Gianmarco Tognazzi è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalla mezzanotte alle sei.

L’attore ha parlato delle ultime decisioni legate al mondo del cinema e dello spettacolo: “Come vive un attore un momento del genere? Il problema non è dell’attore, fatto il film il suo problema egoisticamente non c’è più. Quello che è accaduto in questi giorni non è legato tanto all’uscita del film, tutti siamo d’accordo che con dei numeri che con dei numeri che vanno fuori controllo c’è bisogno di trovare delle contromisure, è il segnale che si è dato, chiudendo solo cinema, teatri e palestre e limitando i ristoranti, che dà un segnale che vuol far passare il messaggio che i luoghi di propagazione siano questi posti, quando non è così. Questo è un grosso danno che viene fatto all’immagine del settore ed è anche un danno economico. In chiesa c’è un assembramento più attivo piuttosto che in un cinema. Stesso discorso vale per i musei. Perché si lascia aperto qualcosa mentre altre cose si chiudono? Se vuoi limitare gli spostamenti, allora regolamenta i mezzi pubblici, e dico la prima cosa che mi viene in mente. Se siamo in un momento di emergenza allora si chiuda tutto, se questa è l’unica soluzione. Se non si chiude tutto, si trovino delle strategie di convivenza e di sicurezza. Questa azione sul cinema i teatri e le palestre non servirà minimamente a frenare i contagi. Le cinquecentomila persone che lavorano nel mondo dello spettacolo sono operai specializzati, sono loro i primi a subire un gravissimo danno, senza ammortizzatori sociali.

Questo è il motivo per il quale vedo tante associazioni essere insorte in questa maniera. Non si vuole difendere il proprio orticello, c’è una ragione. Oltre al fatto che la cultura serve anche a tirare su il morale, in un momento così triste e pieno di privazioni. Chiudo l’argomento dicendo che sono rimasto esterrefatto dalle dichiarazioni del Ministro Franceschini, secondo il quale non capiamo la gravità della situazione attuale, come se vivessimo su un altro pianeta. A marzo dice che nessuno si è lamentato, ma a marzo non sono stati chiusi solo i cinema e i teatri, ma è stato chiuso tutto il Paese. Quando si parla bisogna farlo con cognizione di causa. Le proteste? Non bisogna mai degenerare. Gli eccessi sono sempre da stigmatizzare e non sono mai condivisibili. Certo, vedere che in otto mesi non si sono trovate le giuste strategie per fronteggiare una seconda ondata, fa pensare. Bisogna metter in atto strategie e lavorare su quello. A mio giudizio, per quanto sia importante la scuola in presenza, e nessuno lo nega, io credo che ci sia una correlazione tra l’aumento sconsiderato dei contagi e l’aumento delle scuole. Secondo me si è riaperto tutto in una maniera un po’ generalizzata. Non riesco a capire la logica”.

Il ricordo di papà Ugo, a trent’anni dalla morte: “E’ stato un uomo che alla base della sua vita ha messo una trasparenza e una onestà con se stesso che significa essere onesti anche con gli altri. Quando una persona vive così, ne accetti i pregi, i difetti, i successi e gli insuccessi. E’ stato ed è ancora molto amato perché pur essendo di grande talento e di grande carisma è stato sempre accessibile a tutti. Era un uomo estremamente trasparente, in tutto. Nelle gioie e nei dolori. Ha saputo mettere in campo nella sua vita una serie di cose uniche, come la capacità di anticipare i tempi, nelle scelte che ha fatto come artista. E’ stato il grande anticipatore dell’enogastronomia, quando di cucina non ne parlava nessuno. Ha sfatato il tabu della famiglia allargata, che noi abbiamo vissuto come normalissima. Era un provocatore, un anticonformista, ma non fine a se stesso.

Cercava di andare oltre, prendendosi poi la responsabilità di qualche cavolata, tanto è vero che inventò il diritto alla cazzata. Un ricordo? La volta in cui lui venne a vedermi a teatro dopo anni di contrasti. Abbiamo avuto contrasti lunghissimi nell’età adolescenziale. Un’età con cui non si riusciva a rapportare. Venne dopo anni di critiche nei miei confronti a vedermi a teatro. Mi criticava perché avevo deciso di fare questo mestiere e prendevo tutto quello che capitava. Era un po’ preoccupato per me. Ma quando vide che nel ’90 dopo grossi successi nazionalpopolari decisi di ricominciare dall’inizio, in un teatro di quaranta posti, lui venne e vedendo quello spettacolo mi fece i complimenti. Lui non ti regalava nulla, anche se eri il figlio. Quella volta l’ho visto soddisfatto di me. Io diventai suo amico e confidente, in quel periodo. Abbiamo passato quasi un anno insieme in questo clima. Sono stati i dieci mesi più belli della mia vita con mio padre. Gli ultimi”.

Sul Milan: “Bisogna pensare partita per partita. Con la Roma la partita è stata completamente falsata dalle decisioni arbitrali, che hanno sovvertito proprio il clima in campo. Non ci si può ostinare, col supporto della tecnologia, a voler essere fermi della propria opinione. Io credo che questo in parte abbia rovinato l’emotività della partita. Forse il pareggio è giusto, anche se il Milan ai punti avrebbe vinto pesantemente. Scudetto? Prima di parlare di scudetto bisogna arrivare a marzo, vedere a marzo come andranno le cose. Il Milan ora è in testa perché riesce a mantenere una grande concentrazione”.