Leggiamo da qualche giorno sulla stampa interventi di esponenti di diverse categorie, interventi che, alla fine, rischiano di insinuare nel lettore l’errata sensazione che la gestione dell’emergenza da COVID – 19 nelle Rsa trentine sia lasciata alla libera iniziativa del singolo ente, il più delle volte abbandonato a sé stesso, il quale a sua volta metterebbe a rischio con il proprio agire l’incolumità degli utenti e del personale.

Pur non volendo rispondere alle provocazioni che da giorni tentano di solleticare la nostra già provata pazienza, non possiamo peraltro permettere che il susseguirsi di queste dichiarazioni vanifichi il grande sforzo che tutti gli enti gestori stanno mettendo in campo da oltre un mese per affrontare questa grave emergenza.

La pandemia che ci ha colpiti è una emergenza a livello mondiale. Leggiamo quotidianamente veri e propri bollettini di guerra che provengono da tutte le parti del mondo. Nessuno, al momento, sembra sia in grado di farvi fronte, tutt’al più ognuno cerca di limitare i danni.

In Trentino, a torto o a ragione, fino a fine febbraio la consapevolezza del rischio è stata oggettivamente ridotta.

Per quanto di stretta competenza, non appena percepita la gravità del problema gli enti gestori, coordinati da UPIPA, hanno attivato, progressivamente, con gli strumenti che avevano a disposizione, le misure ritenute più idonee per fronteggiare la diffusione del virus all’interno delle Rsa. Tutti, ora, ci riconoscono di essere stati in grado di reagire prontamente e di aver adottato scelte rivelatesi successivamente lungimiranti.

Con il senno di poi è sempre facile giudicare. Tenuto conto anche del livello di stress che ognuno porta sulle spalle si sta però arrivando a utilizzare la stampa come sfogatoio delle proprie frustrazioni, e del proprio malessere. Inoltre, si assiste anche a chi, usando una metafora, attaccando per mestiere il medico rischia di far morire il paziente.
Tutto ciò rappresenta davvero un grave errore.

Innanzitutto si distolgono preziose energie, che già sono ridotte all’osso, dall’obiettivo principale che è quello di lavorare per tutelare le strutture, chi ci vive e chi ci lavora. Secondariamente si rappresenta un quadro più fosco di quello che è, pur non nascondendo le criticità del momento.

Terzo, si dà l’idea di un sistema senza regia e allo sbando, cosa che non è affatto così. Mai come in questo momento, infatti, lavoriamo e ragioniamo a livello di squadra, mettendo in campo tutte le energie possibili e utilizzando, ripeto, gli strumenti che ci sono forniti e che abbiamo a disposizione.

Le accuse generiche, lo sparare nel mucchio, il tratteggiare scenari apocalittici non serve a nessuno e soprattutto, aumenta l’insicurezza di chi sta in prima linea, anziché contenerla.

Occorrono, invece, in questo momento da parte di tutti ragionevolezza, lucidità ed anche una sincera onestà intellettuale.

 

 

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La Presidente
dott.ssa Francesca Parolari