“PROVITA E FAMIGLIA“ ONLUS

VIDEOINTERVISTA AL PRESIDENTE ANTONIO BRANDI

Focus su: Aborto in caso di stupro - Malformazioni genetiche - Embrione - Associazione - Campagne Pro Vita

Di questi tempi, parlare di turismo pare stridere con le incognite che accompagnano la futura stagione turistica invernale 2020-2021. La domanda che poniamo è la seguente; depressione o ripartenza?

E’ dalla storia che dobbiamo trarre insegnamento. Il Continente europeo si è trovato ad affrontare sfide enormi. Tra il 1918 -19 la pandemia della spagnola che nel mondo provocò tra i 50-100 milioni di morti e una depressione che condusse al crollo di Wall Strets nel 1929. Due guerre mondiali e la necessità della ricostruzione e della ripartenza economica e sociale.

IL Covid-19 vi pone dinnanzi alle stesse sfide che assieme alle emergenze economiche e sociali oggi sono anche ambientali. Guardare alla ripartenza ma soprattutto alla “ nuova ripartenza” è indispensabile per non cadere in una nuova depressione. Questo sarà possibile solo se la strategia che verrà adottata più che innovativa sarà accompagnata dal coraggio politico di fare delle scelte coraggiose che portino ad una taglio con il metodo del passato. Una nuova politica dei trasporti anche a livello dolomitico e alpino è indispensabile per rimetterci in marcia.

La foto allegata è stata scattata da Massimo Girardi a bordo del treno del Bernina (CH) e ritrae il ghiacciaio del Morteratsch. Essa vuole essere esempio della “ rivoluzione paesaggistica” che si potrebbe generare immaginando di ammirare i più importanti gruppi dolomitici a bordo di dei treni viaggianti lungo la rete del proposto “ Sellaronda ferroviario”.

Dolomiti Unesco, per programmare la ripartenza del turismo serve costruire una “ identità rafforzata” nella popolazione così nelle scelte della politica.

Il 26 giugno 2009 le Dolomiti sono state iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale grazie alla loro bellezza e unicità paesaggistica e all’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico.

Per questo motivo per le Dolomiti così come per i siti riconosciuti Patrimonio Mondiale, è stabilito nella Convenzione UNESCO debbano essere conservati quali patrimonio di tutta l’umanità.

Un simile riconoscimento mondiale implica anche un forte impegno e responsabilità in merito alla protezione e allo sviluppo sostenibile di questa splendida area.

Come associazione pensiamo che un simile impegno potrà concretizzarsi solo se la consapevolezza del riconoscimento UNESCO si radicherà nelle popolazioni dolomitiche e farà un salto di qualità acquistando una “ identità rafforzata” e che vada ben oltre la pura identità etnica degli abitanti della regione dolomitica.

Questa qualità presuppone la consapevolezza della condivisione di tali bellezze con il resto del mondo, il riconoscere i limiti e criticità che hanno accompagnato la gestione di questi territori assieme alla capacità di individuare nuove opportunità di sviluppo economico-sociale-ambientale.

Tra le criticità maggiormente dibattute e che in futuro potrebbero mettere a rischio il riconoscimento UNESCO vi è quella della mobilità. Adottare un nuovo modello turistico e del modo di vivere queste valli è una decisione non più rimandabile in vista della auspicata ripartenza dell’economia turistica del dopo pandemia.

Il modello turistico dolomitico è giunto al capolinea. Il Covid 19 ha causato una castastrofe mondiale, ma ha anche fatto venire i nodi al pettine a testimonianza delle tante problematiche vecchie e nuove che in nome di tanti interessi ci si è rifiutati di vedere ed affrontare. La crisi pandemica ci sta però indicando una nuova via da seguire ammesso che la stupidità dell’uomo non lo porti a rimettere il piede nel medesimo buco.

Nelle Dolomiti per troppo tempo si è vissuti di rendita confidando che la bellezza delle montagne fosse una garanzia per lo sviluppo perenne del turismo. Si è certamente consapevoli che valli e passi dolomitici non possono più reggere la pressione del traffico automobilistico ma allo stesso recalcitranti e troppo timidi nel voler impostare una politica nuova nella gestione della mobilità. Il tutto magari confidando in un improbabile beneficio che si pensa possa arrivare dalla diffusione dell’auto elettrica

Non è più possibile gestire il problema del traffico con le soluzioni mediocri con le quali sino ad oggi si è andati avanti per il solo motivo che erano a buon prezzo.

Il salto di qualità non è a buon mercato, ma certamente sarebbe in linea con il valore mondiale delle Dolomiti.

In questo presupposto sta il nostro messaggio ferroviario.

Se andiamo a visitare realtà anche italiane esistenti, il “ nuovo” sta nella sensazione che le linee ferroviarie locali da “ rami secchi” vengano progressivamente messe sotto tutela diventando dei musei viaggianti a “bassa velocità” alla scoperta della geografia, cultura e storia dei territori. Gli stranieri le scoprono, le usano e le invidiano. E gli stranieri rappresentano a che da noi una quota importante di presenze.

Gli italiani fanno a qualche tempo fa le hanno snobbate preferendo l’automobile. Oggi anche loro le stanno riscoprendo con sempre maggiore entusiasmo come dimostrato dal successo dei treni storici che con sempre maggior frequenza vengono organizzati in molte regioni d’Italia in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato o Associazioni.

Crediamo si tratti di un aspetto che nelle Dolomiti non si possa più ignorare. Queste montagne sono un Museo universale. Perché non porci il problema di come visitarlo? Ammirarle a bordo di un’auto equivale quasi a disprezzarle. Cambiare la modalità del viaggio equivarrebbe ad aumentare la loro attrattività. Perché allora non immaginare un anello delle Dolomiti in quota, l’equivalente di un Sellaronda a vocazione invernale ed estiva che permetta di ammirare liberi dalla guida delle auto questi maestosi gruppi?

Tante ferrovia sparse per il mondo possono fornirci questo spunto, la vicina Svizzera è una grande scuola.

Ferrovie a scartamento metrico attrezzate con cremagliera per tratti brevi o lunghi permettono di raggiungere tutto l’anno località pregiate situate ad altitudini importanti trasportando milioni di turisti ogni anno.

La ferrovia del Gornergrat da Zermatt al Gornegrat a 3.100 metri dinnanzi al Cervino ed al Monte Rosa ( un treno ogni trenta minuti tutto l’anno, quella del Monte Rigi che dal Lago dei Quattro Cantoni raggiunge alla vetta del Monte Rigi a 1.800 metri, la ferrovia del Rochers De Naye da Montreux alla vetta del Rochers de Naye a 2.100 metri, quella del Mont Blanc Blanc Express che Collega Martigny in Svizzera con Chamonix in Francia, sotto il Monte Bianco, la MGB Andermatt-Nätschen-Oberalppass Ferrovia a cremagliera nel comprensorio sciistico Andermatt/Oberalp/Sedrun, Vitznau-Rigi-Bahn, sono solo alcuni esempi che mostrano queste soluzione su ferro fare rete con tutti i soggetti di mobilità presenti in quelle zone; battelli lacustri, impianti di risalita, trasporto pubblico su gomma, aventi come destinazioni paesi , comprensori sciistici, reti dei sentieri di montagna.

Il Sellaronda ferroviario così immaginato non va visto per nulla a sé stante. Le nostre proposte non sono la scusante per saltare di palo in frasca ma sono parte integrante di una idea ben più vasta e strutturata che vedrebbe nella ferrovia dell’Avisio e della Bolzano-Cortina via val Gardena e Badia i cordoni ombelicali che collegherebbero le valli con la ferrovia del Brennero ed i fondovalle con le località dolomitiche ai piedi dei massicci rocciosi.

 

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Massimo Girardi

Presidente di Associazione Transdolomites