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Borsari (Unipd): “È necessario un profondo mutamento di mentalità da parte di imprese, imprenditori e collaboratori; la 231 va colta come un’opportunità di fare impresa in modo diverso”

È stata presentata la ricerca dell’Osservatorio 231 del Triveneto, condotta da Riccardo Borsari – Professore di diritto penale commerciale e diritto penale dell’economia all’Università degli Studi di Padova – in collaborazione con il dipartimento di diritto pubblico internazionale e comunitario dell’Università degli Studi di Padova.

Si tratta di un’analisi sui procedimenti aperti dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali del Triveneto tra il 2012 e il 2016, per contestare alle imprese la commissione di una serie di reati.

Tra il 2012 e il 2016, nelle Procure della Repubblica del Triveneto i procedimenti avviati contro le aziende sono passati da 93 a 61 con un calo su base quinquennale del -34%, pari ad un -8,5% su base annua del numero di reati contestati.

In Veneto sono stati 57 i procedimenti aperti nel 2012, scesi a 23 nel 2016. Anche in Trentino Alto Adige i provvedimenti sono in diminuzione: sono passati dai 19 ai 13 del 2016. Solamente nel Friuli Venezia Giulia, in controtendenza nel nord est, si rilevano procedimenti in crescita: si è passati dai 17 del 2012 ai 25 del 2016 con un picco di 45 nel 2015. Una regione, il Friuli Venezia Giulia, che spicca anche per l’applicazione delle misure cautelari che sono state in totale 17 nel quinquennio, contro le 7 applicate dalle Procure del Veneto e le 3 da quelle del Trentino Alto Adige.

Dando uno sguardo alle tipologie di reato contestate si scopre che il 76% riguardano la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il 16% sono illeciti ambientali, l’8% contro la Pubblica Amministrazione, il 4,5% riguardano la ricettazione, il riciclaggio e la provenienza illecita di danaro, il 2,5% sono reati societari, il 2% si riferiscono all’economia pubblica, all’industria e al commercio, l’1% la falsità in sigilli strumenti e segni riconoscimento a parità di merito con i reati collegati all’immigrazione, infine lo 0,5% riguarda la criminalità organizzata, i reati informatici e quelli da violazione del diritto d’autore.

“I reati presupposto più frequenti nei 5 anni analizzati in Triveneto sono stati quelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro (151), ambientali (31) e contro la P.A. (16); si tratta di un dato importante che aiuta a capire su cosa le aziende debbano maggiormente investire per prevenire questi reati ma, prima ancora, in quali ambiti puntare per migliorare le proprie attività. – ha dichiarato Riccardo Borsari, Professore di diritto penale commerciale e diritto penale dell’economia all’Università degli Studi di Padova – Con la 231 si è introdotto un nuovo approccio al rischio e all’attività di impresa; le aziende devono adeguarsi e cogliere questa normativa come un’opportunità di fare impresa in modo diverso. Questo richiede investimenti e competenze specifiche ma, ancor prima, un profondo mutamento di mentalità da parte di imprese, imprenditori e collaboratori; è necessaria una maggiore diffusione della cultura sulla 231 sia all’interno delle aziende che del ‘sistema giustizia’.”

 

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