CONSIGLIO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO - CORECOM

Intervento del Presidente Marco Sembenotti

(Comitato per le Comunicazioni del Trentino)

PENSIONI DI INVALIDITÀ– LA SENTENZA DEL 21 LUGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE ADEGUA IL LIMITE MINIMO DELLE PENSIONI DI INVALIDITÀ DEGLI INABILI AL 100%.

LA UIL CHIEDE ALLA GIUNTA L’IMMEDIATO ALLINEAMENTO DEGLI ASSEGNI, MEDIANTE UN CONGRUO STANZIAMENTO, VISTO CHE IN TRENTINO ESSI SONO PAGATI ED EROGATI DALLA PAT E NON DALL’INPS.  

La buona notizia è che aumentano le pensioni agli invalidi civili al 100% a partire già dai 18 anni: da 285 euro circa saliranno a quota 651 euro, per tredici mensilità. Quella meno buona è che il “decreto di agosto” prevede uno stanziamento di 132 milioni di euro nel 2020 e di 400 milioni a decorrere dal 2021, risorse insufficienti a soddisfare l’intera platea nazionale degli invalidi civili al 100 per cento.

Ma se è già noto che le somme messe in campo dal governo Conte per l’adeguamento a livello nazionale degli assegni non bastano, in Trentino, dove queste pensioni a favore degli invalidi civili non sono erogate dall’INPS, ma dalla Provincia Autonoma (anzi dall’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa) dopo l’iter di riconoscimento dei requisiti di natura sanitaria presso l’Azienda Sanitaria provinciale, il problema non dovrebbe presentarsi.

La UIL, alla luce delle diverse richieste di informazione pervenute al Patronato ITAL UIL, chiede quindi alla Giunta:  se  si è avviato anche a livello provinciale l’immediato allineamento amministrativo di APAPI alla sentenza della Consulta; se sia in corso lo stanziamento delle risorse necessarie appunto all’aumento degli assegni stessi; se Fugatti e Segnana siano intenzionati ora a rivedere anche l’intera partita relativa alle provvidenze provinciali  per gli invalidi civili.

Sono circa 16.000 gli invalidi con grado di inabilità fra il 74 ed il 100% in Trentino, ma molti di meno quelli assoluti, col 100% di invalidità. Quelli che beneficeranno dell’aumento massimo (4745 euro annui) sono quelli che non hanno altri redditi personali dichiarati che altrimenti decrementano l’integrazione prevista.

L’incremento arriva dopo la sentenza della Corte costituzionale che a giugno ha definito i 285,66 euro insufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita, al punto da violare l’articolo 38 della Costituzione sul diritto al mantenimento e all’assistenza sociale degli inabili.

I giudici hanno stabilito che il cosiddetto “incremento al milione” (pari a 516,46 euro) che ha già impattato su vari trattamenti pensionistici debba essere assicurato pure agli invalidi civili totali, senza attendere il raggiungimento dei  67 anni di età. Età nella quale comunque, in possesso dei requisiti reddituali previsti, si percepisce l’assegno sociale da 460 a 780 euro.

 

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Walter Alotti

Segretario Generale  UIL del Trentino