Ci sono in corso vertenze sindacali che hanno in comune l’atteggiamento sprezzante dei padroni nei confronti dei lavoratori.

La prima vicenda, in ordine di tempo è quella della Sicor di Rovereto. La ditta si è permessa di bypassare il contratto nazionale di categoria, rendendo operativa una proposta contrattuale “privata” che di fatto toglie una parte consistente di salario ai lavoratori. Ma oltre all’aspetto economico, quello che maggiormente ci deve preoccupare sono le conseguenze politiche e normative di una tale scelta. I contratti di categoria sono il frutto di conquiste costate anni di lotte sindacali, sono l’unica vera tutela per i lavoratori. Il fatto che una ditta si permetta di ignorare le condizioni stabilite e si chiuda al dialogo con i lavoratori non può passare sotto silenzio.

La seconda riguarda invece le condizioni di lavoro precarie che da anni devono subire, in un clima competitivo e poco rispettoso delle persone, i dipendenti del Muse, il fiore all’occhiello della cultura cittadina.
Si sono esternalizzati i servizi e ai dipendenti delle cooperative, a fronte di un inquadramento decisamente inferiore alle qualifiche richieste dai bandi, si chiede la massima flessibilità oraria.
Alle proteste dei lavoratori si risponde con cambi di mansione o allontanamenti e con l’affermazione che esistono lavoratori della conoscenza pagati anche meno.
Anche in questo caso conta l’aspetto economico, ma ancor di più quello della dignità dei lavoratori, negata in maniera pesante proprio da chi dovrebbe riconoscere il valore del lavoro culturale e della dedizione dei lavoratori del Muse nello svolgere compiti che ritengono importanti per la crescita culturale della nostra città.

Sinistra Italiana del Trentino richiede con forza l’intervento delle istituzioni per costringere Sicor a riaprire il dialogo con i dipendenti e la direzione del Muse a rivedere le proprie posizioni e stabilire condizioni di lavoro rispettose.

 

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Renata Attolini

SI del Trentino