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INTERVISTA ALLA PRESIDENTE ELINA MASSIMO (IRASE TRENTINO ALTO ADIGE SÜDTIROL)

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LANCIO D'AGENZIA

POST TERREMOTO: CGIA, ALL’ERARIO 1.8 MLD DAL 24 AGOSTO PER ACCISE CARBURANTI

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15.32 - sabato 11 febbraio 2017

Dall’inizio di settembre  del 2016 fino al 31 gennaio di quest’anno  gli italiani hanno versato all’erario 1,8 miliardi di euro totalmente ascrivibili alle accise sui carburanti  introdotte per finanziare la ricostruzione di 5 aree colpite da altrettanti terremoti avvenuti in Italia in questi ultimi 50 anni. Lo rende noto la Cgia di Mestre. Accise, evidenziano dalla Cgia, che ancora adesso, sebbene siano state rese permanenti, paghiamo perché dovrebbero  finanziare  i lavori del dopo-sisma del Belice (avvenuto nel 1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980) dell’Abruzzo (2009) e dell’Emilia Romagna (2012).

“Ogni qual volta ci rechiamo a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il Segretario della Cgia Renato Mason  – 12 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni,   è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto  rischio sismico e per fronteggiare i primi interventi nelle zone appena colpite”.

La Cgia spiega come si è stimato l’importo di 1,8 miliardi di euro: Prendendo a modello i dati e le stime dei consumi di gasolio per autotrazione e di benzina registrati a partire dall’1 settembre 2016 fino al 31 gennaio 2017, l’Ufficio studi della Cgia ha stornato dal prezzo alla pompa la quota riconducibile alle 5 accise introdotte per la ricostruzione post-sisma e gli effetti sull’Iva incassati dal fisco. Accise, ricordiamo, che sono state applicate per finanziare la ricostruzione post terremoto del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, dell’Abruzzo e dell’Emilia Romagna.

Visto che buona parte di queste ricostruzioni sono terminate da molti anni: “almeno in linea puramente teorica – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – possiamo affermare che per i primi interventi  di messa in sicurezza e di avvio dei lavori di ricostruzione nelle aree del centro Italia colpite dal terremoto del 24 agosto scorso e dalle scosse che si sono abbattute successivamente,  in soli 5 mesi gli italiani hanno  versato nelle casse dello Stato 1,8 miliardi di euro. Pertanto, sostenere che non è facile trovare le risorse economiche per affrontare queste emergenze non corrisponde al vero. Pur sapendo che queste entrate provenienti dall’applicazione delle accise non hanno alcun vincolo di spesa e in larga parte finiscono nel capitolo delle uscite pubbliche, resta il fatto che gli italiani continuano a pagare delle imposte che sono state introdotte per fronteggiare gli effetti negativi provocati da calamità naturali che, in massima parte, sono stati risolti. Preso atto di ciò, correttezza vorrebbe che queste risorse, che continuiamo a pagare ogni qual volta ci rechiamo ad una stazione di servizio con la nostra auto, fossero utilizzate per fronteggiare le nuove emergenze come quelle che hanno colpito  il centro Italia a partire dal 24 agosto scorso e non voci di spesa che nulla hanno a  che vedere con le finalità per cui sono state introdotte”.

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