TAR - TRENTO: FOCUS SENTENZA CHIUSURE DOMENICALI PAT
Intervista al dottor Fulvio Rocco
Presidente Tribunale amministrativo regionale Trento

Mi spiace di dover rispondere seccamente a Mauro Fezzi: pensavo che le mie pacate repliche ai suoi argomenti, branditi come clave al Convegno del settore agricoltura e all’Assemblea federale del 31 luglio, sarebbero bastate per archiviare due interventi infelici. Evidentemente non è così: sfoghi e livore, a base di fango, gettato nel segno di un’etica cooperativa che più farisaica di così non potrebbe essere, meritano un rilancio. In questo modo il Presidente della Federazione Provinciale Allevatori ha superato il segno, danneggia senza motivo la reputazione del Sait, e la sua rancorosa insistenza non favorisce certo l’intercooperazione.

1) Carne trentina. Il rapporto fra il Sait e la Federazione Allevatori Trento è stato coltivato con lungimiranza dai nostri predecessori in almeno vent’anni. La «crisi» è scoppiata per una questione di prezzo. Un paio d’anni fa il Sait, impegnato in un duro processo di ristrutturazione interna, aveva chiesto a tutti i fornitori di contenere i prezzi alle migliori condizioni di mercato, per non dover scaricare tutti i sacrifici sui lavoratori e sui consumatori. E così è stato… eccetto che per la Federazione Allevatori, il cui Presidente non ha voluto sentir ragione, considerando la fornitura Sait come una sorta di diritto acquisito, pur se fuori mercato. Si sarebbe cioè dovuto perpetuare un sovracosto che, dagli inizi degli anni duemila, è stimabile in almeno un milione di euro, segno dello sforzo profuso dal Sait per quel progetto. Un sovracosto da scaricarsi però sulle Famiglie cooperative e quindi sulla clientela. Ma nella genuina cooperazione fra consumatori l’interesse di questi ultimi viene prima di quello dei fornitori. Se Fezzi ha ritenuto, nell’interesse della Federazione che presiede, di rivolgersi altrove, la sua scelta è legittima, purché poi non ci si riempia la bocca di intercooperazione, che non significa «tu ci guadagni e io ci perdo», ma cercare vantaggi reciproci. Al Sait non è rimasto che rivolgersi ad altro fornitore, il trentinissimo Botteri, che commercializza carni allevate in stalle trentine, da allevatori trentini, i quali, nel rigoroso rispetto del disciplinare di «qualità trentina» definito dalla Provincia, allevano scottone di razze vocate al consumo da tavola, che i nostri consumatori gradiscono.

2) Prodotti locali. Il Sait valorizza i prodotti trentini garantendone la presenza nei punti vendita della propria rete e mediante numerose iniziative promozionali, ma non si può confondere il target di uno spaccio con quello di una rete di 370 fra negozi e supermarket, che deve offrire ampi assortimenti. Sono dunque i consumatori, non il Sait, a determinare il grado di assorbimento dei prodotti locali, in base alle loro preferenze. Ad ogni modo al Sait tutti i fornitori praticano le medesime condizioni, che vengono riversate in modo omogeneo su tutti i territori presidiati (Trentino, Alto Adige, Veneto e Lombardia), dove dunque i consumatori fruiscono di identiche opportunità. Ne consegue che il Sait è un filtro contro manovre speculative sui prezzi, non il contrario, specie rispetto alla provincia di Bolzano, che rappresenta per noi un mercato tutt’altro che irrilevante; il fatturato del Consorzio proviene infatti per circa 70 milioni dai negozi in Alto Adige, che sono dunque parte integrante del sistema consortile. Sui volumi complessivi i prodotti locali (compresi quelli altoatesini) incidono per il 32 per cento; ma non è né un nostro merito, né un demerito: sono le scelte della clientela, che non si può legare a interessi di parte. Colpisce, peraltro, che si parli dei nostri «cugini» altoatesini come dei nemici, piuttosto che come partner. Non è così, ad esempio, nel settore frutticolo. In generale, l’impressione è che con la Federazione Allevatori a presidenza Fezzi i rapporti siano più difficili, diversamente da quanto avviene con realtà come Cavit, Cantina di Mezzacorona, Melinda, Sant’Orsola, Concast e la stessa Latte Trento, con la quale, anche confrontandosi in modo molto franco, si è sempre lavorato bene.

3) Cariche. Su questo tema le esternazioni di Fezzi sono paradossali. È stato per due anni Presidente in contemporanea della Federazione Trentina della Cooperazione e della Federazione Allevatori, e oggi scopre che io avrei dovuto dimettermi dal Sait appena candidato, prima ancora di essere eletto nella nuova carica. Curioso. Poi, dopo essere stato per anni leader non allevatore degli Allevatori, scopre che sarebbe meglio un allevatore, e in Sait un cooperatore. Allora si provveda subito in Sait, e in Federazione fra un anno, o chissà. Curiosa anche questa presunta deontologia cooperativa a due velocità, una a presa rapida per gli altri e una a passo lento per sè. Perché invece non ci rimettiamo per tutti alla sovranità degli statuti sociali, che sono fatti apposta?

Torniamo al lavoro, presidente Fezzi, accettando i responsi elettorali con più serenità. Un voto diverso dalle proprie speranze prima o poi capita a tutti. E non è un disonore.

 

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Roberto Simoni

Presidente Sait