Visita ieri del governatore all’interporto di Trento: previsto un investimento di 10 milioni di euro per l’opera che fa parte dello schema di accordo quadro. Il presidente Fugatti ad Rfi: “Accordo quadro sulle opere ferroviarie strategiche per il Trentino”.

Le opere infrastrutturali ferroviarie strategiche per il territorio trentino sono oggetto di una lettera indirizzata ai vertici di Rete ferroviaria italiana (Rfi) e firmata ieri dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. “Si tratta di iniziative che vedono il forte interesse e il coinvolgimento di Piazza Dante e di Rfi e che concorreranno a disegnare il futuro della mobilità ferroviaria e dell’intermodalità del Trentino” evidenzia il governatore, che ieri ha visitato anche l’area interportuale di Trento Nord che sarà oggetto di un investimento di 10 milioni di euro tra quest’anno e il 2022.

Il confronto avuto a fine 2019 con Rfi aveva portato alla definizione dei principali progetti strategici e al Protocollo d’intesa sulla circonvallazione di Trento, che definisce impegni e tempi certi per la progettazione dell’opera. Il presidente Fugatti ha dunque ritenuto opportuno proporre la formalizzazione di un impegno reciproco tra la Provincia e la spa incentrato sulle infrastrutture strategiche per lo sviluppo del territorio trentino: oltre alla circonvallazione ferroviaria della città capoluogo, tra gli interventi figurano l’elettrificazione della ferrovia della Valsugana nel tratto Trento-Primolano, il collegamento ferroviario fino a Feltre come parte integrante del “ring” delle Dolomiti, il collegamento ferroviario Mori-Riva del Garda, la riqualificazione e la realizzazione di un polo di interscambio modale presso la stazione di Rovereto, la riattivazione della stazione di Calliano e la realizzazione di barriere antirumore e l’ampliamento e con il contestuale ammodernamento dell’interporto di Trento.

Proprio quest’ultima area, come detto, è stata oggetto della visita di ieri del governatore, accompagnato dal presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder e dal dirigente del Servizio trasporti pubblici della Provincia, Roberto Andreatta. Qui, i rappresentanti istituzionali sono stati accolti dal presidente della società Interbrennero spa, Roberto Bosetti e dall’amministratore unico, Flavio Maria Tarolli, che hanno proposto una visita all’interno dell’area che si estende su una superficie complessiva di un milione di metri quadrati.

Negli ultimi dieci anni, l’interporto è stato oggetto di 360 milioni di euro di investimenti pubblici e privati: il terminal occupa un’area di 15 ettari, conta 9 binari di lavorazione con capacità modal sift installate pari a 600mila tir all’anno. L’ambito d’azione dell’interporto riguarda – tra le altre cose – legalità, sicurezza e controllo (attraverso la collaborazione attiva con le forze dell’ordine per contrastare il traffico di stupefacenti e di clandestini), doganalità, logistica integrata per il territorio (magazzini destinati al deposito e alla lavorazione delle merci), servizi alle persone, ferrovia ed intermodalità per un totale di 16 treni al giorno (la metà dei quali si riferisce all’autostrada viaggiante Rola).

“L’attività caratteristica dell’interporto – ha osservato Fugatti – produce un importante valore aggiunto per il nostro territorio. Ritengo importante continuare a investire sull’intermodalità per rafforzare il ruolo del Trentino come cerniera tra Italia ed Europa”. In questo senso, appare strategico il progetto di potenziamento del terminal Rola, con la costruzione di un nuovo fascio di tre binari con una lunghezza di 750 metri e conforme ai nuovi standard europei: questo consentirà un aumento dei treni Rola dalle 8 unità attuali (pari a 40mila tir all’anno) alle 72 previste nel 2023, con una conseguente riduzione del traffico pesante sull’Autobrennero fino potenzialmente al 40%. Grazie a questa iniziativa, sarà inoltre possibile abbattere del 50% i tempi di lavorazione dei treni (ricevimento, carico, scarico e ripartenza), da 3 ore a meno di una, ottimizzando i tempi di recupero e del fermo macchina, e con treni da 750 metri, anziché di 550 come oggi: ogni treno potrà caricare 33-34 tir anziché 21.”Il tutto – ha concluso il presidente – consentirà di rendere economicamente sostenibile e conveniente il ‘travaso’ da gomma a ferro, che oggi vede la modalità ferroviaria più costosa, e per questa ragione vanno valutati con i colleghi dell’Euregio i confini dei divieti settoriali, perché all’autotrasporto va comunque offerta una alternativa reale e praticabile”.