Si sono incontrati nei giorni scorsi, per la prima volta tutti assieme, i rappresentanti di PATT, UPT e #INMOVIMENTO.
All’ordine del giorno la discussione sui documenti approvati dagli organi dei tre soggetti politici che si ritrovano concordi nella volontà di dare vita ad un’area territoriale in grado di rappresentare le istanze di quei trentini che credono nella buona politica e sono stanchi della contrapposizione e dello scontro violento a suon di slogan che ha ormai ammorbato lo scenario nazionale.

Il segretario PATT Simone Marchiori, la presidente e i coordinatori UPT Annalisa Caumo, Alessio Rauzi e Walter Giacomazzi e il presidente di #INMOVIMENTO Lorenzo Rizzoli hanno concordato sulla necessità di un progetto che, per prima cosa, non sia limitato alle sole elezioni comunali di maggio 2020, ma che guardi al futuro, almeno fino alle prossime elezioni provinciali. Nessuna manovra elettorale, quindi, ma un progetto di visione di ampio respiro che vada oltre i singoli appuntamenti con le urne.

Secondo punto fermo su cui ci si è trovati concordi riguarda il perimetro di questa nuova aggregazione: porte aperte a tutti coloro che ne condividono i valori e che si riconoscono nei valori autonomisti, civici e popolari. Un progetto, quindi, in divenire, nel quale possano riconoscersi e sentirsi rappresentati non solo partiti e movimenti politici, ma anche i cittadini e le associazioni che hanno a cuore il nostro territorio, i suoi valori e, in generale, un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica.

Non è mancato, ovviamente, un passaggio relativo ai rapporti con i partiti nazionali con i quali, pur non volendo sottrarsi al confronto, appare in questo momento prematuro avanzare l’ipotesi di ragionamenti comuni: PATT, UPT e #INMOVIMENTO ritengono che, per far tornare Trento ed il Trentino ad essere un laboratorio politico originale e non omologato, si debba innanzitutto concentrarsi sull’area territoriale. In tal senso i tre movimenti ribadiscono come il progetto che si sta costruendo sia in antitesi con tutti quei partiti centralisti, nazionalisti ed antieuropeisti che ci vedono come terra di conquista. Ribadiscono inoltre che, anche nell’ipotesi di un futuro dialogo con i partiti nazionali, l’area territoriale deve essere centrale e trainante nelle scelte programmatiche e relative alle persone chiave di una possibile coalizione.