Nella sezione femminile di Rebibbia ci sono nove bambini che vivono con le mamme detenute. Dopo il caso accertato di due medici positivi nei giorni scorsi, oggi si aggiungono altri tre sanitari anch’essi positivi al coronavirus. Il nostro appello di fare uscire i bambini dal carcere è rimasto inascoltato, mentre i positivi al COVID-19 continuano ad aumentare esponendo così bambini e mamme ad un rischio maggiore.

A riferirlo è il segretario generale del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo: “spero che in queste ore prevalga il buonsenso e si adottino tutte le misure possibili per salvaguardare la salute dei bambini ancora nel carcere romano a cui si aggiungono gli altri 45 bambini nelle altre carceri italiane. È ora di dire basta a questa inciviltà. Nel frattempo i tamponi ai poliziotti continuano a rilento come anche per la popolazione detenuta ed i presidi protettivi dove presenti sono inadeguati”.

Continua Di Giacomo: “altro aspetto importante è quello del possibile contagio tra le poliziotte penitenziarie che oltre alla carenza di presidi protettivi, quelle accasermate, oltre 50, sono costrette ad avere bagni e docce in comune”.

Il segretario generale del S.PP. si dice molto preoccupato per l’incapacità con cui il governo ed il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria affrontano il problema del coronavirus all’interno delle carceri. Ancor di più preoccupa questa diffusione di numeri da parte dell’amministrazione penitenziaria secondo cui negli istituti penitenziari italiani risultano positivi 21 detenuti e 136 poliziotti, senza fornire alcun dato ufficiale sul personale sanitario ed ovvio che i conti non tornano. La situazione reale è ben altra. Ad oggi abbiamo circa 50 sanitari penitenziari affetti da COVID-19 ed i poliziotti colpiti dal virus sono molto di più vista l’impossibilità di effettuare tamponi e considerando altresì che abbiamo oltre 400 poliziotti in quarantena o in isolamento.

“Ho l’impressione che l’amministrazione penitenziaria si affidi troppo alla buona sorte”, conclude Di Giacomo.