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PROVINCIA AUTONOMA TRENTO * “ CONFLICT ARCHAEOLOGY – QUEL CHE RESTA DELLA GRANDE GUERRA “ « IL DOCUFILM SARÀ ONLINE SUL PORTALE TRENTINO CULTURA, DA SABATO 10 APRILE »

“Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra”: il docufilm è online. Da sabato 10 aprile sul portale Trentino Cultura, è stato girato nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas.

Dopo gli spettacoli dedicati alla Tridentum romana, da sabato 10 aprile sarà online sul portale Trentino Cultura il docufilm “Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra“. Realizzato con la regia di Marco Gobetti nell’originale ambientazione dello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas a Trento, si ispira all’omonimo spettacolo teatrale e alla lezione recitata, scritta da Valentina Cabiale, autrice anche della sceneggiatura. È composto da tre parti: “Le scarpe”, “I corpi” e “La memoria della materia” con brani recitati da Giuliano Comin e interventi scientifici di Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento. Il docufilm è un viaggio tra le tracce “tangibili” della Grande Guerra, a partire da un paio di soprascarponi in paglia usati un secolo fa a Punta Linke, nel gruppo Ortles-Cevedale a 3.629 metri di altitudine, sul fronte più alto della Prima guerra mondiale. Nella narrazione si avvicendano i corpi, gli oggetti, i vestiti dei soldati, in un appassionante equilibrio fra conoscenza emotiva e ricostruzione storica. Il filmato è visibile nella sezione “L’archeologia va in scena” sul portale www.cultura.trentino.it/Temi/Archeologia ed è sottotitolato per consentire una più ampia fruibilità nell’ottica dell’accessibilità.

“Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra” intende essere una riflessione divulgativa sul senso ultimo della “archeologia dei conflitti”, che cerca di comprendere il rapporto tra le rimanenze di ciò che è stato e il modo in cui vogliamo – o non vogliamo – integrarle e riconoscerle nel presente. L’incontro delle arti con la disciplina dell’archeologia è anche un modo per contribuire a renderla – nel senso alto del termine – popolare, per svelarne aspetti inediti e contemporanei, insieme a funzioni ancora più complesse e affascinanti di quelle che solitamente le vengono attribuite. Qui, la sperimentazione di una nuova “tele-visione” (nel senso etimologico del termine) intende anche creare ponti – in vista di un auspicabile ritorno ai rapporti in presenza – per l’incontro fra nuovi pubblici e l’omonimo spettacolo teatrale cui, in questo caso, ci si ispira, “Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra – lezione recitata”.

L’archeologia della Grande Guerra è una disciplina relativamente nuova e innovativa nel panorama italiano. Da alcuni anni il ritiro e lo scioglimento dei ghiacciai del Trentino causati dall’emergenza climatica, hanno portato gli archeologi su quello che era il fronte più alto della Prima guerra mondiale a oltre 3000 metri di altitudine. Gli interventi, condotti con metodo archeologico da équipe multidisciplinari composte da archeologi, geologi, guide alpine, restauratori, hanno riguardato il recupero di strutture, come la teleferica riemersa dai ghiacci di Punta Linke, e di oggetti, ma anche e soprattutto di resti di soldati affiorati dal ghiaccio e rinvenuti casualmente da escursionisti alle alte quote del ghiacciaio del Presena e alle pendici occidentali del Corno di Cavento nel Gruppo dell’Adamello. Un compito non facile e delicato per restituire alla memoria collettiva tasselli di storia e di micro-storie e per rendere omaggio a chi è stato suo malgrado protagonista di questi tragici eventi.