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PROVINCIA AUTONOMA TRENTO * FESTIVAL ECONOMIA 2021: « LA SINTESI DEGLI INTERVENTI DEI RELATORI DI DOMENICA 6 GIUGNO, COLAO – GIORGETTI – VISCO – BASSANINI – CASSESE – RAMPINI – STIGLITZ – SPENCE »

Il capitalismo dell’elefante
Parlando di capitalismo, possiamo individuare due rami. Quello occidentale, ovvero “il capitalismo liberale” degli Stati Uniti e dell’Europa, che sta scricchiolando sotto il peso della crescita dell’iniquità e quello di “stampo orientale”, ovvero “il capitalismo politico” di Cina, Russia e altri Paesi, che invece sgretola sotto il peso della corruzione. Alla luce di quanto è successo con la pandemia da Covid-19, quale sarà il modello che avrà la meglio? La tesi dell’economista serbo-statunitense Branko Milanovic cerca soprattutto di capire l’effetto della pandemia sui diversi modelli, quali tendenze sono rafforzate e quali indebolite, quali proposte politiche reggono ancora.

 

“Biden vuole tornare alle origini della socialdemocrazia americana”
L’analisi di Federico Rampini è stata chiarissima: la nuova America di Joe Biden ha messo il turbo. La ripresa (iniziata lo scorso autunno) è anche la conseguenza di un incredibile errore degli economisti che un anno fa avevano teorizzato la grande depressione come conseguenza della pandemia. Su questo Biden ha avuto gioco facile perché ha impostato una manovra di 1900 miliardi di dollari con la quale ha soddisfatto sia il ceto medio che i più poveri. Il ritorno allo Stato, tema di quest’anno del Festival dell’economia, negli Usa in realtà è iniziato con la crisi del 2008 con un ripensamento (partito dalla Cina) dei modelli economici e verrà ulteriormente rafforzato con una manovra di altri 4 mila miliardi prevista da Biden. Ma non mancano resistenze fortissime.

 

 

Stiglitz: “Covid e crisi economiche, il mondo si salva solo se agisce unitariamente”
Un rapporto sulle conseguenze economiche della pandemia cui ha tirato le fila il premio Nobel Joseph E. Stiglitz, affiancato da colleghi come l’indiana Jajaty Gosh (insegna economia a New Delhy) e l’ economista Rohinton Medhora, Presidente del CIGI – Centre for International Governance Innovation. Appuntamento a questo Festival coordinato da Robert Johnson,
Presidente di INET – Institute for New Economic Thinking. Stiglitz non ha fatto giri di parole: “Ci si muove nella direzione giusta ma anche i privati debbono fare la propria parte. Anche sulla ristrutturazione del debito l’io dovrà essere sostituito da un noi. Ci serve un tribunale internazionale che si occupi di fallimento per rendere omogenee le legislazioni su questo tema”.

 

Senso civico e capacità dello Stato di affrontare la crisi Covid
Il senso civico ha reso più facile per alcuni paesi far fronte alla pandemia. Luigi Zingales, docente di finanza all’Università di Chicago, nell’incontro in Sala Depero ha parlato della relazione tra senso civico e capacità di intervento degli Stati.
“Non basta che uno Stato abbia regole, soldi e persone competenti, servono anche una condivisione di valori con la gente. Se questa manca, lo Stato non riesce a funzionare in maniera effettiva”. È importante allora cercare di capire come questi valori possono essere insegnati, trasmessi e ampliati. Bisogna innanzitutto partire dall’insegnamento nelle scuole. “Tradizione scolastica e leadership hanno un peso molto importante per formare il senso civico nella popolazione”.

 

L’arcipelago pubblico
Lo Stato sta davvero riprendendo posizioni che aveva perso? Com’è cambiato il ruolo degli Stati negli ultimi due secoli? Tra Stato e regioni c’è un rapporto equilibrato o asimmetrico? Domande in pieno tema del Festival dell’Economia 2021, cui ha risposto analiticamente con una brillante “lectio” Sabino Cassese, già ministro della funzione pubblica, giurista, giudice emerito della Corte Costituzionale, tra i massimi esperti di Stato. Il professore, oggi alla Government School della Luiss, è partito dallo Stato francese di metà Ottocento per approdare allo Stato del futuro, quello confrontabile a una galassia composta da grandi aziende multinazionali come Facebook. Per scoprire che lo Stato non è mai uscito di scena ma casomai cambia spartito, suona nuovi accordi, cambia gli orchestrali.

 

The capitalism of the elephant curve
Branko Milanovic, economist, deals with research on global inequality, and other important studies on income distribution. He was an economist at the World Bank, and has since turned his attention to studying inequality from a broader perspective, exploring what this means in individual countries. Today, the different responses to the crisis around the world have changed both globalisation and the role of the state. This gave rise to the book “Capitalism, alone” first issued in 2019 and subsequently published in Italy under the title “Capitalism versus capitalism”. The underlying theory is that only capitalism exists now in the world; it is no longer the dominant, or most successful system, but rather the only existing production model, and that in any case, we cannot do without capitalism.

 

Per creare un sistema di appalti efficiente serve il coraggio di sperimentare
In Italia, le riforme del sistema degli appalti che si sono succedute negli anni, non hanno raggiunto l’obiettivo di creare un sistema efficiente, trasparente e affidabile. Le ragioni, per Francesco Decarolis professore della Bocconi, dipendono dal numero eccessivo di leggi approvate, dalla loro eccessiva rigidità, dal disincentivo che si innesca per le aziende aggiudicatrici di lavorare al meglio delle loro possibilità. Un quadro che ha più ombre che luci, ma che potrebbe essere alla vigilia di una svolta.
Se ci interroghiamo sul ritorno dello stato, non è possibile pensare di sorvolare sul sistema che regola gli appalti pubblici e sul suo funzionamento. Lo ha spiegato Silvia Pellizzari, professoressa di Diritto amministrativo all’Università di Trento, moderando l’appuntamento di oggi con una nuova “Parola chiave” del Festival dell’Economia.

 

Ringiovanimento, riqualificazione tecnica e meritocrazia: il futuro della PA è qui
Sul rinnovamento della classe dirigente, l’attuale governo ha fatto una scelta razionale e opportuna: non una nuova riforma complessiva della pubblica amministrazione, ma una continuità nei confronti delle quattro riforme importanti degli ultimi anni, in direzione di una progressiva digitalizzazione e una valutazione dei risultati. Si va quindi, verso una implementazione delle riforme esistenti, che fino ad ora sono state attuate soltanto in forma parziale a causa della mancanza di risorse. Oggi invece, siamo di fronte ad uno scenario completamente diverso, grazie al Piano per il Rilancio che consente di investire e di immettere nella pubblica amministrazione italiana professionalità tecniche e manager giovani, con skills adeguate all’era digitale.
Oggi al Festival dell’Economia Anne Tréca, corrispondente in Italia de “L’Express”, ha intervistato Franco Bassanini, cinque legislature in Parlamento, ministro nei governi Prodi I, D’Alema e Amato II e padre di quattro riforme della macchina statale.

 

La nostra vita in digitale
Il futuro è già qui e si chiama 5G (e web 3.0). La quinta generazione della rete dati garantisce velocità e reattività mai viste prima, grazie a un segnale enormemente più potente. Consentendo la connessione tra gli oggetti tramite internet. Con applicazioni, spunti, possibilità infinite per la vita quotidiana, il lavoro, la produzione, le comunicazioni, le interazioni, le connessioni. Ne ha parlato al Festival un panel di esperti: il presidente di Tim, Salvatore Rossi; il docente universitario della Sapienza Antonio Sassano, la direttrice di Rai Play Elena Capparelli. Le criticità? Coordinare il ciclo di vita degli oggetti connessi, gestire una mole enorme di dati e proteggere i dati e dare sicurezza alle connessioni.

 

Il Paese che invecchia. E i giovani che mancano
Gli italiani stanno invecchiando. Senza ringiovanire. E si sta allungando l’età pensionabile; questa è certamente una buona notizia, ma porta con sé inevitabili sfide e riflessioni. E se la crisi demografica del nostro Paese non è una novità, purtroppo ancora non è un argomento che finisce nell’ordine del giorno dell’agenda politica italiana. Concretamente, s’intende. Ma quali sono le motivazioni profonde di questo tracollo demografico? E quali le strategie possibili per invertire i trend? Il demografo Francesco Billari ne ha discusso con Irene Tinagli, europarlamentare, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, nell’incontro coordinato dalla giornalista Tonia Mastrobuoni al Festival dell’Economia.

 

La formazione come pilastro del nuovo mondo
“Nuovo mondo, nuova normalità, nuova formazione”: l’incontro al Festival dell’Economia, curato dalla Fondazione Fondirigenti e organizzato in modalità videoconferenza, ha acceso la luce sui fondi interprofessionali e sul loro ruolo per la formazione continua di dirigenti e imprese.
La pandemia ha cambiato i paradigmi e ora anche la formazione è chiamata a rispondere alle nuove sfide.

 

La pandemia ci insegna che occorre investire di più nei servizi pubblici
“Dopo le crisi i problemi restano gli stessi, ma cambiamo noi e il nostro modo di vedere le cose. E le crisi di questa prima fase del nuovo millennio necessitano di un nuovo sguardo. Abbiamo bisogno di una visione diversa del mondo e in questo senso credo sia utile ragionare di una nuova normalità, fatta non da cose diverse, ma da come ci rapportiamo ad esse”. Lo ha detto Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e Aifi, al Festival dell’Economia durante uno degli appuntamenti dedicati all’incontro con l’autore in cui del suo libro “La nuova normalità. Istruzioni per un futuro migliore” (Laterza) hanno discusso Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e la docente universitaria Simona Colarizi, coordinati dalla giornalista Tonia Mastrobuoni.

 

Il ministro Giorgetti: “Giusto aiutare le piccole imprese a crescere sul mercato”
La Provincia autonoma di Trento sta aiutando, si è notato anche durante il Festival, a fare crescere le piccole imprese. Scelta condivisa dal ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti: “Giusto, la piccola dimensione non aiuta nei mercati internazionali. Il modello va ripensato, anche dal punto di vista fiscale, aiutando le fusioni. La tassa globale sulle multinazionali? Sono a favore, anche i grandissimi Stati hanno capito che alcune multinazionali rischiavano di diventare troppo forti. Un riequilibrio di poteri era necessario”.Giorgetti ha parlato a largo raggio affrontando tutti i temi caldi in agenda.

 

Pajno: “Il decreto semplificazioni potrà essere un grande aiuto all’Italia, in materia amministrativa”
“Speranza” è uno dei termini che ricorrono più spesso nell’intervento di Alessandro Pajno, magistrato amministrativo, collaboratore di numerosi governi e infine Presidente del Consiglio di Stato, al Festival dell’Economia. Speranza nel Pnrr come misura per un’effettiva ripartenza del Paese, ma anche per una sua netta semplificazione amministrativa e legislativa. «Il decreto Draghi rappresenta un cambio di passo importante per l’Italia, in quanto attua una riforma trasversale – afferma. Getta infatti le basi non soltanto per una semplificazione delle norme in termini di chiarezza, ma anche in direzione di sburocratizzazione, digitalizzazione e soprattutto di concertazione delle azioni».

 

La cultura come motore della società e dell’economia
Questa crisi è stata una tragedia per la cultura ma ora si aprono nuove opportunità e nuove prospettive per una grande ripesa. La cultura come motore del cambiamento a beneficio di ogni persona, della società del mondo produttivo: e in questo gioca un ruolo fondamentale il progetto Europa Creativa con i suoi 2,4 miliardi stanziati a sostegno di centinaia di progetti, Progetti rallentati per la pandemia che andranno rivisti sotto un’altra ottica per creare reti e nuove forme di collaborazione. Aiuti anche a strutture a livello locale per favorire e diversità culturali con un sostegno verso un mondo digitale e sostenibile dal punto di vista ambientale. E le opportunità per Trento sono tantissime.

 

“Transizione digitale, lo Stato sia allenatore: può mettere risorse, priorità e favorire l’innovazione”
La metafora sportiva è stata al centro dell’incontro al Muse che ha visto protagonista Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. Attraverso il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (Pnrr) lo Stato italiano deve preparare il terreno per la migliore transizione possibile verso le forme digitali, facendo così “giocare” al meglio tutti i giocatori in campo. “Tutto parte da istruzione e ricerca – ha spiegato il ministro – Lo Stato deve favorirle, cominciando ad essere innovatore nei settori dove è monopolista, come ad esempio i servizi pubblici e la pubblica amministrazione”.

 

Dopo la pandemia: nuovo ruolo per lo Stato?
“Già prima della pandemia, lo Stato era molto presente in Italia, grazie al suo 45% di spesa pubblica sul totale del Pil. Fino al 1920 questa percentuale era contenuta entro il 10-20%”. Ignazio Visco, governatore della banca d’Italia, al Festival dell’Economia di Trento ha voluto essere presente di persona. Per il numero uno della nostra Banca centrale è giusto che lo Stato si occupi di difesa, giustizia, ordine pubblico (il cosiddetto “Stato minimo”). E per coprire i cosiddetti “fallimenti del mercato”. Non abbiamo più uno Stato “produttore”, come ai tempi dell’Iri, ma regolatore. Sull’efficienza dell’Italia come Stato “facilitatore” Visco non ha nascosto i suoi dubbi, ma quello che serve oggi – ha detto – è uno “Stato responsabile”.

 

Per la ripresa servono denaro ed equità
La crisi economica non sarà finita, finché non finirà quella sanitaria. La pandemia si risolverà quando sarà risolta ovunque. Il problema della distribuzione dei vaccini che ad oggi risulta del tutto iniqua, potrebbe essere risolto dall’impegno dei paesi occidentali a cedere dosi, tra cui quelle inutilizzate, ai paesi in via di sviluppo, anche se servirà pensare non solo alla quantità, ma anche alla realistica capacità di somministrazione per mancanza di infrastrutture. Per ridurre le diseguaglianze servirà comunque molto denaro. Bisogna spingere sulla tassazione delle multinazionali e passare ad una aliquota minima per aumentare il gettito fiscale. E’ necessaria una nuova architettura fiscale. In Europa, rispetto ad esempio agli Satti Uniti, stiamo assistendo ad una ripresa più lenta, per alcuni motivi legati soprattutto al ritmo delle vaccinazioni.

 

Con la riuscita o il fallimento del Next Generation EU si gioca il futuro volto dell’Europa
E’ una fase sperimentale, quella in cui versa l’Europa, secondo gli economisti Luis Garricano e Lucrezia Reichlin. A fare da discrimine, saranno le sorti del Next Generation EU, l’utilizzo dei fondi europei da parte di Italia e Spagna. «Con la pandemia, è accaduto qualcosa di straordinario – commenta Garricano – e l’Europa è entrata nei nostri problemi quotidiani. Ma perché gli strumenti messi in campo possano restare nel tempo e divenire permanenti, bisognerà vedere come verranno spesi i soldi e quale sarà la crescita economica dopo il 2023». Il successo, del resto, per Reichlin, «sarebbe un buon esempio per come affrontare le sfide future, una su tutte quella dei cambiamenti climatici».

 

Dati personali sul web, le valutazioni sociali che tolgono libertà
In Cina è in atto un sistema di social scoring, di valutazioni sociali, che aggregando dati che sono disponibili sulle piattaforme digitali, viene usato dal regime cinese per mettere propri cittadini in liste nere. Occorre fare attenzione affinché tale strumento non venga esportato in altri Paesi. E’ quanto ha messo in evidenza il premio Nobel Jean Tirole al Festival dell’Economia nell’incontro conclusivo di questa sedicesima edizione, incontro dal titolo “Privacy nell’età del digitale”. Per Tirole, di fronte a evoluzioni preoccupanti della tecnologia come quella delle valutazioni sociali “non possiamo rinunciare al nostro futuro digitale, ma dobbiamo affrontare le sfide che ci sono per creare un sistema di norme intelligenti che protegga la privacy”.

 

 

“Nella svolta digitale dell’economia è fondamentale il ritorno dello Stato”
I cambiamenti inattesi accelerati dalla pandemia portano ad un boom del settore tecnologico. “Abbiamo strumenti potenti che cambiano il mondo con opportunità e sfide che possono essere un’arma a doppio taglio. Il ritorno dello Stato in questo contesto – ha affermato il premio Nobel dell’economia 2001 Michael Spence – è molto importante. Ma ci vuole una classe politica in grado di gestire queste trasformazioni epocali. Un compito non facile ma per vedere la luce in fondo al tunnel bisogna unire le forze”

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Tutti i numeri del Festival dell’Economia 2021
Il Festival dell’Economia si conferma un fenomeno digitale con milioni di connessioni al sito, 1 milione e 300 mila, soltanto nell’ultimo giorno e quasi 30 mila persone che hanno assistito, quotidianamente, alle dirette streaming delle varie conferenze. Dati proporzionalmente in crescita rispetto allo scorso anno, considerato il quasi dimezzamento degli eventi, poco più di 60, a causa del Covid. Sono i numeri più salienti della 16^ edizione del Festival dell’Economia di Trento che si è conclusa oggi e che ha visto il gradito ritorno del pubblico nelle sale, oltre 3700 le persone che hanno assistito, in presenza, alle varie conferenze.