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RIFONDAZIONE COMUNISTA – TRENTINO * MORTE OPERAIO – MOLINA DI FIEMME: « SENZA IMPEGNI PRECISI E CONCRETI LE LACRIME DI OGGI SONO QUELLE DI COCCODRILLO »

E mentre la città di Trento svetta al primo posto nella classifica nazionale per la qualità della vita, un altro operaio muore svolgendo il suo lavoro. È accaduto sabato a Molina di Fiemme, a perdere la vita è stato un lavoratore dipendente di una ditta esterna del nuovo stabilimento del pastificio Felicetti, un uomo di 63 anni è morto precipitando da un’impalcatura di quindici metri. È l’ennesima vittima di una mattanza che sembra non avere fine, uno stillicidio che prosegue senza soluzione di continuità.

Pochi giorni fa i dati forniti dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre e dal Comitato provinciale di Coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro non lasciano dubbi di interpretazione: il Trentino Alto Adige vede in questo ultimo anno un aumento drammatico della mortalità, gli infortuni mortali sono quasi triplicati collocando il Trentino Alto Adige al terzo posto in Italia per incidenza della mortalità calcolata sulla popolazione lavorativa, un primato questa volta di cui non possiamo certo andarne fieri.

Come Partito della Rifondazione Comunista esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi della vittima e denunciamo ancora una volta che quanto avvenuto ieri ha precise responsabilità ed è il frutto dell’attuale sistema di produzione e di scelte politiche portate avanti da anni indistintamente da governi di centro sinistra e centro destra. Non bastano le parole di sdegno, le frasi dolenti di circostanza, le promesse, il breve spazio della cronaca, sono cose che non consolano la rabbia e il dolore di chi resta.

La precarizzazione e la deregolamentazione del mondo del lavoro, la paura di perdere il posto di lavoro, ritmi sempre più veloci e flessibili, l’aumento dell’età lavorativa e la riduzione dei diritti, sono elementi che hanno reso il lavoro sempre meno sicuro e hanno consegnato i lavoratori al ricatto in condizioni di rischio perenne. La salute e la sicurezza sono considerate un costo, si deresponsabilizza la parte imprenditoriale, mancano i controlli su prevenzione e protezione mentre si continua a risparmiare sul costo del lavoro anche attraverso l’affidamento di lavori in appalto e subappalto ove i lavoratori svolgono i lavori più sfruttati e pericolosi.

L’elusione delle normative in materia di tutela e sicurezza sono il frutto dell’assenza di un piano nazionale per la sicurezza e della sempre più cronica assenza di ispettori del lavoro. Consideriamo gravissime le scelte del precedente governo che, per tagliare le tariffe INAIL a carico delle imprese, ha sottratto 410 milioni alle risorse destinate ai piani di investimento per la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. L’attuale governo non accenna minimamente a rivedere l’impianto normativo e a mettere in atto politiche di reale discontinuità.

Chiediamo con forza che si investa in politiche a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici restituendo loro dignità e diritti mediante la riduzione degli orari di lavoro, aumenti degli organici, rispetto delle regole e controlli preventivi, formazione e controlli severi che non permettano più a nessuno di eludere le norme e ingrossare le proprie tasche sulla pelle di chi lavora. Senza impegni precisi e concreti le lacrime di oggi sono quelle di un coccodrillo.

 

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Partito della Rifondazione Comunista
Federazione del Trentino