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UNCEM * PIANO NAZIONALE RIPRESA E RESILIENZA: « DEVE RICONOSCERE LA SPECIFICITÀ DEI TERRITORI MONTANI, FAVORENDO L’ACCESSO ALLE RISORSE DA PARTE DEI COMUNI IN FORMA ASSOCIATA »

“Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza deve riconoscere la specificità dei territori montani, individuando specifiche riserve di risorse su ciascuna delle Missioni e ciascuna delle Componenti, riservate ai territori montani italiani, favorendo la pianificazione e l’accesso alle risorse da parte dei Comuni in forma associata. La questione territoriale deve emergere come emergono le questioni femminile, generazionale, meridionale. Contrastiamo sperequazioni e disuguaglianze”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, a poche ore dall’esame alle Camere dei documenti prodotti sul Next Generation EU dalle Commissioni parlamentari.

“Il PNRR deve includere la nuova Strategia per le Montagne e le aree interne per la riorganizzazione dei servizi, scuole, trasporti, sanità e welfare, e per accompagnare lo sviluppo sociale ed economico favorendo la cooperazione tra Enti locali e in particolare tra piccoli Comuni, come previsto dall’articolo 13 della legge 158/2017”, ribadisce Uncem.

In un Piano per le Aree montane, il PNRR contribuisce alla formazione delle Smart & Green Communites nei territori montani. Investe sulle filiere agricole e sulle filiere forestali, nel quadro della Strategia europea Farm to Fork, valorizzando oltre 12 milioni di ettari di bosco presenti nel Paese, esaltando il ruolo produttivo e protettivo delle foreste e sostenendo le imprese della filiera forestale, oltre che la capacità pianificatoria degli Enti territoriali.

“Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza valorizza i borghi vivi, non solo turistici, i villaggi e i piccoli Comuni contribuendo al contrasto dello spopolamento e della desertificazione economica, rendendo i borghi dei “luoghi di comunità vive”.

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza prevede investimenti e adeguate riforme, capaci di rendere il sistema pubblico e privato più efficace nella spesa e nell’interpretazione dei bisogni delle comunità; contribuisce al completamento delle riforme del fisco, del catasto (collegata alla riorganizzazione e alla ricomposizione fondiaria), della Pubblica Amministrazione e degli Enti locali, per rafforzarli e per agevolare il legame tra aree urbane e aree montane e interne.

Lo Stato investe per ridurre i divari digitali nel Paese, dotando di infrastrutture tutto il territorio, aumentando le competenze nella pubblica amministrazione e nelle imprese, con un piano di investimenti volto a realizzare nuove reti capaci di garantire migliori e nuovi servizi alle comunità. Si investe con il PNRR per la cura e la manutenzione delle aree fragili del Paese, prevenendo il dissesto idrogeologico e le calamità naturali, intervenendo sulle aree ad alto rischio sismico, anche per una ricostruzione dei paesi in grado di trasformarli in “smart villages” come auspicato dalla Commissione EU.

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza investe nella rete scolastica di qualità, riconoscendo la specificità delle aree montane nell’organizzazione della formazione e dei servizi educativi, in particolare nella fascia 0/6, anche grazie alla realizzazione di nuovi asili nido, nei territori ad alta dispersione demografica. Rigenera i trasporti e la mobilità sostenibile, grazie a investimenti sulle reti esistenti e su nuove reti viarie e ferroviarie, anche grazie a un piano di manutenzione straordinaria delle infrastrutture esistenti, favorendo pianificazione territoriale a livello sovracomunale.

“Questo è il percorso per i territori, per le aree montane, per i piccoli Comuni che lavorano insieme – evidenzia ancora Marco Bussone – È una strategia che fa bene all’Italia, che ci unisce a Francia e Spagna che già su questo percorso, nei loro piani per il Next Generation EU, stanno lavorando. È un percorso di Paese, con i paesi che fanno il Paese. Non perdiamo questa occasione”.