PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 13)

Norma sui 10 anni di “italianità’” per le case Itea. Sicuri che sia una “vittoria”?

Il Presidente Fugatti ha parlato di vittoria perché il governo non ha impugnato la norma dei dieci anni di residenza (in Italia si badi bene non in Trentino) per l’assegnazione delle case Itea.

Tecnicamente il governo non ha impugnato, perché se lo avesse fatto avrebbe sconfessato la Legge dello Stato oggi vigente sul reddito di cittadinanza (che prevede i 10 anni) a cui si richiama automaticamente la norma su case Itea fatta da Fugatti.

Si canta vittoria; ma -attenzione- così l’autonomia viene consegnata automaticamente alle decisioni nazionali. Perché?

Perché se domani qualsiasi Governo (e non è escluso che questo Governo lo possa fare) modificasse la norma sul rReddito di cittadinanza che oggi prevede i dieci anni, per esempio portandola a 1 anno, in modo automatico cadrebbe subito il requisito dei dieci anni, anche per le case Itea.

Significa aver consegnato la nostra competenza sul sociale e quindi sulle case Itea al destino di una Legge nazionale soggetta ovviamente a modifiche a seconda di chi governa. Significa aver appaltato l’autonomia allo Stato.

Significa aver rinunciato ad esercitare in pieno la competenza sul sociale, costituendo un precedente pericolosissimo perché -se domani dovesse cambiare la Legge nazionale- sarebbe impedito al Trentino di legiferare diversamente.

Ma c’è di più. Mentre si canta vittoria per i dieci anni di residenza in Italia (si badi bene in Italia e non in Trentino) Fugatti ha accettato di ridurre i 5 anni di residenza in Trentino previsti dalla norma sul bonus per i figli a due anni di residenza in Trentino, così come il Governo gli ha chiesto per evitare la impugnativa.

Quindi un’ autonomia che da una parte si affida totalmente alla Legge nazionale -da un verso- e dall’altro accetta di modificare una propria norma su cui ha piena competenza.

Credo che questo modo di governare l’autonomia sia molto pericoloso, perché affidarsi alla Legge nazionale può certamente consentire di raggiungere un obiettivo politico quando il governo nazionale in quel momento in carica lo condivide e lo porta avanti anche con sue decisioni, come accaduto in questo caso con i dieci anni di residenza adottati dal Governo Lega 5 Stelle. Ma attenzione, nello stesso tempo questo espone totalmente l’autonomia ai mutamenti politici nazionali -che possono sempre cambiare- e se per una volta si rinuncia a legiferare in maniera autonoma (rispettando la Costituzione e le norme di principio, ovvio, ma sempre in maniera autonoma) poi non si potrà più invocare autonomia in materia la volta successiva.

Attendiamo di vedere se questo Governo modificherà o meno la Legge sul rReddito di cittadinanza, perché se dovesse farlo -eliminando o riducendo i dieci anni- saremo purtroppo nella condizione di subire un automatismo modificativo di una nostra norma (quella sull’Itea) su cui abbiamo piena competenza; e questo sarà tutto fuorché una vittoria dell’autonomia.

Penso invece che l’autonomia possa e debba essere esercitata assumendosi in pieno la responsabilità di adottare decisioni politiche (che a seconda dei casi legittimamente si ispirano a diverse sensibilità e rispettino il mandato che gli elettori trentini conferiscono a chi governa), ma se si considera la nostra specialità un bene prezioso e in un certo senso una condizione pre politica che appartiene a tutti, bisognerebbe farlo utilizzando a pieno le possibilità giuridiche previste dalle norme senza “appaltare” il conseguimento del risultato politico al legislatore nazionale.

Esercizio più difficile -certo- e anche meno popolare, ma necessario per difendere e tutelare la nostra speciale autonomia.

 

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Ugo Rossi

Capogruppo Patt – Consiglio provinciale Trento