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TRANSDOLOMITES * BRT – MOBILITÀ PUBBLICA: GIRARDI, « ACCETTARE A SCATOLA CHIUSA CERTE PROPOSTE, SIGNIFICHEREBBE IPOTECARE PER TANTI ANNI IL PROPRIO FUTURO »

Pare che il tempo nell’arco di questi ultimi 10 anni abbia cancellato dalla memoria collettiva le conoscenze che darebbero modo di valutare quello di cui si sta discutendo in questo periodo.

 

Con grande spavalderia nel 2008 la Pat annunciava l’ambiziosa idea di Metrolanad che avrebbe dovuto rivoluzionare la mobilità in tutto il Trentino con la nobile idea di connettere ogni angolo del Trentino con la rete ferroviaria nazionale ed europea.

Un impegno finanziario non indifferente che i tecnici ferroviari svizzeri da noi interpellati stimarono in non meno di 10 miliardi di Euro.

Tanto tuonò che nel corso degli anni la montagna (Pat) partorì alla fine il topolino Brt per la valli di Fiemme e Fassa. Per gli altri territori del Trentino, di Metroland non se ne fece nulla al di là di tante parole di retorica.

Il Brt per le valli di Fiemme e Fassa, (la Val di Cembra nemmeno considerata) è una sigla che parrebbe rappresentare chissà quale novità nel settore dei trasporti.

Niente di tutto ciò, perché il Brt, Bus Rapid Transit, detto anche Metrobus, non è nient’altro che un pullman del tutto identico a gli autosnodati che Trentino Trasporti ha in esercizio.

Poco conta che siano elettrici o ad idrogeno. La sostanza è sempre quella. Basta vedere le foto in allegato che si riferiscono agli interni dei mezzi in esercizio sulla tratta Bolzano-Caldaro.

Insomma, tanto chiasso per avere qualche pullman in più. Il tutto accompagnato da un bagaglio di conoscenze di questa soluzione che sono patrimonio di ben poche persone e dunque è facile “ vendere come prodotto” alternativo alla ferrovia.

Una soluzione di mobilità imposta perché questa idea venne presentata pubblicamente a Cavalese nel dicembre 2017 ed al Comun General de Fascia nel settembre 2018. Nulla di più sino ad oggi.

Al contrario di Trandolomites che da oltre 10 anni promuove il confronto con le comunità per creare cultura intorno al tema dei trasporti dolomitici e allo stesso tempo si attiva per promuovere e finanziare gli studi ferroviari.

La grande novità di queste settimane è la definizione delle linee d’investimento europee che sommate tra di loro andranno a costituire a partire dal prossimo anno in avanti un “gruzzolo “ di quasi 3.000 miliardi di euro.

Altro che andare in giro a dire che soldi non ce ne sono. Noi da anni abbiamo sempre smentito questa teoria.

Dinanzi a questa prospettiva, la proposta del Brt denota la mancanza di coraggio politico nelle scelte strategiche per le valli dell’Avisio, le quali dovrebbero essere orientate per uno spazio temporale proiettato molto in avanti.

Mancanza di visione e di programmazione che accomuna l’attuale Giunta provinciale a quella precedete di Ugo Rossi. La cosa insomma è trasversale.

Nessuna capacità di lettura delle future prospettive del turismo europeo e del suo significato di turismo di vicinato. Fondamentale sarà conoscere o contenuti dell’Agenda europea del Turismo 2020-2050 dove si punterà a dare sviluppo al grande mercato europeo del turismo e dove la ferrovia avrà un ruolo centrale, ancora più del trasporto aereo. Essere scollegati dalle reti ferroviarie significherà essere perdenti.

Mancanza di consapevolezza di quale sarà la mobilità del futuro. Quella ferroviaria sarà in costante crescita a fronte della minore disponibilità di auto di proprietà.

Banalizzazione del viaggio, primo vero significato dell’esperienza del fare turismo. La vacanza e l’esperienza ad essa connessa non è la destinazione ma prima di tutto il viaggio.

Cosa che in Svizzera sanno proporre molto bene. Insomma in un’area UNESCO quali sono le Dolomiti l’obiettivo non deve essere solo quello di togliere auto ma dare al viaggio un significato diverso, unico. Un mezzo di trasporto cittadino quale è il Brt non è certo il massimo da questo punto di vista; pochi spazi, senza servizi igienici, senza confort di viaggio.

Il Brt non è una solo corsia preferenziale. Con gli impianti semaforici (si veda come es. quello della fermata di Trentino Trasporti a Soraga) sarà come avere tanto passaggi a livelli in cui doversi fermare per dare priorità ai pullman. Le ipotesi di percorso per la ferrovia Avisio prevedono invece solo due passaggi a livello tra Fiemme e Fassa. La ferrovia insomma serve il territorio ma non lo disturba, non interferisce con la viabilità ordinaria.

Il BRT poi sarà l’ennesimo servizio stagionale?

Una delle preoccupazioni delle aree di montagna è ridurre il consumo del suolo. Una corsia Brt ha bisogno di m. 5,5.

Una binario ferroviario invece lo spazio di una ciclabile .

Spazio significa espropri. Se la soluzione Brt sarà fallimentare, torneremo a parlare di altri espropri per la ferrovia?

Nel settore dei trasporti l’abbattimento delle barriere architettoniche è fondamentale. Non basta solo poter accedere al mezzo di trasporto. Di nuovo le foto in allegato permettono di confrontare la vivibilità interna di un Metrobus e quella di una vagone ferroviario come quelli che sono in esercizio sulle nostre tratte regionali.

Si dice che il Brt è più flessibile della ferrovia. E’ semmai il contrario perché il Brt è costretto a usare la strada e questa di per sé è una vecchia alternativa e poi deve fare i conti con i percorsi nei centri abitati. Per la ferrovia servirà realizzare un percorso a sé ma sarà studiato per essere in linea con le esigenze del futuro Valli dell’Avisio emarginate .

Mentre il Garda, la Valsugana e le valli del Noce avranno o hanno a disposizione la ferrovia come importante strumento di lavoro e di preparazione ai cambiamenti mondiali nel campo dei trasporti, le valli dell’Avisio saranno escluse. Ed il turismo delle Valli dell’Avisio non è cosa di poco conto, né i residenti di questa valli sono persone di rango più basso rispetto al resto del Trentino.

Nella prospettiva della ferrovia del Lago di Garda la visione della Pat è il collegamento tra Monaco ed il lago. Per le Dolomiti cosa proporremo; da Monaco alle Dolomiti in bicicletta?

La priorità già da oggi non deve essere le Olimpiadi in quanto evento sportivo che può essere gestito temporaneamente con il potenziamento della flotta dei mezzi pubblici certamente nuovi e gestendo la mobilità privata su strada bloccandola negli orari delle competizioni.

Bisogna andare ben oltre alle settimane delle Olimpiadi. E’ fondamentale investire per essere pronti per il dopo Olimpiadi. Le valli dell’Avisio inoltre devono essere attrezzate e sintonizzate con la futura grande opera del tunnel del Brennero, alle opportunità che la vecchia linea del Brennero offrirà nella mobilità regionale tra Verona e Innsbruck.

Avere in testa una strategia della pianificazione significa tutto ciò e il BRT è lo strumento meno adatto. Non si può fare pianificazione avendo davanti agli occhi la distanza tra Cavalese e Canazei e dopo il niente.

Ripetiamo quanto già detto in altre occasioni. Se coloro che pontificano il BRT in Fiemme e Fassa lo trovano così vincente e conveniente, abbiamo il coraggio e la coerenza di proporlo per il Lago di Garda e per l’Anello delle Dolomiti. Saremmo proprio curiosi di leggere la loro reazione.

Ma sul BRT grava un altro aspetto poco chiaro.

In occasione della serata del dicembre 2017 nella Sala Conferenze della Biblioteca di Cavalese alla quale presenziò l’allora Assessore alla Mobilità Mauro Gilmozzi e Ing. Stefano Ciurnelli venne fatto intendere che il percorso del Brt in futuro si sarebbe potuto convertire in tramvia.

Niente di più errato in quanto per motivi ingegneristici la cosa sarebbe stata impossibile per via delle pendenze, per il fatto che nei percorsi urbani sarebbe stato impossibile realizzare un percorso ferroviario, perché il sottofondo del sedime del Brt non sarebbe idoneo a sopportare il peso di un convoglio.

Se dunque il percorso del metrobus prevedesse in buona fede le caratteristiche per la conversione ferroviaria anche il suo costo inziale sarebbe tre o quattro volte maggiore del preventivo che è stato divulgato pubblicamente.

Ecco perché invitiamo le valli di Fiemme e Fassa ad essere ben vigili su quanto viene a loro proposto. Perché accettare a scatola chiusa certe proposte e senza avere in vero confronto con il progetto ferroviario che attendiamo da quasi sei anni (e che la Pat non si è mai attivata a fare malgrado le tante mozioni dei Comuni, Comunità di Valle e Consiglio provinciale che la invitano a farlo) significherebbe ipotecare per tanti anni il proprio futuro, ma tempo per fare simili errori non ce n’è più.

 

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Massimo Girardi
Presidente Associazione Transdolomites