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TRANSDOLOMITES * LETTERA APERTA AL PRESIDENTE FUGATTI: « GUARDANDO AL FUTURO DELLA MONTAGNA LA SFIDA CHE L’ATTENDE È QUELLA DI PREPARARSI A TUTTA UNA SERIE DI CAMBIAMENTI »

Egregio Presidente, ho appreso con piacere che in tema di trasporti reali le ferrovie delle Valli dell’Avisio, del Garda così come gli interventi sulla linea della Valsugana figurano tra le priorità della legislatura in corso. Guardando al futuro della montagna la sfida che l’attende è quella di prepararsi a tutta una serie di cambiamenti in atto : clima, esigenze dei residenti, turismo, energia, trasporti.

In quest’ultimo caso quello che ci riguarderà da vicino sono gli interventi in atto sulla ferrovia del Brennero ad iniziare dal BBT.

Un intervento che deve diventare infrastruttura per la regione Trentino-Alto Adige . Alta Velocità sommata alla linea storica può diventare sempre più fattore di sviluppo per il trasporto ferroviario regionale transfrontaliero in Euregio.

Se i territori montani non saranno posti nelle condizioni di essere parte fisicamente attiva della partita, essi rischiano di diventare sempre più periferie e l’abbandono di questi territori diverrà un fenomeno inarrestabile indipendentemente dai sussidi.

Transdolomites è convinta che l’opzione ferroviaria rappresenti la soluzione imperdibile per connettere le valli al resto del mondo e permettere la loro accessibilità dall’esterno nel modo più agevole e meno impattante.

Pare strano a dirsi, eppure malgrado la fitta rete stradale realizzata nel corso di questi ultimi decenni, la montagna si rende sempre più conto di essere scollegata.
Ma nel fare presente questa sua situazione e delle sue nuove necessità, lo fa avanzando proposte che vanno incontro a soluzioni di mobilità maggiormente rispettose del proprio ambiente, della qualità della vita di coloro che la abitano ed a favore di una offerta molto più qualificata del fare turismo.

Ci sono emergenze prioritarie che nella pianificazione dei trasporti vanno considerate. Prima fra tutte ridurre al minimo il consumo di suolo.

Lo spazio vitale nelle valli si sta riducendo in modo preoccupante con conseguente riduzione degli spazi di manovra che saranno disponibili per le future generazioni. Strategico sarà sin da ora che trasporti e urbanistica entrino in una nuova fase di interdipendenza e programmazione alla luce del fatto che la mobilità privata è il fattore che continua a erodere spazio nei fondovalle.

Per dare un’idea del fenomeno basti pensare che per ogni unità trasportata, l’auto occupa 115 m2, il mezzo pubblico su gomma 12 m2 e la ferrovia 7 m2 Le scelte urbanistiche sempre più dovranno coincidere con una innovativa politica della mobilità in Trentino. La ferrovia in Svizzera ha salvato il collasso delle strade elvetiche garantendo una valvola di sfogo che ha creato l’alternativa al modo di spostarsi.

Connettere al meglio le valli al loro interno e verso l’esterno significa anche migliorare l’accessibilità ai servizi esistenti ammortizzando al meglio l’utilizzo della finanza pubblica e delle strutture presenti sul territori giungendo a creare dei bacini di utenza molto più vasti. Per le valli dell’Avisio ad es. questo potrà riguardare l’ospedale di Cavalese, palazzetti dello sport, musei, impianti di risalita, strutture per eventi culturali, la raggiungibilità della aziende per lavorare, abbattimento delle barriere architettoniche, riduzione di incidentalità, investimenti di selvaggina, ( sono migliaia i contatti anno a questo riguardo in Trentino), aumento della probabilità della vita a seguito della riduzione dell’inquinamento da traffico.

La montagna, dunque, non ha solo necessità di sussidi ma anche di avere a disposizione uno strumento per lavorare e poter esprimere le sue potenzialità ed essere maggiormente appetibile per chi la abita e per chi desidera sceglierla per motivi di tempo libero.
Vivere la montagna ha un costo economico importante per le famiglie. La vettura privata , in assenza di buoni servizi e di infrastrutture di mobilità pubblica , non è spesso un capriccio ma una necessità. Una necessità che ha un alto costo sulla finanza famigliare e sulla comunità. Il consumo di carburanti è più elevato che in pianura ed il costo alla pompa di rifornimento è più alto. A ciò si aggiunge il fatto che troppe valli siano sprovviste del distributore di metano per autotrazione.

La disconnessione non è solo fisica ma anche dal punto di vista dei documenti di viaggio. Troppe card di mobilità, troppi sistemi di tariffazione incompatibili e provinciali . Da questo punto di vista serve una visione e una concretizzazione delle discussioni già avviate con le Giunte in Euregio per rendere più efficiente il sistema dei trasporti e ridurre gli sprechi.

Ora più che mai serve il coraggio di guardare ancora più in avanti di quanto sia emerso nell’incontro di Comano.
La concretezza ed il pragmatismo non è solo il realizzare il domani e non è nemmeno quello di voler tutto e subito.

Significa semmai avviare un percorso progettuale irreversibile con obiettivi proiettati molto futuro.
Nel solco di questo ragionamento proponiamo allora di prolungare ad es. la ferrovia Trento- Mezzana fino a Tirano e da lì alla Svizzera.
Ciò significherebbe internazionalizzare le valli del Noce, dare a Trento un nuovo ruolo geopolitico attraverso il collegamento per la Svizzera e così promuovere un nuovo corridoio che da quest’ultima potrebbe condurre al cuore delle Dolomiti ed a Venezia attraverso la Valsugana.

Oggi questa visione è maggiormente percorribile e facilitata grazie alla disponibilità di carrelli ferroviari a geometria variabile che nella vicina Svizzera permettono di viaggiare su linee ferroviarie con scartamenti differenti senza dover cambiare treno. Da 100 anni gli svizzeri attendevano questa occasione che oggi è divenuta realtà. Sul versante dolomitico si potrà portare la ferrovia delle valli dell’Avisio fino in Val Gardena con un tunnel di base sotto Passo Sella o immaginando accessibilità ai passi dolomiti con delle vere ferrovie panoramiche modello Bernina.

Per tutto ciò ci vorranno 10-20- 30 anni? Ne siamo consapevoli, è nell’essenza delle cose. Sono investimenti importanti, anche di questo siamo ben coscienti ma non possiamo dimenticare che il Trentino su queste opere è fermo da quasi 130 anni e che il mondo non finisce domani. Le ferrovie hanno una potenziale importante da esprimere se si lavora nell’ottica di realizzare una rete andando oltre i meri collegamenti cechi. Nessun vicolo cieco anche stradale ha un futuro. Tutte opere che si possono e vanno realizzate a lotti funzionali. Non ha alcun senso ipotizzare il tutto e subito.

Ma i soldi dove li troviamo? La disponibilità economica deriva dalla volontà politica di progettare. La grande contraddizione che viviamo da alcuni anni a questa parte è l’eccesso di liquidità ( BEI, BCE, i Fondi Strategici di investimento europei, fondi previdenziali europei) ove la disponibilità nella UE è stata stimata in migliaia di miliardi di Euro. Tenere fermi nelle banche questi capitali ha un costo maggiore rispetto al tasso d’interesse che viene chiesto nella destinazione agli investimenti. Ed Il senso di investire è quello di promuovere il cambiamento e non la conservazione dello status quò. Per questo motivo nelle Valli dell’Avisio si è costituito nel 2019 il Gruppo di Lavoro per il perfezionamento dello Studio della Ferrovia Avisio. Gruppo di Lavoro al quale auspichiamo anche l’adesione della Provincia Autonoma di Trento. Studio, quest’ultimo realizzato a norma delle linee guida di RFI.

Una ferrovia che sia vissuta dalle valli sin dalle fasi della sua realizzazione. Le valli devono concorrere alla sua progettazione e costruzione. Così come auspico che la nostra richiesta di incontro con Lei e la Giunta provinciale possa quanto prima avere luogo per confrontarci sul tema della ferrovia dell’Avisio, le questioni legate sicurezza stradale di dette valli e la proposta che si lega al progetto del Museo per la ex Ferrovia Ora Predazzo.

 

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