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RIFONDAZIONE COMUNISTA – TRENTINO * DDL APPALTI: « CON IL DECRETO FUGATTI CONTINUA LA MACELLERIA SOCIALE, PRIMA GLI INTERESSI ECONOMICI DI CHI FA LA VOCE GROSSA »

La vicenda che si sta consumando all’interno del Consiglio provinciale a danno dei lavoratori e delle lavoratrici in merito all’esame del disegno di legge in materia di appalti, con il bliz della Giunta di presentare emendamenti per cancellare i punti più qualificanti per la tutela di chi lavora (come l’obbligo della clausola sociale rafforzata), dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che questa Giunta decide e opera contro i reali interessi di chi lavora, a tutto vantaggio delle richieste padronali. Ancora una volta vengono messi prima gli interessi economici di chi fa la voce grossa e poi quelli di lavoratori e lavoratrici, ancora una volta vengono fatti grandi proclami e promesse elettorali ma nessuna azione concreta. Tutto ciò non ci sorprende e ci indigna profondamente.

Il disegno di legge presentato dalla Giunta con i suoi emendamenti rende facoltative le clausole sociali nei contratti di appalto, anche per quelli ad alta densità di manodopera, e vincola alle esigenze dell’azienda la riassunzione dei lavoratori: a fronte di paventate innovazioni tecnologiche o disponibilità di proprio personale, la nuova ditta appaltante può licenziare liberamente il personale della ditta uscente. Tali emendamenti vanno ad incidere anche sulle condizioni retributive e sui capitolati, mentre le deroghe previste lasciano spazio ad ogni forma di arbitrio. Tutto ciò si pone in contrasto con le finalità e con il contesto normativo vigente e con i principi sanciti dall’Unione Europea.

Ai sensi dell’art. 50 del Codice dei contratti pubblici, infatti, le stazioni appaltanti devono inserire specifiche clausole volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, garantendo quindi il mantenimento del posto di lavoro nel passaggio da un appalto ad un altro. Quanto proposto dalla Giunta Fugatti appare ancora più in contrasto con le Linee Guida in materia di clausole sociali negli appalti pubblici approvate dal Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione con delibera n.114 del 13/2/2019. Nello specifico l’Autorità precisa che l’art. 50 pone in essere una disciplina obbligatoria per i contratti di servizi e lavori ad alta intensità di manodopera, disciplina che nel discusso disegno di legge provinciale diventerebbe facoltativa e subordinata ai vari desiderata dell’imprenditore di turno che è chiamato a gestire con soldi pubblici un pubblico servizio.

Il risultato è che i lavoratori si troveranno a dover rinegoziare ogni volta le loro condizioni lavorative con il nuovo datore di lavoro che subentra nella gestione dell’ appalto. È ovvio, infatti, che l’aggiudicatario tenderà a trasferire sul costo del lavoro e sulla sicurezza dei lavoratori gli sconti che ha applicato alla pubblica amministrazione per aggiudicarsi la gara e tenderà ad assecondare le proprie logiche per ampliare i propri profitti. Proprio per arginare tali fenomeni e contenere gli abusi perpetrati a scapito della categoria più debole dei lavoratori sono state introdotte, prima nella contrattazione collettiva e poi a livello legislativo, le cosiddette clausole sociali e altri precisi limiti, come l’indicazione nella documentazione di gara del contratto collettivo applicabile per garantire i livelli retributivi in essere.

Come Partito della Rifondazione Comunista interveniamo a sostegno delle richieste sindacali ed esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le lavoratrici e i lavoratori vittime di scelte politiche arroganti e ottuse e di un sistema selvaggio, quello degli appalti ed esternalizzazioni, che non può che generare un arretramento sul piano dei diritti della classe lavoratrice.

Ma ciò non è sufficiente. Ribadiamo la necessità di mettere in campo una proposta politica generale in grado di smantellare l’attuale sistema in cui operano i lavoratori ponendo fine alla deregolamentazione del mondo del lavoro e alle barbarie che esso produce. Il richiamo al codice degli appalti e alla tutela delle clausole sociali ci appare la tutela minima da rivendicare ma a noi non basta. Ribadiamo che, contrariamente a queste logiche, proponiamo un’estensione di tali tutele minime indispensabili anche agli appalti non ad alta intensità di manodopera (come gli appalti di fornitura e quelli di natura occasionale) e a tutti gli affidamenti sotto soglia.

Su tali questioni rilanciamo una sfida politica ben precisa ricordando che quanto oggi si verifica è il frutto avvelenato di scelte politiche assunte e perpetrate oramai da anni anche da chi oggi assume posizioni che auspichiamo non siano solo di facciata.

 

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Partito della Rifondazione Comunista Federazione del Trentino