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REPARTO NEONATOLOGIA S. CHIARA SATURO: MINORANZE PAT, È QUESTA L’ECCELLENZA?

(Fonte: Giacomo Bezzi) – Interrogazione – È questa l’eccellenza della sanità trentina, non riuscire a garantire un posto dove poter partorire in provincia?

E’ esattamente questo il risultato della riorganizzazione sanitaria messa in campo dall’Assessore alla Sanità trentina.

Dopo aver chiuso i punti nascita periferici, puntando all’accentramento del servizio presso l’Ospedale Santa Chiara di Trento, il reparto non riesce ad ospitare una partoriente perché è saturo.

Situazione paradossale, considerato che il numero dei parti in Trentino è in costante diminuzione. “L’eccellenza” della sanità trentina non riesce ad assicurare ai propri cittadini un posto per poter dare alla luce i propri figli in una struttura della provincia.

Questa notizia ha destato un grande eco in tutta la Provincia ed ha creato non pochi malumori fra le residenti delle Valli Giudicarie, che vistesi defraudate del punto nascite presso l’Ospedale di Tione, ora devono arrivare fino a Verona per partorire.

In questo caso tutto sembra andato a finire bene, ma chi ci garantisce che in altri casi, il viaggio, che ipoteticamente potrebbe iniziare in macchina da Madonna di Campiglio fino a Trento e poi ripartire in elicottero fino a Verona, non possa causare sia nella mamma che nel nascituro ripercussioni oltre che a livello fisico anche a livello psicologico?

 

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Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Provincia per sapere:

1. Se si siano verificati altri casi di partorienti trasportate in strutture ospedaliere fuori provincia a causa di assenza di posto nei reparti di neonatologia in provincia di Trento ed eventualmente, quante e in quali ospedali;

2. quanti posti siano disponibili nel reparto di neonatologia dell’Ospedale Santa Chiara, quanto personale vi operi e se lo stesso risulti sufficiente per il numero di pazienti;

3. quanti posti erano occupati all’arrivo della partoriente nel reparto di neonatologia di Trento e da quali territori provenivano le degenti;

4. considerato che il momento del parto è già di per sé motivo di sofferenza, se il ritardo dovuto agli spostamenti non possa causare, sia nella mamma che nel nascituro, ripercussioni oltre che a livello fisico anche a livello psicologico;

5. considerato che in precedenti documenti si era ipotizzata la possibilità di simili situazioni, a seguito della chiusura dei punti nascita nelle valli, se non ritenga doveroso rivedere quanto deciso, visto le competenze in materia attribuite alla Provincia Autonoma di Trento dallo Stato;

6. se l’urgenza di dover ricorrere ad una struttura fuori provincia per far partorire una paziente per mancanza di strutture dove poter ricoverarla, non possa considerarsi un insuccesso per la nostra autonomia;

7. considerato che a monte della riorganizzazione dei punti nascita territoriali, oltre che per un presunto motivo di sicurezza, la decisione è legata ad una razionalizzazione della spesa pubblica, quanto si sia risparmiato in termini economici dalla loro chiusura ad oggi.

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

 

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Cons. Giacomo Bezzi

Cons. Maurizio Fugatti

Cons. Claudio