamente di una surrogazione di concepimento e di gestazione, ossia la situazione in cui l’aspirante madre demanda a un’altra donna sia la produzione di ovociti, sia la gestazione, non fornendo alcun apporto biologico.

Nella seconda si dà corso, invece, a una surrogazione di gestazione, comunemente detta «utero in affitto» nella quale l’aspirante madre produce l’ovocita il quale, una volta fecondato dallo spermatozoo dell’aspirante padre, viene impiantato nell’utero di un’altra donna che fungerà esclusivamente da gestante. Le pratiche della surrogazione di maternità costituiscono un esempio esecrabile di commercializzazione del corpo femminile e degli stessi bambini che nascono attraverso tali pratiche, che sono trattati alla stregua di merci. Ciononostante, il ricorso a queste pratiche è in vertiginoso aumento e la maternità surrogata sta diventando un vero e proprio business.

Nella surrogazione di maternità le donne che «prestano» il proprio corpo non hanno alcun diritto sui bambini che pure portano in grembo e non sono neanche considerati i diritti dei bambini, costretti a separarsi dalla madre biologica subito dopo il parto (un evento assolutamente traumatico) e che si chiederanno per tutta la vita chi sia la loro madre biologica. Tutto questo dimostra come la «favola» della madre che generosamente presta il proprio corpo a una donna che non riesce a sostenere una gestazione sia lontana dalla realtà, mentre la verità è che si tratta di un banale mercimonio di madri e di bambini.

Dopo decenni in cui si è lottato per riconoscere ai bambini un’autonoma dimensione giuridica e si sono firmati decine di convenzioni e di atti internazionali volti a promuovere la tutela dei loro diritti, ora si sta tornando indietro. Nasce da ciò l’esigenza, sempre più avvertita in ambito nazionale e internazionale, di condannare la diffusione di tali pratiche.

In Italia, il 18 marzo 2016, il Comitato nazionale per la bioetica, organo di consulenza al Governo, al Parlamento e alle altre istituzioni, ha approvato una mozione con la quale definisce la maternità surrogata come «un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio sottoposto come un oggetto a un atto di cessione», ritenendo che «l’ipotesi di commercializzazione e di sfruttamento del corpo della donna nelle sue capacità riproduttive, sotto qualsiasi forma di pagamento, esplicita o surrettizia, sia in netto contrasto con i princìpi bioetici fondamentali».

In ambito europeo, invece, il 17 dicembre 2015, nel corso dell’Assemblea plenaria del Parlamento europeo, è stata approvata la Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014, sulla politica dell’Unione Europea in materia, di cui alla risoluzione 2015/2229 (INI). La Relazione contiene un emendamento di un eurodeputato della Slovacchia che stabilisce che il Parlamento europeo «condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba essere vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani».

Una presa di posizione anche da parte del Consiglio provinciale sarebbe più che necessaria. Spiace non sarà possibile su un progetto di legge di indirizzo per il Parlamento causa l’ostruzionismo della Lega in primis.

 

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Alessandro Urzì

Consigliere regionale e provinciale di Fratelli d’Italia