QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Un patto per il futuro dell’autonomia. Noi siamo pronti in nome di una netta e chiara, ma responsabile, opposizione.

Il vero tema è il respiro corto di questo bilancio.

La parola più’ pronunciata da presidente e assessori è stata “assestamento”. Parola magica per dire che oggi magari servirebbero più risorse che non ci sono ma, tranquilli, con l’assestamento in estate tutto si sistema.

Vero che in estate ci sarà’ la consueta iniezione di risorse (intorno ai 150 milioni forse più’) che vengono dall’avanzo di amministrazione dell’anno 2019 che si conoscerà solo allora.

Ma il punto non è questo. Ci vuole ben altro. Il vero punto è come rendere certo il bilancio in futuro e che strumenti usiamo per farlo. Cioè come tuteliamo la nostra autonomia.

Nel documento di programmazione economico finanziaria della provincia ci sono pochissime quasi nulle risposte a questo interrogativo. Manca una prospettiva strategica dei rapporti con lo Stato.

Credo che su questo aspetto, ed è quanto ho proposto oggi in commissione al presidente Fugatti pensare a un patto che prescinda da divisioni politiche e che veda il consiglio tutto unito per sostenere e stimolare la provincia in questa sfida. E lo faccia a prescindere da chi governa a Roma.

L’autonomia si tutela pensandoci da qui in modo indipendente dalla politica nazionale e non confidando nei governi più o meno amici.

Va affrontato subito il vero tema: assicurare alla nostra autonomia stabilita’ e certezza dei conti nel medio periodo.

Anche modificando norme statali che oggi la ostacolano.

Non si tratta di chiedere improbabili sconti allo Stato, ma di pretendere un pieno utilizzo di tutti gli strumenti per esercitare a fondo la nostra autonomia: quelli finanziari e quelli normativi.

Solo così faremo il bene di chi viene dopo di noi. Ben al di là’ della funzione taumaturgica dell’assestamento estivo….che allunga di qualche mese il respiro ma lo mantiene sempre troppo corto.

 

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Ugo Rossi