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PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA – TRENTO * APERTURA DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2021: « LA RELAZIONE DEL PROCURATORE DOTTOR GIOVANNI ILARDA » (TESTO INTEGRALE + SLIDES)

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11:31 - 30/01/2021

Signor Presidente, signori,

 

nessuno di noi avrebbe potuto mai immaginare che l’assemblea generale di inaugurazione dell’anno giudiziario un giorno si sarebbe svolta in queste condizioni e, francamente, confesso, che sino a poco tempo fa avevo ipotizzato che verosimilmente, il tradizionale incontro annuale previsto in forma solenne dall’ordinamento giudiziario, di fronte all’immane tragedia che ha colpito l’intera umanità, quest’anno non avrebbe avuto luogo o sarebbe stato sostituito dalla pubblicazione online della relazione e degli interventi istituzionali.

 

Così non è stato, ma per essere breve ho scelto di astenermi da ogni esposizione analitica di numeri e dati e ho preferito far pubblicare online il bilancio dell’attività svolta dagli uffici requirenti del distretto.

 

Ho parlato di bilancio perché il mese di gennaio di ogni anno, per la giustizia è tempo di bilanci, di bilanci consuntivi e preventivi, sul piano nazionale e nei 26 distretti di Corte d’Appello in cui è articolata l’organizzazione giudiziaria, con un numero di sedi superiore a quello delle Regioni.

 

Si tratta di un’articolazione territoriale che ha origini antiche e che trova fondamento, storicamente, nella mancanza di adeguate infrastrutture di collegamento che nel passato la giustificavano ampiamente e che purtroppo, per la persistente e cronica mancanza di quelle infrastrutture, in alcune aree del nostro Paese la giustificano ancora oggi, anche se la rivoluzione digitale e una valutazione della geografia giudiziaria ispirata a criteri di efficienza a mio avviso ne imporrebbero anche lì una rivisitazione.

 

In ogni caso si tratta di una problematica che non investe il nostro distretto che anche sotto questo profilo si distingue dagli altri, perché si estende al territorio di due Provincie Autonome che per molti versi corrispondono, nell’assetto costituzionale e per le funzioni esercitate, alla Regioni come le conosciamo nel resto del Paese.

 

Ho parlato del giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario come tempo di bilanci e accenno, per le ragioni cui farò riferimento in seguito, soltanto al consuntivo, dicendo subito, che il saldo, come era facilmente prevedibile, è tutto negativo e testimonia come la dilagante diffusione del virus abbia inciso in maniera drammatica anche nel mondo della giustizia.

 

Le conseguenze del devastante impatto della pandemia e delle misure congiunturali di contenimento che sono state imposte sul piano generale e nello specifico settore, senza entrare nel merito delle critiche provenienti dal mondo della magistratura, dell’avvocatura e delle organizzazioni sindacali, erano per molti versi scontate e, nonostante ogni sforzo, sono state inevitabili anche per gli uffici requirenti del distretto.

 

Arrotondando i numeri mi limito a riportare soltanto alcuni dati:

 

  • presso la Procura di Trento nell’anno 2020 è pervenuto un numero di affari inferiore rispetto a quello del periodo precedente (14.000 contro 17.000), ma ne sono stati definiti 000, cioè meno che nell’anno passato e meno delle stesse sopravvenienze, con la conseguenza che le pendenze sono aumentate, fortunatamente in misura percentuale molto ridotta (7,75%), passando da 3.224 a 3.474;

 

  • la Procura di Bolzano presenta dati in controtendenza rispetto agli altri uffici, perché gli affari sopravvenuti hanno superato quelli dell’anno precedente del 3%, le definizioni sono state superiori a quelle dell’anno passato, ma ciononostante non sufficienti per far fronte alla maggiore sopravvenienza, con il risultato che anche qui sono aumentate le pendenze, anche se in misura assai

 

  • presso la Procura di Rovereto gli affari sopravvenuti sono stati meno di quelli del periodo precedente (5.500 contro 4.500) e, tuttavia, anche in questo ufficio la curva del diagramma della produttività risulta in flessione, con la conseguenza della mancata erosione dell’arretrato, anche se l’aumento delle pendenze è, comunque, insignificante;

 

  • simile la situazione in Procura Generale e negli uffici minorili requirenti di Trento e Bolzano perché in entrambi si è registrato un leggero calo delle sopravvenienze; con una flessione della produttività, però, solo per gli uffici di Trento; in ogni caso per gli uffici minorili l’impatto ha riguardato un volume di affari penali molto limitato e in definitiva può dirsi che non ha avuto alcuna ricaduta

 

Ma, prese in esame, a monte la causa del tutto e a valle le conseguenze che ne sono derivate c’è da interrogarsi sulle cause intermedie di natura organizzativa sulle quali è ricaduto l’impatto che ha, poi, determinato quelle conseguenze.

 

Un’analisi doverosa perché, con un piano vaccinale che non riesce a decollare in pieno, la luce in fondo al tunnel ottimisticamente si intravede, ma è ancora molto lontana e ciò impone la ricerca, attraverso l’individuazione della cause delle disfunzioni, di ogni possibile strumento organizzativo idoneo ad evitarle o a ridurne gli effetti.

 

Un’analisi che in Trentino è doppiamente doverosa.

 

Intanto perché in Italia attraverso il Recovery fund dovrebbero arrivare risorse addirittura superiori ai valori attualizzati del Piano Marshall e questa dovrebbe essere la volta buona per varare un pacchetto giustizia di vera modernizzazione delle procedure e dell’organizzazione basato sul digitale e sulla formazione manageriale di chi la deve gestire, muovendo dalla considerazione che la ripresa dell’economia, come riconosciuto da tutti gli studiosi, passa anche da queste radicali riforme del sistema giustizia, predicate da più parti a livello politico, ma mai programmate di fatto come vere riforme strutturali.

 

In secondo luogo perché in Trentino, grazie alla regionalizzazione dell’attività di supporto organizzativo, l’analisi dei punti deboli del sistema evidenziati dalla crisi congiunturale può consentire di individuare i problemi ai quali una risposta può essere

 

data a livello regionale; anche in questo caso, però, guardando lontano, muovendo dalla premessa che l’impegno di risorse nel settore giustizia se pianificato in funzione di risultati ben definiti di efficienza e rapidità non rappresenta una spesa improduttiva, ma un investimento per il futuro, per l’attrattività del territorio nelle valutazioni degli operatori economici nazionali e internazionali e, quindi, per il benessere complessivo dell’intera comunità locale.

 

Al fine di questa analisi, effettuata dall’osservatorio requirente, le principali ricadute di sistema della crisi pandemica sono ben chiare, senza trascurare le conseguenze psicologiche, che ci sono e sono molto pesanti per tutti, anche se non sempre e non ancora percepite nella loro reale gravità.

 

Innanzitutto vi è stata una drastica riduzione di tutte la attività di supporto amministrativo necessarie per il funzionamento della macchina, derivanti dalle turnazioni del personale imposte dalle misure di distanziamento.

 

Al riguardo riterrei di poter dire che se vi fosse stata una digitalizzazione avanzata e massiva dei processi di gestione degli affari, processuali e non, accompagnata dall’indispensabile formazione di tutti protagonisti, le conseguenze vi sarebbero state comunque, perché necessariamente collegate alle interazioni con realtà esterne al mondo giudiziario, ma sarebbero state ben diverse e, in ogni caso, non imputabili al sistema giudiziario.

 

Può fare qualcosa in proposito e per il futuro la speciale competenza regionale del Trentino? Penso proprio di si, anche se non tutto.

 

In secondo luogo vi è stata l’impossibilità, tutta trentina, per il personale di potere accedere ai registri informatizzati durante l’attività svolta in smart working.

 

Le non poche difficoltà affrontate e il continuo impegno al riguardo, sono rimasti invisibili per i più.

 

Ma grazie a quell’impegno e grazie anche alla professionalità di chi oggi rappresenta il Ministro della Giustizia in questa sede e del Direttore Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati, la problematica, anche se con ritardo, ha finalmente trovato una risposta.

 

C’è stata l’esigenza, per tutti nuova, di prevenzione e messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e su questo fronte hanno giocato un ruolo sinergico decisivo diversi ingranaggi di una macchina assemblata all’ultimo momento, ma che ha ben funzionato.

 

Non posso fare a meno di ricordare il grande impegno della dirigenza giudiziaria, lo straordinario lavoro in sede ministeriale del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, la presenza costante e gli sforzi della dirigenza regionale, la fondamentale e preziosa collaborazione dell’avvocatura, il contributo ad ogni livello dei funzionari e del personale degli uffici, in particolare della speciale struttura di staff creata allo scopo e la collaborazione, pronta e senza riserve, a Trento, come a Bolzano, dell’Amministrazione militare che ha messo a disposizione le proprie sedi per la trattazione in sicurezza di alcuni processi per i quali erano necessari ampi spazi per il doveroso distanziamento.

 

A tutti va la mia gratitudine, personale ed istituzionale.

 

C’è stato, poi, il problema delle risalenti e gravi vacanze d’organico; si stava procedendo ai primi concorsi, ma tutto si è fermato, solo e soltanto per la pandemia, senza che in proposito possano avere il minimo fondamento forme, più o meno esplicite, di malumore o richieste di reclutamento di personale senza ricorso a procedure concorsuali di selezione per esami basate sulla competenza, perché si tratterebbe di una scelta tappabuchi fatta all’insegna dell’emergenza e il rimedio sarebbe peggiore del male.

 

Detto questo, consentitemi, un flash sulla spesa di funzionamento della macchina. La Regione ha comunicato di avere speso per tutti gli uffici giudiziari:

  • 800,000,00 euro per il personale, poco più dell’anno precedente;

 

  • 000,00 euro per interventi di manutenzione ordinaria sugli immobili;

 

  • circa 500.000,00 euro per la fornitura di risorse materiali di cui 150.000,00 solo per prodotti di prevenzione del contagio;

 

  • 000,00 euro per servizi vari;

 

  • 000,00 euro per infrastrutture e servizi necessari per la sicurezza delle sedi giudiziarie;

 

  • 000,00 euro per beni e servizi nel settore dell’informatica;

 

  • 700.000,00 euro per canoni di locazione e spese connesse;

 

  • poco meno di un milione di euro per attività di pulizia e sanificazione delle sedi giudiziarie, queste ultime direttamente collegate alla

 

La spesa regionale del 2020 per il funzionamento degli uffici giudiziari ammonta, pertanto, a 22.600.000,00 euro, una cifra importante, ma che, ripeto ancora una volta, non è una spesa di consumo, ma di investimento, necessaria per garantire la pace sociale e lo sviluppo dei rapporti economici, se pensiamo alla giustizia civile, e la tranquillità sociale, se pensiamo quella penale, l’una e l’altra indispensabili per il benessere della collettività.

 

Per interventi di manutenzione straordinaria la Provincia Autonoma di Trento ha speso 285.695,00 euro, mentre la Provincia di Bolzano ha impegnato una cifra modesta, 30.000,00 euro, del tutto insufficiente rispetto al reale fabbisogno; la stessa Provincia ha, però, previsto per l’anno 2021 un impegno di spesa di circa 280.000,00 per interventi da eseguire nel Palazzo di Giustizia di Bolzano e di circa 220.000,00 euro per infrastrutture di sicurezza, da me richieste, che saranno a breve realizzate, su base convenzionale, nella sede giudiziaria centrale di Trento.

 

Quanto alle spese a carico del Ministero della Giustizia posso limitarmi esclusivamente a quelle gestite in sede distrettuale dal mio ufficio per l’intero settore requirente.

 

Tralascio le spese di funzionamento che, in dipendenza della delega delle funzioni ministeriali alla Regione, ha ormai un incidenza finanziaria del tutto trascurabile (circa 40.000,00 euro) e, per le spese processuali, cioè le spese dei processi penali anticipate dallo Stato (le quali astrattamente dovrebbero essere recuperate in larga misura nei confronti del condannato), mi limito alle spese per intercettazioni.

 

Anche quest’anno sono state quelle che hanno inciso maggiormente, per un complessivo importo di 2.800.000,00 euro che ha fatto registrare un aumento di oltre un milione rispetto alla corrispondente spesa dell’anno precedente.

 

Si tratta di una spesa notevole, considerando, peraltro, che nel corso degli anni non accenna a ridursi, ma è anzi aumentata, con un’incidenza nel periodo di riferimento del 77% sul totale complessivo delle spese di giustizia dell’area requirente del distretto.

 

Poche, troppo poche, nell’acceso confronto di opinioni in materia di intercettazioni, le riflessioni sull’argomento, sulla mancanza di parametri di valutazione preventiva dei costi, sull’incidenza di questi costi strettamente legata al limitatissimo numero e alle modalità di scelta degli operatori economici del settore che escludono i benefici derivanti dalla competitività e dalla concorrenza fra le imprese.

 

Negli anni passati ho sempre concluso il mio intervento da inguaribile ottimista con la convinzione che le criticità esposte sarebbero state superate.

 

Quest’anno confesso che mi riesce difficile, anzi impossibile, perché dopo il bilancio consuntivo che ho velocemente cercato di sintetizzare non riesco in alcun modo a elaborare un qualsiasi bilancio preventivo, perché tutto dipende dall’evoluzione della curva epidemiologica.

 

Questo rende ancora più urgente un grande piano per la giustizia.

 

Un piano di grandi riforme complessive e strutturali che guardi al futuro del Paese (un Paese che piange lacrime e sangue dum Romae consulitur), necessario oggi ancor più che in passato, ma che deve essere flessibile e tenere conto, purtroppo, anche delle possibili variabili.

 

Ma di un tale piano organico e complessivo, chiesto dall’Europa e che in un sistema democratico può essere frutto soltanto di una scelta legislativa e di governo, nel vorticoso dibattito sui temi covid che ha coinvolto tutti, dai virologi agli economisti, dai giuristi ai sindacati, dai politici ai giornalisti, al di là degli annunci non mi pare di avere sentito parlare nel concreto.

 

Posso concludere, quindi, solo con un auspicio, quello di un ritorno alla normalità, alla semplice normalità di ogni giorno, per tutti e in ogni parte del mondo, con l’augurio di potersi ritrovare qui il prossimo anno a parlare di oggi evocando soltanto il ricordo di un drammatico, terribile ed interminabile incubo del passato.

 

Grazie.

 

*

dottor Giovanni Ilarda

Procuratore Generale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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