QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Il 2 Maggio 2019 a Trento si celebra la Giornata nazionale della libertà di stampa. La città di Trento è stata scelta per il ruolo di capitale italiana al fine di manifestare contro ogni tipo di censura e promuovere la buona informazione e il diritto costituzionale dei cittadini a essere correttamente informati. Con un giorno di anticipo, rispetto alla data del 3 maggio, fissata dalle Nazioni Unite per celebrare la Giornata internazionale della libertà di stampa. Gli organizzatori della manifestazione nazionale: Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Sindacati dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, insieme ad Articolo 21 e all’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (Obct). La scelta di Trento, la città di Antonio Megalizzi il giovane aspirante giornalista ucciso lo scorso dicembre durante un attentato terroristico a Strasburgo, non è casuale: segue il filo conduttore del XXVIII congresso FNSI che si è tenuto a Levico attorno al tema “L’informazione non è un algoritmo” e il Protocollo sulla cultura dell’informazione, siglato dal Sindacato e Ordine dei giornalisti con la Provincia di Trento per contrastare, con corsi di formazione nella scuole trentine, il dilagare delle fake news e del linguaggio dell’odio.

 

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Programma

Ore 11: introduzione di Rocco Cerone, segretario del Sindacato giornalisti Trentino Alto Adige che coordinerà i lavori, a cui seguirà il saluto del presidente dell’Ordine regionale Mauro Keller. Al tavolo dei relatori: il presidente di Articolo 21 Paolo Borrometi (uno dei 22 giornalisti italiani sotto scorta), la segretaria di Sindacato Giornalisti Veneto Monica Andolfatto finita nel mirino dei casalesi, il presidente dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia, Carlo Muscatello e il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti che tutti insieme rilanceranno la campagna “No tagli, no bavagli”. Le testimonianze della ricercatrice turca di Obct Fazila Mat e della giornalista siriana Asmae Dachan, permetteranno un respiro internazionale all’evento. Nel corso dell’evento sarà proiettato uno stralcio del reportage: ”Turchia, la più grande prigione dei giornalisti” alla presenza dell’ autrice Antonella Napoli, giornalista e scrittrice che ha seguito i processi a decine di operatori dell’informazione turchi. Partecipa anche il giornalista Donato Ungaro e Marcella Nonni in rappresentanza del Teatro delle Albe di Ravenna, la Compagnia teatrale che ha prodotto gli spettacoli “Va pensiero” e “Saluti da Brescello” liberamente ispirati alle vicende accadute al giornalista Ungaro, impegnato nella professione a favore della legalità, della libertà di stampa e di pensiero. Interverranno per un saluto istituzionale il Sindaco di Trento Alessandro Andreatta e l’assessore provinciale Mattia Gottardi in rappresentanza del Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti

 

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Prologo 1 Maggio Rassegna Montagna Libri (Filmfestival della Montagna) di Trento

Grazie alla cortese disponibilità della direttrice del Filmfestival della Montagna e della rassegna Montagna Libri, Luana Bisesti e del direttore della Libreria Ancora di Trento, Simone Berlanda è stata calendarizzata la presentazione del libro di Antonella Napoli “Il mio nome è Meriam” che si svolgerà il 1 Maggio dalle ore 16 alle 17.30 nello stand di Piazza Fiera di Trento. L’autrice sarà presentata da Roberto Rinaldi giornalista del Consiglio direttivo del Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige e referente di Articolo21 di Bolzano. Presso la Libreria Ancora si possono acquistare le copie del libro.

Il suo caso ha tenuto milioni di persone con il fiato sospeso. Meriam Ibrahim Ishag, una giovane sudanese di religione cristiana, è stata arrestata da un tribunale di Karthoum dopo che un parente – un perfetto sconosciuto – l’aveva denunciata per apostasia. Incarcerata incinta con il figlio piccolo, in condizioni durissime, all’ottavo mese di gravidanza è stata condannata a cento frustate con l’accusa di adulterio per aver sposato un cristiano e alla morte per impiccagione per aver rifiutato di abiurare. In catene, Meriam ha dato alla luce sua figlia. Anche per quella bambina non ha abbassato lo sguardo. Anche per lei non ha smesso di lottare. E con lei ha lottato Antonella Napoli, la giornalista italiana che ha promosso la campagna per portare il caso all’attenzione del mondo. Ora racconta la sua storia. Una storia che non è solo la sua. Perché ci sono troppe bambine, ragazze, donne vittime della sharia, troppe Meriam, Malala, Hina, Sanaa, Asia, Sakineh. Oggi più che mai. Il mio nome è Meriam, Piemme Edizioni.