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LANCIO D'AGENZIA

SINDACATO POLIZIA COISP – PAOLI * ESERCITO IN CITTÀ A TRENTO: ” INGOMBRANTE PRESENZA MILITARE INUTILE E INNATURALE IN UNO STATO DEMOCRATICO IN TEMPO DI PACE “

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19.26 - sabato 02 giugno 2018

Rimango sempre incredulo davanti alla volubilità di certi signori che a livello nazionale assecondano depenalizzazioni, alleggerimenti di pene, tagli alla sicurezza e perdoni vari e poi, localmente, piangono sul latte versato e per arginare il degrado sociale trentino fanno votare a favore dell’intervento dell’esercito.

Vorrei umilmente venire in soccorso a questi personaggi e a quanti hanno salutato con entusiasmo questa eventualità, evidenziando qualche fattore forse frettolosamente licenziato sia dai promotori che da tempo ne fanno un cavallo di battaglia, ma anche dagli improvvisati sostenitori di questa assolutamente non originale iniziativa.

Faccio di peggio, pecco e penso male, sospettando che l’argomento sia stato volutamente poco approfondito da questi ultimi, e che, approfittando del mal di pancia della “casalinga di Povo, dell’architetto del centro e del contadino di Ravina”(citando un assessore del Patt) si siano garantiti un posto sul carro ormai in corsa dei potenziali vincitori delle prossime elezioni provinciali.

Messi da parte i giochi politici e affrontando l’argomento nella sua complessità, non possono certo sfuggire le funzioni fondamentalmente diverse demandate all’Esercito rispetto a quelle delle Forze di Polizia.

Il primo, ricordiamolo, difende i confini nazionali, terrestri, marittimi ed aerei, partecipa alle missioni di pace e interviene in caso di disastri e calamità più o meno naturali, mentre le seconde hanno quale funzione primaria la tutela dell’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini, la vigilanza sull’osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità, la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, la prevenzione e repressione dei reati (…).

Non è ammissibile, pertanto, forzare e snaturare la Legge (121/81), invocandone nello stesso tempo il rispetto. Ci sarà un motivo se gli appartenenti a questi due Comparti svolgono addestramenti, ricevono insegnamenti e si specializzano in settori profondamente diversi.

All’interno delle Forze di Polizia si studia e si applica il diritto penale, civile ed amministrativo, con la conoscenza e consapevolezza del significato di un fermo di p.g., di un arresto, di un accompagnamento, di un’espulsione e questo a tutela e a garanzia dei diritti dei cittadini.

Si imparano e si mettono in pratica tecniche di intervento in caso di furti, rapine, di sequestri e di attentati, ma anche di liti, risse, problemi con disadattati e violenti, tossicodipendenti, alcolisti, dissidi famigliari o riguardanti minori.

Tutti fattori che non rientrano nel bagaglio professionale di un militare dell’esercito che ne ha altri, altrettanto importanti e complessi ma profondamente diversi nell’esecuzione e soprattutto nelle finalità.

Ancora, i poliziotti svolgono esercitazioni al tiro con le armi prevalentemente corte e a distanze caratteristiche per un confitto a fuoco nell’ordine di pochi metri, che si verifica nella quasi totalità dei casi cittadini.

Usano spray, getti d’acqua e lacrimogeni. I militari colpiscono con un proiettile esplosivo un barattolo a duecento metri di distanza e sanno lanciare una bomba a mano. Ma a cosa serve quando hai davanti a te un uomo armato fatto di crack o ubriaco?

Proseguendo, esiste una funzione importantissima svolta dalle forze di polizia, quella della prevenzione. Non è uno sfizio se i veicoli e le divise delle forze dell’ordine sono così identificabili e a volte addirittura sgargianti; non è per vezzosità che hanno i lampeggianti accecanti, ma esclusivamente per farsi vedere al meglio, perché, almeno fino a quando leggi scellerate non hanno tolto rispetto e tutela alle forze dell’ordine, (vedi sopra) farsi vedere era già una prevenzione. Guardate i colori dei mezzi e delle divise militari.

Verde, mimetico, proprio come il 90 per cento dell’ambiente trentino, verde come i cespugli e i prati di Piazza Dante; pure i fanali delle jeep sono ciechi, ottimi in guerra probabilmente. Ma questa mimetizzazione non paga in termine di prevenzione ed è pericolosa per chi opera nello stesso ambiente. Vi sono già stati incidenti, anche gravi a causa di questa invisibilità, poliziotti che aprono il fuoco contro i militari che li dovevano coadiuvare.

E veniamo a questo “aiuto” che i militari dovrebbero fornire alle Forze dell’ordine. Aiuto a fare cosa? Non certo in una attività di Polizia come ho cercato di chiarire. L’unico impiego utile dell’esercito e attuato in altre città metropolitane, è quello finalizzato alla vigilanza di obiettivi inanimati, quando li si deve proteggere da eventuali attentati ed attacchi.

Ecco allora i militari a difesa di un Tribunale, di un deposito di esplosivi, di un Consolato, di un aeroporto, finanche all’abitazione a all’ufficio di una Autorità, con sacchi di sabbia e mitragliatori, elmetti di ferro e reti mimetiche. Aiuti preziosi che svincolano Poliziotti e Carabinieri che possono così essere impiegati

in attività più specifiche, di prevenzione e repressione. Ma a Trento, di obiettivi così purtroppo o per fortuna non ce ne sono. Ecco allora che la presenza di una camionetta dell’Esercito che ricordiamo deve essere comunque “scortata” da un equipaggio della Polizia o dei Carabinieri non ha nessun ritorno in termini di efficacia, perché i militari comunque, non possono svolgere le attività peculiari di una attività di polizia  (identificazione, controllo documenti, accertamenti alla banca dati delle forze di Polizia, accompagnamento per identificazione…) e sarebbero ridotti a semplici comparse.

Se poi qualcuno pensa che la semplice presenza di uomini in divisa intimorisca o incuta rispetto a certi personaggi, si sbaglia di grosso. Troppo vituperate e spuntate a furia di interventi legislativi buonisti le “armi” delle forze dell’ordine.

E la triste e imbarazzante situazione è oramai percepita e assimilata da chi, seppur cosciente di trovarsi in violazione di legge, sa che in fondo non ha nulla da perdere.

Le persone che bighellonano in Piazza Dante giorno e notte, che dormono sulle panchine, che fanno dei prati un water e dei cespugli un’alcova, che bevono e lasciano i rifiuti a terra, possono tuttalpiù essere sanzionati amministrativamente, nella migliore delle ipotesi essere denunciati penalmente se esibiscono i genitali ma la cosa finisce lì.

La sanzione amministrativa non sarà pagata, e l’eventuale condanna (per nulla certa) a seguito della denuncia penale, sarà sospesa e comunque per la sua esiguità, mai scontata in carcere. Queste persone sono italiane, o dell’Unione Europea o con regolare permesso di soggiorno o richiedenti asilo quindi, Legge alla mano, hanno il pieno diritto di stazionare dove più gli aggrada.

Possiamo mandare mille poliziotti in piazza Dante (li avessimo) assieme a centomila soldati, ma la situazione non cambierebbe di una virgola.

Quelle dedite al piccolo spaccio, che si allargano fino in zona Portela, hanno ben capito che il possesso o la cessione di poche dosi non prevede, qualora provata, nemmeno l’arresto obbligatorio e che le eventuali condanne sono tanto lievi da non produrre nemmeno un periodo di detenzione.
La cosa cambia di pochissimo quando gli attori anziché nostrani, o ospiti legittimati, sono invece illegalmente presenti sul territorio nazionale e ovviamente privi di documenti che attestino la loro cittadinanza.

L’unica seccatura in più per questi signori, è la paventata possibilità di trovarsi in zona in quelle rarissime occasioni in cui si rendono disponibili dei posti ai Centri di Identificazione ed Espulsione e si organizzano degli accompagnamenti.

In tal caso due, tre, massimo cinque o sei più o meno ogni semestre, vengono trasportati in questi centri in attesa di una espulsione che nella maggioranza dei casi nemmeno si concretizza. In caso contrario due foto in Questura, impronte e via con un foglietto che li “invita” a lasciare autonomamente il territorio nazionale.

Capirete che è più probabile centrare un terno al lotto che venir trasferiti in questi centri.

Non illudiamoci quindi di risolvere la situazione esclusivamente con una attività di Polizia, almeno finché le regole rimarranno queste e fintanto che chi delinque, sa di non rischiare sostanzialmente nulla.

In conclusione, l’affiancamento dei “soldati” alle Forze di Polizia, non solo è inutile, è addirittura pericoloso e se attuato, cosa che non mi auguro, sarà un ingiusto prezzo che i cittadini dovranno pagare, in termini di ingombrante presenza militare, comunque innaturale in uno Stato democratico in tempo di pace, ingannati dall’illusione che solo così, d’ora in poi avranno il diritto di vivere la loro città.

 

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Sergio Paoli

Segretario provinciale Coisp, Coordinamento indipendenza sindacati Polizia

 

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